L’edizione 9 e 3/4 di Rete Critica (a cura dell’Oca Critica)

Rete Critica 2020: il brindisi di arrivederci

In attesa della decima candelina del Premio Rete Critica, ripercorriamo l’edizione 9 e 3/4, avvenuta interamente in digitale per arginare le restrizioni contro la pandemia.

La redazione di L’Oca Critica ha redatto tre brevi testi, uno per ogni tavolo tematico: “Teatro e politica”, “Teatro in ascolto” e “Danza e immagine”, per una due giorni di approfondimento tematico, in cui si è stato dato spazio alla parola e alla riflessione a partire dalle esperienze degli ospiti segnalati dalla rete, e arricchiti dalla voce degli esperti chiamati a raccontare il proprio punto di vista sulla situazione attuale. 

Gli incontri, realizzati grazie al sostegno e alla collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto, sono visibili sulle pagina facebook di Rete Critica ai: link https://www.facebook.com/retecritica/videos/1005627646585251 e https://www.facebook.com/retecritica/videos/196711505400134

TAVOLO 1. Teatro e politica – Tiresia e altri hacker | Venerdì 4 dicembre 2020 16.00 

di Irene Buselli 

Ospite: Giovanni Boccia Artieri Moderatore: Roberta Ferraresi Segnalati dalla Rete: Progetto C.Re.S.Co. | Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea Giorgina Pi / Bluemotion 

Kepler 452 

Il fatto stesso che l’ospite del tavolo “teatro e politica” sia il professor Boccia Artieri, esperto di comunicazione e media digitali, sottintende già una prima considerazione: nel momento in cui i teatri vengono chiusi, la ricerca di nuovi media per continuare ad andare in scena è di per sé un atto di resistenza e, di conseguenza, un atto politico. A questo postulato si aggiunge, nel corso del tavolo, un corollario solo apparentemente meno intuitivo: la ricerca di nuovi formati può fornire uno sguardo rinnovato su quelli vecchi, e, in particolare, il digitale ha molto da insegnarci sull’analogicissimo binomio teatro-politica. 

Le lezioni che, secondo l’analisi di Boccia Artieri, il teatro può apprendere dal digitale sono riconducibili essenzialmente a due termini del gergo informatico: link e hacker

link a. Collegamento tra un calcolatore e le sue unità periferiche, o, anche, il collegamento tra due o più calcolatori. b. Negli ipertesti e nei siti web, collegamento fra una pagina e un’altra, o fra parti della stessa pagina, realizzato mediante un comando che si attiva posizionando il mouse su una porzione di testo, su un’icona o su un’immagine. (da Vocabolario Treccani

Essere collegati – o, forse ancor meglio, essere connessi, se riusciamo a non perderci nella marea di significati digitali che questo termine ci spalanca davanti – è un valore per il teatro: lo è nella rivendicazione di tutele e diritti di cui la pandemia ha fatto prepotentemente emergere la necessità, lo è nella relazione con il proprio pubblico, che mai come in questo momento ha la possibilità di esistere senza essere mediata da altri, e lo è nella condivisione di contenuti, nel momento in cui, in assenza di palcoscenici, chi li produce diventa responsabile anche della loro circolazione. 

Proprio nella cornice del primo di questi aspetti – ovvero la necessità di un “noi” a comune denominatore delle richieste di riconoscimento di diritti e sostegni per il mondo dello spettacolo dal vivo – si inserisce l’intento di C.Re.S.Co. (Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea), che ha da sempre individuato nella parcellizzazione delle diverse istanze un punto debole del sistema teatrale contemporaneo. Significativo in questo senso l’estratto del manifesto che Elena Lamberti porta all’attenzione del tavolo: 

“Siamo convinti che è solo dando vita a un percorso plurale, trasparente e coraggioso che possiamo costruire un progetto e una sensibilità che siano insieme poetici e politici, funzionali alla difesa della nostra dignità lavorativa, al recupero di un ruolo riconosciuto nel contesto sociale in cui operiamo, alla crescita complessiva del nostro settore, ma anche necessari per continuare a creare bellezza e pensiero”. (da Manifesto C.Re.S.Co

Non è solo l’idea di comunità a stare al centro del lavoro di C.Re.S.Co., ma anche l’attenzione all’eterogeneità di questa comunità: se nei primi mesi di pandemia la distribuzione cosiddetta “a pioggia” di aiuti e indennità fissati a soggetti diversi tra loro poteva rientrare in una logica emergenziale, col passare dei mesi continuare a “fare parti uguali tra disuguali” è stato e sarà sempre meno efficace, oltre che iniquo. L’intervento di Francesca D’Ippolito si concentra infatti su questo punto, evidenziando l’obiettivo di lavorare a una mappatura che indaghi in profondità anche le differenze tra i lavoratori mappati. 

hacker: Nel gergo dell’informatica, chi, servendosi delle proprie conoscenze nella tecnica di programmazione degli elaboratori elettronici, penetri abusivamente in una rete di calcolatori per utilizzare dati e informazioni in essa contenuti, per lo più allo scopo di aumentare i gradi di libertà di un sistema chiuso e insegnare ad altri come mantenerlo libero ed efficiente. (da Vocabolario Treccani

Anche solo leggendo la definizione è immediatamente chiaro quanto il concetto di “hacker” possa sconfinare facilmente dal significato tecnico. Rimanendo però un passo indietro, prima ancora di concentrarci sull’azione dell’hacker l’attenzione andrebbe posta sulla situazione di partenza: “i gradi di libertà di un sistema chiuso”. Se sulle piattaforme online i gradi di libertà del sistema sono di solito regolati da algoritmi, nella realtà essi corrispondono a tutte quelle logiche, più o meno comunemente accettate, che alterano lo stato di naturalità in modo non sempre evidente. Hackerare questi algoritmi, mettendo in luce pratiche alternative e mostrandone i limiti, ha di per sé un forte valore sia artistico che politico. 

Si può dire che il tentativo di “mettere un dito nell’algoritmo” appartenga, in modo diverso, a entrambi i lavori che la compagnia Kepler-452 ha portato in scena nell’ultimo anno: Lapsus Urbano // Il primo giorno possibile e Consegne. Nel primo, questo tentativo costituisce in realtà una pratica che il teatro e l’arte in generale hanno sempre utilizzato: partire da delle narrazioni diffuse – in questo caso,ad esempio, il cantare le canzoni dal balcone o il rimando a un passato in cui si era comunità – e problematizzarle, metterle in discussione – davvero esisteva una comunità prima? Cosa succede se il teatro sposta lo sguardo dietro l’impalcatura posticcia di queste narrazioni? 

Nel caso di Consegne, invece, l’hacking è molto più marcato e il suo impatto più potente: se i teatri restano chiusi in nome dell’apertura di tutto ciò che garantisce consumi e guadagni, l’attore si traveste da rider e lo spettacolo diventa la consegna stessa, ripresa con delle telecamere e trasmessa in streaming. La denuncia delle distorsioni e delle irrazionalità intrinseche alle norme anti-contagio è insita nel formato, al di là del contenuto dello spettacolo, rendendo il mezzo tutt’altro che un ambiente neutro. 

L’ultima opera segnalata dalla Rete – Tiresias, diretta da Giorgina Pi con Gabriele Portoghese – è apparentemente quella più distante dalle “lezioni di digitale” esposte da Boccia Artieri: il formato dello spettacolo è quello più tradizionale, e il riferimento a uno dei personaggi più classici della mitologia suggerirebbe uno scarto netto rispetto alle tematiche citate fin qui; in effetti, l’intervento di Giorgina Pi e Gabriele Portoghese si concentra su argomenti altri rispetto al loro spettacolo. Eppure, tornando per un attimo alla definizione Treccani, quali altri personaggi nella storia reale o letteraria hanno “aumentato i gradi di libertà di un sistema” quanto Tiresia, talmente al di fuori dell’apparente ordine naturale da avere un corpo che vive più sessualità, più età in una vita? Tiresia è una via d’uscita dal sistema, è il tentativo di superamento delle regole sessuali e l’assalto alle gerarchia del tempo: in questo senso, il più plateale hacker della storia. Ed è per questo che portarlo in scena significa – anche – fare politica. 

Che Tiresia e Anonymous possano dare al teatro le stesse lezioni forse è una boutade, o forse il miracolo di un’idea che resiste al di là del tempo: mettere in discussione l’ordine è un gesto politico. Farlo insieme, attraverso un ripensamento condiviso, può essere teatro. 

TAVOLO 2. Teatro in ascolto – Voci e spettralità​ | Sabato 5 dicembre 2020 18.00 

di Matteo Valentini 

Ospite​: Rodolfo Sacchettini Moderatore​: Viviana Raciti Segnalati dalla Rete​: Frosini/Timpano 

Radio India Campsirago Residenza 

Con ​Sette concerti per Capodanno​, dal 28 dicembre 2020 al 3 gennaio 2021, Radio India è tornata a trasmettere dopo cinque mesi di silenzio, accompagnando i suoi ascoltatori attraverso un passaggio d’anno carico come non mai di rituali apotropaici e di aspettative incerte. All’interno della prima puntata, programmaticamente intitolata “Lettere al futuro”, Riccardo Festa e Matteo Angius hanno regalato un intervento sul tema dello spettro e, in particolare, un breve passaggio sull’essenza dello spettro nell’​Amleto ​di Shakespeare. È l’inizio del primo atto e quattro sentinelle si trovano sugli spalti del castello di Elsinore. Dopo i primi saluti e il cambio della guardia, uno di loro, Orazio, chiede: 

What, has this thing appeared again tonight? 

Dunque, s’è fatta rivedere… quella cosa? (​William Shakespeare, ​Amleto​, Atto I – Scena I​) 

“Quella cosa” è ovviamente lo spettro del padre di Amleto che di lì a poco farà il suo ingresso in scena. O meglio, rifarà. Festa e Angius sottolineano proprio questo carattere ricorsivo dello spettro: la prima volta che noi spettatori lo vediamo, è in realtà la seconda volta che appare. Nel loro tumultuoso e piratesco intervento, Festa e Angius hanno lanciato questo appunto e sono passati oltre, ad altre prerogative di altri spettri, ma io vorrei fermarmi e iniziare da qui la riflessione sul secondo tavolo del convegno Rete Critica 2020, dedicato al teatro “in ascolto”, ossia a quelle compagnie o gruppi che durante l’ultimo anno hanno considerato l’ascolto come pratica teatrale possibile per ovviare all’assenza dal e del palcoscenico. 

“Presenza evanescente di qualcosa che non c’è più”, questa è la concisa ma efficace definizione di spettro suggerita da Festa e Angius. Una presenza che implica e rimanda a un’assenza, che è poi il principio dell’immagine e della rappresentazione in generale. Una presenza che è una traccia e, nel caso del nostro tavolo, una traccia sonora. 

Nella sua introduzione al tavolo, Rodolfo Sacchettini ha ricordato un vecchio radiodramma, ​Gli innamorati dell’impossibile (1952), ambientato a Hiroshima subito dopo lo scoppio della bomba nucleare. I due protagonisti sono le voci di una coppia di innamorati, uniche tracce rimaste dei loro corpi, oltre alle loro ombre (a seguito dell’esplosione, di alcuni corpi rimase effettivamente la traccia “impressa” sull’asfalto o sui muri della città rimasti in piedi). Queste due voci vagano disperate per Hiroshima cercando di capire cosa sia successo, di mettersi in contatto con qualcuno e di riacquistare un corpo. Nel farlo, continuano a parlarsi e, soprattutto, ad ascoltarsi: se smettessero, si perderebbero. Oltre che dall’assenza, dunque, l’immagine spettrale e la traccia sonora sono 

caratterizzate dal desiderio: entrambe ci suggeriscono un corpo impossibile da raggiungere nella sua presenza piena ed è in questa parzialità sottolineata e mai risolta una volta per tutte che trova senso il ruolo e lo spazio dello spettatore. 

Il desiderio di riempire una distanza è stato il primo tema su cui Viviana Raciti, moderatrice del tavolo, ha chiesto ai partecipanti di confrontarsi. 

Con ​Indifferita,​ la compagnia Frosini/Timpano ha cercato innanzitutto di coprire la distanza del pubblico dal teatro in quanto evento: dal 4 marzo al 9 maggio, ogni sera alle 21.00 veniva caricato su YouTube lo spettacolo di una delle cinquanta compagnie aderenti al progetto. Nonostante la loro nitidezza e qualità a volte scarsa – spesso si trattava di video “di lavoro” ad uso delle compagnie, non adatti allo streaming –, i video rientravano in un dispositivo rituale, cadenzato, quotidiano, a cui affidare una testimonianza di presenza possibile solo nello sforzo di ascoltare un territorio artistico sfaldato. 

Daria Deflorian ha spiegato che anche il desiderio animatore di Radio India, fondata con la chiusura dei teatri, consisteva non tanto nella preparazione di un singolo programma, ma nell’ascolto reciproco, nel dialogo critico all’interno della redazione e nella ricucitura di una comunità teatrale (altro tema messo sul tappeto da Raciti). In questo senso, la ri-presentazione dello spettro implica un processo di riconoscimento: una traccia è tale solo se viene riconosciuta e riportata a un significato possibile, altrimenti resta un segno lasciato nello spazio, in attesa di decrittazione. 

Nel lavoro di Campsirago Residenza, invece, la distanza non è intesa come qualcosa da coprire, ma da performare. Le “Favole al telefono” prevedevano una reciprocità tra l’attore che leggeva una favola – al telefono, appunto – e il bambino o la bambina che, una volta ascoltata, avrebbe dovuto scriverne una a sua volta e rimandarla indietro. Si assisteva alla formazione di piccole comunità circolari sempre più numerose, a cui corrispondeva l’allargamento del numero di attori deputati alla lettura, i quali venivano pagati attraverso un’offerta libera data dagli spettatori e dal denaro proveniente dal FUS: un’azione poetica che è diventata anche un’azione politica, come affermano Michele Losi e Anna Fascellini di Campsirago Residenza. 

Il terzo e ultimo tema proposto da Raciti riguarda la formazione di un archivio. Se, come abbiamo supposto, lo spettro è una traccia, dovremo seguire Jacques Derrida per collegarlo al concetto di archivio: 

La traccia […] è qualcosa che parte da un’origine, ma che subito si separa dall’origine e che resta come traccia nella misura in cui si è separata dal tracciamento […]. È lì che vi è traccia e vi è inizio di archivio. Non ogni traccia è un archivio, ma non vi è archivio senza traccia. (Jacques Derrida, ​Pensare al non vedere. Scritti sulle arti del visibile (1979-2004)​) 

Se il lavoro di Frosini/Timpano designa l’archivio come prodotto di una selezione discrezionale degli artisti all’interno dello sterminato panorama del teatro italiano contemporaneo, e se l’operazione di Campsirago lo mostra come prodotto relazionale, come accordo tra artista e spettatore – nella veste di produttore di contenuti –, è nella struttura a podcast di Radio India che viene messa effettivamente in crisi l’idea di archivio e, soprattutto, di archivio come luogo di produzione del senso. 

Come ha ricordato Sacchettini, la primavera italiana dell’audio, iniziata ormai due anni fa, è definitivamente scoppiata con l’arrivo della pandemia: questo ha significato sia una maggiore maturità autoriale e tecnica dei contenuti caricati sulle piattaforme web, sia una pervasiva diffusione di un modo di ascolto parzialmente sconosciuto fino a poco tempo fa, almeno in Italia, sia la costante formazione di archivi audio. La forma del podcast, come ha suggerito Francesca Corona del Teatro India, ha però in sé la possibilità di “tradire” il palinsesto, di disfare la rigida tassonomia dell’archivio, per costruire piani di percorrenza inediti rispetto a ogni precedente scelta redazionale, in quella che si potrebbe definire “democrazia dell’ascolto”. L’ascoltatore ha infatti il potere di attraversare il podcast a suo piacimento e di interrogare la traccia spettrale che di volta in volta ne fuoriesce, intendendo la sua ri-presentazione su un livello non tanto di riproduzione o di ripetitività, quanto di intensità o di “aumento” e apertura del senso: lo spettro, come l’attore del resto, è una presenza che non rimanda a se stessa, non coincide con i propri limiti, ma rinvia a qualcosa di assente e di infinitamente interpretabile. 

TAVOLO 3. Danza e immagine – ovvero metonimie e metafore magiche ​| Sabato 5 dicembre 2020 18.00 

di Massimo Milella 

Moderatrice​: Laura Gemini Ospite:​ Roberta Nicolai Segnalati dalla Rete​: M.A.D – Balletto Civile Paola Bianchi Teatrino Giullare 

Della parola “​magia​” si sa che i greci, sin dal IV secolo a.C. – forse per diffidenza rispetto a ciò che arrivava dall’est, come ad attestarne un vigile confinamento sociale e linguistico – la conservarono sonoramente intatta rispetto all’originale persiana. Il suono, infatti, per quei contemporanei doveva evocare dottrine zoroastriane, credenze “barbare” rispetto al totalitarismo del razionale in voga nelle cerchie aristoteliche, e in particolare quelle pratiche oscure di lettura di cieli stellati e interpretazione di sogni: di fatto, la “magia” possiede nei suoi geni la natura di traduzione in termini più razionali di linguaggi immateriali, dal divino all’umano, dall’astratto al concreto. 

Magico dunque non è ciò che resta sospeso in una realtà inesistente, anzi al contrario è uno strumento per dotare la realtà, altrimenti inconoscibile, di una possibile chiave di manifestazione, alla nostra sensibile portata. 

“Non devi fare altro che camminare dritto verso il muro fra i binari 9 e 10. Meglio se vai di corsa se sei nervoso.” (dal film ​Harry Potter e la pietra filosofale, ​Chris Columbus, 2010) 

Nel primo film della saga di Harry Potter, la scena dell’attraversamento del binario 9 e 3⁄4 è particolarmente significativa. Prima, l’inquadratura è una soggettiva che rivela agli occhi del protagonista e nostri la colonna anonima che divide la ​platform 9 dalla 10, ovvero il muro insuperabile, la realtà indiscutibile – e indiscussa, al punto da venire ignorata dai viaggiatori circostanti; poi, la macchina da presa si concentra su Harry che si fa coraggio e si lancia, correndo, verso il muro. Ora, una scelta plausibile da parte della macchina da presa sarebbe quella di mostrarci il muro in avvicinamento, fino all’impatto atteso, che sappiamo, non potrà esserci: insomma una soggettiva, ragionevole. Invece, la finezza sta nel seguire Harry quasi frontalmente (e quasi di 3⁄4​, in realtà), dando allo spettatore l’impressione di correre all’impazzata all’indietro. Il contatto con il muro è rappresentato da un cambio di luci, un buio che poi restituisce uno scenario illuminato diversamente, e ci ritroviamo tutti, all’improvviso – straniti davvero dall’attraversamento magico, e non storditi dalla finzione del cinema – dall’altra parte. 

La descrizione di questa scena è fondamentale per cogliere la ricchezza del viatico magico del terzo tavolo di RC2020, dichiarato in partenza dall’ospite, Roberta Nicolai – che è certamente direttrice artistica di Teatri di Vetro​, ma andrebbe soprattutto raccontata come sacerdotessa laica (e “pop”) di pregevoli oscillazioni artistiche, incubatrice di profonde messe in discussione dei processi creativi, poetico e immaginifico riferimento di molta arte che ha attraversato le sue iniziative, tra le quali il festival di Teatri di Vetro non è che la più recente. 

E non poteva che essere lei l’unica, nella tre giorni dedicata al Premio Rete Critica, ad accettare la sfida dell’evocazione sottintesa nel titolo di questa edizione del Premio, 9 e 3⁄4, appunto: quella del binario che interrompe – magicamente, s’intende – la progressione tra il 9 e il 10, nella stazione di King’s Cross. 

“Una frazione sghemba, perché sghemba è la realtà e sghembandola produce la possibilità di creare un altro mondo.” (Roberta Nicolai sui 3⁄4 eccedenti che numerano l’edizione del Premio RC) 

Nicolai, nell’aprire il confronto, fa detonare il riferimento a Harry Potter, evocando distintamente la corsa del protagonista contro l’impossibile ostacolo, carico di tutto il proprio bagaglio, senza esitazioni. Una corsa che scaccia il nervosismo. E la nostra, di spettatori, invece, è una corsa all’indietro, nell’ambigua veste di chi, Euridice all’incontrario, affidandosi totalmente all’attraversatore di muri, lo precede. 

Non possono quindi che essere due i termini di riferimento di questo viaggio proposto nell’arcipelago costituito dai progetti di Paola Bianchi, Teatrino Giullare e Balletto Civile: corpo e sconfinamento. Eccoli, magicamente, che compaiono: danza e immagine. 

“Si è scatenato l’uragano fuori.” (Enrico Deotti e Giulia Dall’Ongaro, mentre fuori dalla loro finestra il tempo era da cani) 

Enrico Deotti e Giulia Dall’Ongaro di Teatrino Giullare sono nel bel mezzo di una tempesta e, benché all’asciutto nel loro appartamento, la nave della loro connessione non può fare miracoli. Il dibattito innescato con loro dalla sociologa Laura Gemini è funestato da crolli improvvisi, silenzi beckettiani, attese di un rientro all’obbligo della diretta, assenza. Ciò che accade è, di fatto, un boicottaggio per cause naturali che rompe il ritmo della narrazione: il ​Diario dei giorni felici documentava, mutando i riferimenti, un fatto analogo nei primi giorni, nient’affatto lontani, in cui tutti sperimentavano il significato della parola pandemia. 

“Il corpo dell’eccezionalmente piccolo” di Teatrino Giullare, come lo ha definito Nicolai, è, nel caso di questo progetto molto elogiato da pubblico e critica, il risultato di un deragliamento, che ha costruito una trincea di feroce e autentica quotidianità tra le parole frantumate, più che estratte, dal dramma beckettiano ​Giorni felici​: stavano lavorando su quel testo, poi è scoppiato l’uragano ed è avvenuto lo sconfinamento. Il lavoro, eseguito tramite microframmenti in stop-motion, articolato con pochi oggetti drammaturgici, tratti dalla realtà domestica dei due artisti e innescato su due pupazzi, è stato poi pubblicato su Instagram, con testa leggera, disinvolta e consapevole. 

L’antropologo Levi Strauss, nei suoi rari interventi dedicati al pensiero magico, notò due principali operazioni al riguardo, nelle società a cui dedicò le sue osservazioni: una magica-metaforica e una metonimica. Per giocare con i riferimenti, quella di Teatrino Giullare sarebbe una magia-metafora. 

Per accedere alle isole di Paola Bianchi e di Balletto Civile – lontanissime tra loro benché soggette alle stesse condizioni atmosferiche – Nicolai ci offre un ponte, definendo “corpo che crea spazi” quello di Balletto Civile e “corpo testimone” quello di Bianchi: due concezioni diverse della danza, della coreografia, della ricerca. E, tornando a Levi Strauss, due magie-metonimie. 

“Era una testimonianza non solo di quello che eravamo, un villaggio distante ma vicino, ma anche del rapporto con il proprio corpo, con la propria arte (un incantesimo, un servire, un liberarsi), parlare anche al teatro.” (Michela Lucenti su ​M.A.D.​) 

M.A.D. – Museo Antropologico del Danzatore è esposizione di singoli corpi danzanti in spazi protetti, ovvero “casette”, come le hanno definite Lucenti e Camilli durante l’incontro, costruite ad hoc per la fruizione di un pubblico itinerante, curioso e distanziato. Un’esperienza che ricerca la più ampia accessibilità, quasi in un’ottica di scambio, proponendo un decentramento non della visione, dato che lo sguardo dello spettatore è sempre diretto verso la casetta, bensì della fruizione, perché, come spiega ancora Lucenti, “il pubblico poteva girare come voleva e fare tutto, tutto quello che non si poteva fare, poteva toccare la casetta, farci fotografie”: un dire che allude, forse involontariamente, forse consapevolmente, alla necessità di una nuova regolamentazione della proposta artistica, almeno da parte di questa dinamica compagnia, che in dialettica tra un “prima” e un “dopo” si concentra non tanto su quello che può fare il performer, bensì su ciò che potrà fare il pubblico. E non è un deragliamento da poco. 

Di fatto, ​M.A.D. è un atto di resistenza ma, contemporaneamente, una messa in discussione della propria essenza teatrale, che da un lato ricrea la quarta parete e dall’altro ne sente, drammaticamente, il limite. 

“[…]​ l’estrema somiglianza delle varie posture racchiude in sé un’interessante aderenza oggettiva nel passaggio tra le esperienze dei corpi, un metodo che, eludendo il “corpo del maestro” come modello da imitare, paradossalmente ne acuisce il legame aprendo le porte al “senso” del movimento stesso.​” (dal blog di Paola Bianchi, a proposito di ​Archivi di posture)​ 

Manipolare gli spazi, crearli, non è invece prioritaria esigenza nel territorio artistico di Paola Bianchi, approdata a ​ELP​ attraverso un percorso personale stratificato, onesto, che pare basarsi su un concetto al tempo stesso metodologico, formale e pratico: la sottrazione della coreografia. Il racconto che Paola Bianchi fa del proprio lavoro si intreccia ipnoticamente con l’immagine di lei, seduta su una poltroncina in una platea, a figura intera, evitando così ogni cesura forzata dall’inquadratura della conversazione virtuale. Bianchi tenta di sintetizzare l’ipertrofica costellazione di ​ELP​ a partire dallo svelamento dell’acrostico nelle parole magiche ​Ethos​ ​Logos Pathos:​ la prima incarna il modo di essere degli interpreti, la seconda riferisce della necessità di raccogliere e restituire la prima, la terza è “la parte fondamentale del lavoro scenico”. C’è in queste parole la generosa descrizione di più di un anno di lavoro, di moduli componibili e atti performativi di varia durata, poi sfociati in quello che è stato davvero il cuore di ciò che Rete Critica ha voluto premiare, ​Archivi di posture​. 

Archivi di posture​ è definito, sul blog dell’artista, come un “dispositivo digitale nato in emergenza”​: suona come un meccanismo simile a un segnale d’allarme, l’attivazione automatica di un’intelligenza artificiale a scopi di salvataggio, di assistenza, di protezione. Così l’esigenza, già ampiamente prevista in ​ELP​, di “eludere il corpo del maestro come modello da imitare”, diventa immediata: sono le posture di 150 professionisti della danza a riempire di corpo e concretezza le descrizioni verbali di Bianchi, trasmesse solo via audio e inviate una ogni tre giorni. 

Colpisce di Bianchi la piena capacità di raccontare ciò che fa, attraverso gli interventi come quello ascoltato durante RC2020, ma anche negli scritti che corredano e accompagnano i suoi lavori. Puntuali, cristallini, rispettosi di una lettura nitida e trasparente, offrono la cifra più eloquente della sua presenza/assenza, che sempre evoca la forza più singolare del suo “corpo testimone”: la restituzione della comunità a cui appartiene, attraverso un archivio di posture ma soprattutto attraverso l’accettazione della sua complessità. 

Mentre Gemini tenta generosamente di far dialogare le istanze di Balletto Civile e Paola Bianchi, in sana e robusta dialettica tra loro, si fa largo l’impressione di un tavolo davvero diverso dai due che lo hanno preceduto, forse per l’eterogenea tessitura delle tre poetiche, forse per l’inafferrabile natura dello sconfinamento dal corpo all’immagine. Forse, per l’uragano che ha avuto la meglio sugli uomini e non sui loro tentativi. 

Levi Strauss ci dice che per l’antica popolazione dei Nambikwara lo sciamano è anche chiamato “ndàre​”, ovvero “tuono”. Tuono perché incarna il rapporto tra la sua comunità e questo terribile fenomeno acustico figlio di una scarica elettrica nel cielo; perché legge il cielo, e lo racconta a chi sta sulla terra. Perché attraversa di corsa il muro di un binario che non esiste e noi, di spalle, ci fidiamo. 

E, con un cambio di luci, siamo dall’altra parte anche noi. 

Rete Critica 9 e 3/4: tutti i voti dell’edizione 2020

Il Premio Rete Critica 2020 si articola nella segnalazione/premiazione di quei progetti che abbiano saputo rappresentare e incarnare il cambiamento che stiamo vivendo, guardando verso il futuro dopo una fase così difficile per il settore culturale. Nuove e vecchie tecnologie incontrano nuovi e vecchi linguaggi: cosa ha prodotto e pensato il mondo del teatro italiano in questo 2020? Pensiamo che Rete Critica, in virtù della sua capillarità, possa dare un contributo decisivo per non cadere nella tentazione del “tutto come prima”, nel raccontare un momento epocale e nel rilanciare verso il futuro.
9 e 3/4 perché il 2020 ci ha privato di 4 mesi di teatro e perché il binario 9 e 3/4 porta in un’altra dimensione: quella dell’immaginazione.

Le fasi del premio

  • MAPPATURA: tutte le testate entro il 15 settembre indicano fino a 5 segnalazioni di progetti che abbiano rappresentato questo cambiamento (spedizione via mail a premioretecritica@gmail.com). La scelta può andare dalla telefonata allo spettacolo su zoom, dal monologo al progetto organizzativo, fino allo spettacolo vero e proprio. Non ci sono  categorie ma solo un limite numerico. 
  • FASE 1: dopo la mappatura, passano alla fase 1 tutti i progetti con almeno 2 segnalazioni. Tra questi, le testate sono chiamate a individuare i 5 lavori per loro più rappresentativi del concetto di “Cambiamento” (votazione entro il 22 settembre). 
  • FASE 2: plenaria online aperta a tutti i membri di Rete Critica per discutere i 10 progetti con più voti, per determinare il programma dei giorni a Padova.

Dal 4 al 6 dicembre 2020 a Padova, ospiti del Teatro Nazionale del Veneto, Rete Critica 9 e ¾ si riunirà in presenza per riflettere sul cambiamento. Verrà organizzato un convegno con artisti studiosi e critici e si presenteranno e discuteranno i progetti finalisti.

I promossi alla FASE 2

Radio India – 5 segnalazioni
http://www.teatrodiroma.net/doc/6852/radio-india
Diario dei giorni felici – Teatrino Giullare  – 4 segnalazioni
https://teatrinogiullare.com/diario-dei-giorni-felici/
Le Favole al telefono… al telefono!  – Campsirago Residenza – 4 segnalazioni
https://www.campsiragoresidenza.it/spettacoli/le-favole-al-telefono-al-telefono-2/
Decreto quotidiano – Michele Sinisi – 4 segnalazioni
https://www.youtube.com/watch?v=pR49qGGvhfQ
Lapsus Urbano. Il primo giorno possibile – Kepler-452 – 3 segnalazioni
https://stagioneagora.it/produzione-liberty/lapsus-urbano-il-primo-giorno-possibile/
I punti home + Home Sweet Home – Compagnia Egribiancodanza –  2 segnalazioni
https://www.egridanza.com/ipuntihome/
CORPI ELETTRICI – live version – Collettivo MINE, Gender Bender e Conservatorio di Musica elettronica G. B. Martini di Bologna – 2 segnalazioni
http://www.consbo.it/home/corpi_elettrici
MAD – Museo Antropologico del Danzatore – Balletto Civile – 2 segnalazioni
http://www.ballettocivile.org/it/scheda/museoantropologicodeldanzatorem-a-d/
C.Re.S.Co – 2 segnalazioni
https://www.progettocresco.it/
Traces of Antigone – Elli Papakonstantinou/ODC Ensemble  – 2 segnalazioni
https://elli.site/projects/traces-of-antigone/IO SONO MECENATE  – Css di Udine – 2 segnalazioni
https://www.cssudine.it/stagione-iosonomecenate
Indifferita – Frosini/Timpano  –  2 segnalazioni
https://www.youtube.com/user/fondazionetimpano
Il campione e la zanzara – Faber Teater  – 2 segnalazioni
https://faberteater.com/online/spettacoli/il-campione-e-la-zanzara/
Naturae. La vita mancata – 1° Quadro – Armando Punzo/Compagnia della Fortezza – 2 segnalazioni
Naturae. La vita mancata – 1° Qua
NOW/EVERYWHERE teatro, danza e musica possibili (adesso) – Associazione Marchigiana Attività Teatrali (Amat) – 2 segnalazioni
http://www.amatmarche.net/now-everywhere-teatro-musica-e-danza-possibili-adesso
Poesie al telefono – Menù della poesia – 2 segnalazioni
https://www.ilmenudellapoesia.com/
Progetto ELP – Paola Bianchi – 2 segnalazioni
http://paolabianchi-it.blogspot.com/p/elp.html
Santarcangelo Festival 2050 – 2 segnalazioni
https://www.santarcangelofestival.com/
Tiresias – Giorgina P. Bluemotion – 2 segnalazioni
https://www.bluemotiontheatre.com/spettacolo/tiresias/2020-07-12/


TUTTE LE VOTAZIONI PER L’EDIZIONE
RETE CRITICA 9 e 
¾

 


Altre Velocità

In ogni film apocalittico che si rispetti, l’ultimo avamposto umano a rimanere in attività è una qualche postazione radio in un luogo remoto e sperduto, che ormai trasmette a vuoto. Così – nel tempo sospeso del nostro isolamento – Radio India e in particolare Sparizioni di Muta Imago hanno svolto il ruolo di vedette sul baratro, scandagliando in varie proposte d’ascolto sia le profondità sulfuree delle coscienze che l’abissale spaesamento dello spazio cosmico. Un modo di raccontare il presente, traducendolo in segnali sonori, un modo per immaginare il futuro, o – perlomeno – di avvistarne il pallido bagliore.

Politiche dei miraggi. Su Sparizioni di Muta Imago


Dove si può ritrovare l’incanto dell’infanzia? Il bambino apprende i segreti della lingua e con le parole intreccia un rapporto curioso: ci gioca. La sua voce addita, rimanda, allude, indica ma trascende gli eventi, la realtà. Una ventina di ragazzini danno vita nella città di Parma a un’installazione sonora, curata da Beatrice Baruffini per Insolito Festival e fruibile all’aperto con una cuffia e con gli occhi bendati. Tre dialoghi, l’uno con Dio, l’altro con Madre Natura e l’ultimo con la Morte danno vita a improbabili congetture, premonizioni e ragionamenti sublimi. Come proveniente da un tempo antico e mitico una voce bambina ritorna a occupare gli spazi della città negati e a urlare: spettatore tu hai le voci nella testa.

Decreto Quotidiano di Michele Sinisi è stata una vera sit-com webserie “da tavola” ma anche la rielaborazione artigianale della sintassi da Youtuber: camera fissa di fronte al frigo aperto, si parla di didattica a distanza, di teatri vuoti e chiese piene, con la costante presenza dei figli che via via entrano nella saga divenendo personaggi principali, infine prendendosi loro cura del padre e del suo nevrotico vuoto da teatrante senza spettacoli, in un rapporto pedagogico al contrario. Fra sagacia e critica sociale, una versione del teatro “low-fi”, fruibile ma anche realizzabile da tutti, un teatro che torna alla portata di pubblici disparati e che non ha paura di cantare la nostra attualissima, minuta, ordinaria quotidiianità.

La quarantena del Signor Zut di Michele Bandini è un radiodramma a puntate di impostazione classica. Vita e pensieri di un uomo ordinario, forse un po’ ingenuo e trasognato, come Marcovaldo. Zut esce di casa, incontra uomini e donne del vicinato, con loro intercetta i fatti di una quotidianità stralunata, prima e durante il lockdown. Poi torna a casa e legge, così i suoi romanzi diventano anche raffinati consigli di lettura per noi che ascoltiamo, e ascoltando ci sentiamo un po’ meno “distanziati”.

Ideato dalla giovane compagnia veneziana Malmadur, 50 minuti di ritardo è uno spettacolo in anticipo sui tempi, capace di esprimere un teatro sinceramente ludico, digitale, dinamico, che fa della noia una cifra stilistica e della “scomodità” una conseguenza e non un prerequisito. Due aerei in ritardo, prima una coppia di immigrati clandestini scoperti ed arrestati poco prima che il volo parta nell’indifferenza dei presenti, nell’altro aereo un ragazzo che sta per essere deportato, difeso a sorpresa da una giovane attivista per i diritti civili. Lo spazio dilatato si esprime in sala con un cronometro che segna i 50 minuti alla fine dello spettacolo, resta in scena solo lo schermo sul quale pullulano i pensieri degli spettatori in forma di chat. Lo spettacolo è finito eppure è appena iniziato.
https://www.altrevelocita.it/impertinente-consapevolezza-50-minuti-di-ritardo-malmadur/

Arabeschi

PENTESILEA composizione vocale di Chiara Guidi (Socìetas)
THE SKY OVER KIBERA di Marco Martinelli (Teatro delle Albe)
NATURAE, progetto di Armando Punzo (Compagnia della Fortezza)
RADIO INDIA, progetto concepito dalle compagnie residenti al Teatro India in collaborazione con Daria Deflorian.
FESTIVAL VETTORE UTOPIA da un’idea di Carlo Genova | una produzione: Città Sommerse Teatro

Artribune

DREAMSUQ, progetto del festival di Santarcangelo, pagina Fb
TBQ Voices, rivista online del Teatro Biblioteca quarticciolo
Radio India
CORPI ELETTRICI – live version, progetto di Collettivo MINE, Gender Bender e COnservatorio di Musica elettronica G. B. Martini di Bologna.
La piattaforma Lavorator_ della danza


Ateatro

Lapsus Urbano di Kepler_452, un tentativo intelligente e sintomatico di riflettere su quello che ci è capitato dureante le settimane del lockdown.

Il Progetto Godot di Urbino Teatro Urbano & Isia, il protocollo per gestire i flussi e il distanziamento sociale con ironia e poesia.

Cenere studio sulla Terra desolata di Quasi Anonima Produzioni, scritto durante il lockdown è stato presentato con una campagna di video realizzati dalla regista e autrice
http://quasianonima.it/gli-spettacoli/cenere/

Enciclopedia delle emozioni, il laboratorio condotto da Davide Iodice a Cagliari, con una modalità produttiva adattata alla situazione del Covid-19, organizzato per tappe progressive, da un gruppo allargato a un gruppo progressivamente più ristretto, fino a produzione finale di Sardegna Teatro
https://www.sardegnateatro.it/content/em-body-enciclopedia-delle-emozioni-laboratorio-con-davide-iodice

Il mega libretto di più di 500 pagine della Biennale Teatro in cui gli artisti raccontano come è andata e cosa si aspettano è una iniziativa meritevole. Un po’ meno che sia in formato digitale e che non sia stata coinvolta una vera casa editrice.

Bon Vivre

Faber Teater, Chivasso
Il campione e la zanzara, spettacolo in bicicletta. Per aver fatto pedalare il teatro nello spazio, tra i raggi di un racconto epico, nella scia del tempo, con guide in maschera che sfrecciano e fanno sfrecciare gli spettatori rotolando nelle città di nuovo vive

Festival L’ultima luna d’estate, Teatro Invito, Lecco/Brianza
Per aver saputo tenere uniti 14 enti locali intorno a un progetto culturale nato 23 anni fa con il teatro nella natura in un anno assai complicato per le amministrazioni, offrendo uno spazio di condivisione e di relazione intorno all’arte e alle idee.

Teatrino Giullare. Diario dei Giorni felici
Ironia ed emozioni surreali contro la banalità 

Mirko Artuso – Teatro del Pane. Festival Stramare e Il Canminante
In un momento duro da un teatro privato e centro di produzione completamente autonomo è arrivato un festival di reazione che ha portato un teatro basato sulla convivialità e sull’incrocio tra teatro ed esperienze del mangiare in un borgo immerso nella natura consentendo di mantenere le distanze, ma di far ripartire una relazione di comunità. Il direttore artistico Mirko Artuso è stato anche protagonista di un percorso creativo denominato Il Canminante fatto di relazione con territorio: nel percorrere strade e argini e nell’incontrare amici, comunità, artisti complici ha costruito un percorso di recupero della socialità che il teatro incarna

Marco Paolini – Jolefilm – Filò
Marco Paolini ha scelto di mettere a disposizione la propria visibilità e un pezzo dei percorsi produttivi che erano rimasti interrotti con delle comunità teatrali e dei territori che si sono trovati in difficoltà nella ripartenza. Il suo Filò è stata un’occasione per ripartire.

Cultural Life
Voce in chat di Dario De Luca, ovvero una storia scritta e ambientata proprio durante il periodo del lockdown, e che viene “messa in scena” sotto forma di messaggi whatsapp, che arrivano allo “spettatore” nello spazio di una settimana, in diversi momenti della giornata, come messaggi di testo, vocali, foto, video. Un’idea che sa sfruttare le nuove tecnologie non solo come mezzo di diffusione del progetto, dello “spettacolo”, ma come strumenti che interagiscono con la storia, rappresentano lo strumento di racconto della storia stessa ed elemento di critica nello stesso tempo. E soprattutto creano una nuova interazione con lo spettatore, lo sorprendono in momenti diversi della giornata, creano una continuità di racconto e una curiosità nel “fruitore”, che si trova nella stessa posizione della donna destinataria dei messaggi. Un progetto particolare e fortemente innovativo.


Culture Teatrali

Theatre on a line di Cuocolo/Bosetti – Iraa Theatre
Lapsus Urbano di Kepler-452
Polis 2020 Quale teatro per il domani (festival, convegno e libro), direzione e cura di ErosAntEros
La Discoteca – Danze clandestine di Cristina Kristal Rizzo
CALL MY NAME – The Whatsapp Dance project di Fabrizio Favale/Le Supplici


Eolo.it

#LILYEADAM WEB SERIE per bambini scritta da Angela Demattè per YAK TEATRO di Varese
Radio Città Bambina a Bisceglie https://www.iltempodeipiccoli.it

Exibart

Poesie al telefono – menù della poesia
IndifferitaFrosini Timpano
lapsus urbanoKepler452
Dance INSIDEGiuseppe Distefano
THE MOMENTARY NOW SCHOOL OF PERFORMANCEZONA K

Il Manifesto.it

Futuro FantasticoMotus/Santarcangelo Festival 2050 (progetto)
Naturae. La vita mancata – 1° Quadro – Armando Punzo/Compagnia della Fortezza (spettacolo)
Favole al telefono di Gianni Rodari – Campsirago Residenza (racconti telefonici per bambini durante il lockdown)


Fattiditeatro


Balletto Civile
, MAD – Museo Antropologico del Danzatore
https://fattiditeatro.it/mad-il-museo-di-balletto-civile-a-scansano-per-teatro-nel-bicchiere/
Campsirago Residenza, Le favole al telefono… al telefono + Esperidi on the moon
http://www.liminateatri.it/?p=2909
Compagnia Egribiancodanza, I punti home + Home Sweet Home
https://youtu.be/9qVkbP0CwBo
Elli Papakonstantinou/ODC Ensemble, Traces of Antigone
Gabriele Vacis, RiAprire i teatri

Gagarin Magazine

Michele SinisiDecreto quotidiano (http://www.paneacquaculture.net/2020/04/23/in-streaming-davanti-al-frigo-per-decreto-intervista-dalla-quarantena-a-michele-sinisi/)
Campsirago ResidenzaFavole al telefono (https://www.campsiragoresidenza.it/notizie/il-progetto-le-favole-al-telefono-al-telefono-si-estende-allestero-e-alle-scuole/)
Teatro dell’OrsaFiabe senza Corona (audiofiabe create ad hoc per questo progetto e diffuse gratuitamente a cadenza quotidiana, anche coinvolgendo altri narratori da tutta Italia – https://soundcloud.com/casadellestorie)


Incertezza Creativa

Rassegna NOW/EVERYWHERE teatro, danza e musica possibili (adesso), Associazione Marchigiana Attività Teatrali (Amat).
Rassegna teatrale che ha sondato efficacemente le possibilità organizzative e teatrali dell’online durante il lockdown. Progetto che ha avuto il merito di coinvolgere un pubblico vario e disposto a migliorare il suo rapporto con le tecnologie pur di partecipare agli spettacoli. Un’occasione importante per comprendere le dimensioni della liveness.

Progetto ELP di Paola Bianchi
Progetto complesso che segna rappresenta un nuovo punto di arrivo (o di partenza) nella ricerca coreografica e drammaturgica di Paola Bianchi. Progetto che si è arricchito durante il lockdown del sotto-progetto ELP | ARCHIVI DI POSTURE realizzato a distanza. 

Diario dei giorni felici, Teatrino Giullare su Instagram.
Uno dei lavori più interessanti che all’inizio della pandemia ha portato una compagnia teatrale a tradurre la propria sensibilità estetica e visuale su Instagram, sperimentandone efficacemente le affordance.

Santarcangelo Festival 2050 – Futuro Fantastico.
L’edizione riveduta e corretta (necessariamente ridimensionata) del Festival che avrebbe dovuto celebrare i 50 anni si prolungherà al 2021, passando per la programmazione di dicembre, rivelandosi un’occasione di incontro, visioni e spettacoli di qualità, vero antidoto alla crisi che stiamo vivendo. 

Tiresias di Giorgina P. Bluemotion
Perfetta combinazione del lavoro di Giorgina sul testo di Kate Tempest e la bravura di Gabriele Portoghese.


Krapp’s Last Post

Favole al telefono Campsirago Residenza
Corpi ElettriciCollettivo M_I_N_E in collaborazione con il Conservatorio di Musica Elettronica G.B Martini di Bologna e il Festival Gender Bender
Decameron storie antidoti per una buona notte di Elisabetta Carosio
Lo spettacolo più bello del mondo – Teatro Stabile del Veneto – progetto a cura di Susanne Franco – video-performance Jacopo Jenna e Marco D’Agostin.


L’Oca Critica

Prima di indicare le due segnalazioni a cui abbiamo pensato, troviamo necessario specificare di non essere riusciti a presenziare ai “grandi” festival e alle “grandi” rassegne che quest’estate hanno affrontato le norme anti-Covid, anche in modo potenzialmente innovativo (Sant’Arcangelo, Centrali Fies, Cross Project…). Nella nostra selezione, comunque, abbiamo cercato di concentrarci non tanto sulle innovazioni di linguaggio o di mezzo a cui la pandemia ha costretto alcuni artisti e organizzatori, facilmente replicabili in altri contesti, quanto sul legame strutturale e specifico tra le condizioni imposte dall’emergenza e le manifestazioni segnalate.

Persone di Daria Deflorian, podcast all’interno di Radio India che, in nove puntate, restituisce nove conversazioni tra l’attrice altoatesina e, parafrasando il sottotitolo, persone di sua conoscenza che vorrebbe conoscere meglio, tutte appartenenti al mondo del teatro e della danza. Al di là degli interessantissimi spunti di carattere teatrale, letterario e filosofico, che a ben vedere potrebbero emergere da una qualsiasi intervista ben condotta, è la domesticità di queste conversazioni ad averci colpito maggiormente, i loro tempi lunghi, le loro divagazioni, possibili solo in un contesto in cui parlare ore e ore al telefono o in salotto non rappresenta un problema: non il contesto frenetico della “normale” vita lavorativa, ma quello che per i lavoratori dello spettacolo, come sappiamo, è stato fin troppo statico.

Hortus Conclusus, rassegna teatrale e culturale nata a Novi Ligure, in Piemonte, sei anni fa. Fino a quest’anno, Hortus Conclusus aveva sempre tenuto le sue manifestazioni nei cortili delle case di alcuni cittadini di Novi: il festival era infatti nato per volontà di una parte della cittadinanza, che alternava il ruolo di spettatore e quello di volontario (tecnico luci, fonico, trasportatore). La pandemia ha costretto l’organizzazione, che fa capo all’attore e regista Andrea Lanza, a spostare il festival all’interno di un unico e più ampio spazio, quello di Corte Solferino. Di questo processo ci interessa lo sviluppo di una spettatorialità diversa da quella delle passate edizioni del festival: rispetto ai cortili, il pubblico ha la possibilità di arrivare prima, di restare più a lungo, di scambiarsi aspettative e idee in uno spazio sicuro, all’aperto e, per molti, sconosciuto, possibilità che, in clima di emergenza, è generalmente diventata molto rara.

PAC

Match – confronto spettacolo tra attori, generazioni e poetiche | Teatro degli Scarti 
per aver realizzato un’iniziativa pubblica omaggiando un intellettuale brillante come Alberto Arbasino interpretando il suo spirito provocatorio e acuto con incontri/scontri vivaci e finalmente dal vivo, smuovendo questioni cardine del teatro in modo dinamico e mettendo in confronto dialettico posizioni contrapposteù

Egri/Bianco | #Homesweethome
per aver saputo esplorare spazi, arredi e costrizioni di una casa facendo del corpo danzante  uno strumento di indagine non solo dei luoghi domestici ma di se stesso

Tiresias | Giorgina P
Attingendo al linguaggio raffinato ma graffiante, letterario ma pop, di Kate Tempest (il poema Hold Your Own, Resta te stessa), Giorgina Pi affida ad un eclettico Gabriele Portoghese un monologo in musica dove mito e attualità confluiscono per dare voce alle angosce più ambigue, fragili e comuni degli esseri umani: rabbia giovanile, ricerca identitaria e sessuale, ribellione e paura accompagnano il rapper/indovino verso quella cecità profetica che è la più alta delle sapienze e, al contempo, si consegnano al pubblico come temi chiave di un lavoro attraversato da una forte originalità espressiva.

Teatrino Giullare | Diario dei Giorni felici
per aver creato brevissimi e surreali frame ispirati a Beckett, con attori artificiali, che hanno saputo trovare una via poetica nell’abusato mezzo video, una strada discreta e squisitamente artistica per dare un senso ai giorni di blocco da molti subiti e da pochi sfruttati per riempirli con la fantasia e con cura amorevole e ironica, cifre tipiche della compagnia

Faber Teater | Il campione e la zanzara
per aver inventato un modo che fa viaggiare insieme spettatori e attori, attori/guide del tempo in maschera e colori che portano il suono di una storia dal sapore agonistico e leggendario, pedalando per le città, in volata verso un teatro nuovo.

Il Pickwick

Le indicazioni de Il Pickwick quest’anno appartengono a un’unica traccia, allo stesso capitolo. In un tempo nel quale il teatro – inteso nella sua pratica di prossimità – è stato interrotto, ci sembra che a meritare un’indicazione debba essere ciò che re-interpreta il ritorno corporeo alla scena e alla compresenza a partire dai fondamenti concreti e irrinunciabili del mestiere. Per cui indichiamo il progetto “Cantiere Ibsen” de Il Mulino di Amleto, per aver – nel 2019 e poi nel 2020 – riunito, a proprie spese, attorno alle opere di un autore (Ibsen) decine di colleghi (registi/e, drammaturghi/e, attori e attrici, danzatori e danzatrici) per sudare, studiare, improvvisare e lavorare assieme, senza la previsione del confezionamento produttivo di uno spettacolo ma ribadendo, invece, il valore irrinunciabile del tempo “sprecato” nella ricerca fatta in sala. Indichiamo poi Lo “Stato dell’Arte”, progetto di C.Re.S.Co. che – facendo sedere attorno al tavolo ogni volta quattro artisti differenti, per ognuna delle quattro tappe annualmente previste, così inducendoli a discorrere delle proprie e delle altrui poetiche – ci ricorda quando sia fondamentale il confronto tra gli artisti, questo “incontrarci”, per dirla con Morganti, “per dirsi cos’è per noi il teatro”. Indichiamo il Mercurio Festival di Palermo, organizzato dall’associazione Babel e diretto da Giuseppe Provinzano, che si tiene allo Spazio Franco (Cantieri Culturali della Zisa) di Palermo. Perché – invitando gli artisti dell’edizione precedente a indicare i colleghi che dovranno far parte dell’edizione che si tiene l’anno successivo – genera la pratica del riconoscimento reciproco, in un settore nel quale invece tutto spinge alla concorrenza spietata, alla mera salvezza di se stessi. Infine indichiamo il Piano Be elaborato dal Teatro Bellini di Napoli per i mesi di ottobre, novembre e dicembre. Perché contrariamente a quel che sta avvenendo in quasi tutti i teatri finanziati-FUS d’Italia (proposte di monologhi e nomi famosi, rassegne rabberciate o stagioni presentate come se nulla fosse accaduto) il Bellini si è messo in ascolto di questo tempo, davvero: ha modificato radicalmente i suoi spazi di scena, ridefinito la programmazione rischiando ulteriormente sul piano artistico, ha ideato progetti nuovi creativi (che accadranno dalla mattina alla notte inoltrata), ha modificato orari e modalità dell’andare in scena (riplasmando così le abitudini dei propri spettatori) e – affidando la gestione della sala Piccolo Bellini (130 posti) ad altri due teatri campani (Nuovo Teatro Sanità e Teatro Civico 14 di Caserta) – ha risposto in concreto al dramma che sarà vissuto dagli spazi off della teatralità italiana, costretti in gran parte al silenzio o a una ripresa d’attività ridotta. Insomma: il Bellini (un TRIC) ha dimostrato che un altro modo di organizzare teatro, anche in spazi così grandi e complessi , è possibile. Volendo. 

Quante Scene!

IO SONO MECENATE
https://www.cssudine.it/stagione-iosonomecenate
Nel momento più restrittivo della pandemia, il lockdown di marzo-aprile, a teatri chiusi, il Css – Teatro Stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, dà avvio a un’iniziativa con la quale invita i suoi spettatori a farsi Mecenati. A sostenere cioè personalmente gli artisti dello spettacolo dal vivo. A fronte delle performance online di #iorestoacasa (su piattaforma FB), i bonifici di erogazione liberale emessi dagli spettatori vengono interamente devoluti agli artisti, mentre lo spettatore può scaricarli dalle tasse con lo strumento fiscale dell’Art Bonus.

#CHENESARADINOI
https://www.gofundme.com/f/sostieni-il-progetto-quotchenesaradinoiquot

Giovani attori, appena usciti dalla scuola di formazione (la Nico Pepe di Udine) e in stallo nei mesi del lockdown, inventano un progetto di agili videoconversazioni in rete, intitolato #CheNeSaràDiNoi. Riuniti nella compagnia Artifragili convocano su Zoom (per condividere su Fb) i loro artisti di riferimento. Gli incontri permettono di approfondire dinamiche artistiche e soprattutto anche economiche, di chi lavora (ma in quel momento non può lavorare) nel settore dello spettacolo dal vivo. Hanno aderito al progetto, tra gli altri: Lino Guanciale, Marco Sgrosso, Elena Bucci, Michela Lucenti, Leonardo Lidi, Marco Lorenzi, Emma Dante, Agrupaciòn Senor Serrano, Licia Lanera, Rezza/Mastrella, Abbondanza/Bertoni, Nicola Borghesi, Tatiana Olear, …e altri ancora.

BLOSSOM – FIORITURE
http://www.cssudine.it/stagione-contatto

Css – Teatro Stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia ristruttura completamente la propria stagione teatrale ideando eventi covid-time-specific strutturati a partire dalle più severe limitazioni anti-epidemia. Spettacoli che utilizzano creativamente i limiti del distanziamento, della sanificazione, del divieto di assembramento, e si svolgono all’aperto (come l’esplorazione dell’evoluzione delle nuvole – Cloudscape), coinvolgono singoli spettatori grazie a audioprotesi (come Lapsus urbano di Kepler-452), rigenerano performance (come La solitudine dei campi di cotone di Mario Martone, radiofonia reinventata dentro un percorso labirinto per i due spettatori-protagonisti)

MUSEO ANTROPOLOGICO DEL DANZATORE
http://www.ballettocivile.org/it/scheda/museoantropologicodeldanzatorem-a-d/

In tema di mancanza di respiro, sindrome ipocondriaca da contagio, effetti del distanziamento, ossessione di pareti di plexiglas e schermi di plastica, vapori e sudori, tutti inerenti alla dinamica chiuso/aperto, segnalo anche il progetto-performance M.A.D. – Museo Antropologico del danzatore di Michela Lucenti e Balletto civile, presente in questi giorni in piccoli e grandi festival della penisola dallo spezzino Fisiko! a Rovereto e Milano.

Il Tamburo di Kattrin

PanUBU (Associazione UbuperFQ)
Radio India (Oceano Indiano – Teatro di Roma)
Indifferita (Compagnia Frosini Timpano)

Recensito

Teatro delle Ariette
Teatro Cajka – Cagliari
Cuocolo/Bosetti
Michele Sinisi
Fabrizio Biselli – Teatro di Sacco

Scatola Emozionale

Universerie –  la prima serie teatrale sperimentale in diretta su zoom della compagnia Amor Vacui di Padova, che ha trovato un nuovo modo di andare in scena durante il lockdown.

Diary of a move di Masako Matsushita che ha creato una sorta di archivio, un patrimonio di movimenti, gesti, coreografie tracciate da cittadini, artisticamente e socialmente connessi durante il lockdown

Esercizi di libertà di Teatro Nucleo forma di laboratorio teatro-carcere all’interno della Casa Circondariale G. Satta di Ferrara durante l’emergenza Covid-19 ha continuato a vivere attraverso il lavoro di Horacio Czertok e Marco Luciano portando avanti riflessioni e condivisioni con i detenuti-attori in forma di corrispondenza, con uno scambio di lettere affidate alle educatrici e agli educatori, proseguendo così la pratica del teatro attiva dal 2018.

Oltrepassare Oltrepassare// Azioni fuori posto di Silvia Dezulian, Filippo Porro, Martina Dal Brollo, Gabriel Garcia.  Un progetto di studio per ritornare all’arte del teatro attraverso la natura rispondendo  alle esigenze storiche che stiamo vivendo: porta a rallentare, a godere dei passi immersi nel verde, a rivalutare i luoghi che abitiamo con occhi e sguardi diversi.

Metamorfosi di forme mutate – Teatro del Lemming. Spettacolo che ha cambiato durante il periodo della quarantena il suo processo artistico e la modalitá di vivere il rapporto col pubblico. Ha dimostrato di essersi saputo reinventare e trovare una chiave altrettanto importante di relazione nonostante la distanza fisica.

Scene Contemporanee

CinquiNa
“Protagonista del gioco è il numero 5. Per ogni giocata venti artisti, ignari delle reciproche identità, vengono divisi dal caso in 5 gruppi, ciascuno composto da un autore/autrice, un attore/attrice, un/una musicista, uno scenografo/scenografa. Quinto componente è un elemento imprevisto, un mood da dare a tutti i livelli della composizione e affidato ai gruppi sempre con un sorteggio. Dopo la consegna, prevista entro il quinto giorno dalla formazione dei gruppi, le creazioni vengono pubblicate sui principali store musicali e condivise tramite social.”
Un progetto totalmente nuovo e in ascolto dei tempi, al di là dell’emergenza sanitaria. Tommy Grieco, Ilena Ambrosio, Chiarastella Sorrentino, Rosita Vallefuoco, Napoleone Zavatto non si sono persi d’animo e hanno messo in relazione artisti e competenze che non si sarebbero mai incontrate. Una sorta di Tinder della creazione artistica, dove il caso è solo la molla che innesca incontri virtuali fra attori, scenografi, drammaturghi che condividono la passione fervente per il teatro. Un progetto ambizioso, ma non pretenzioso, che ha dato vita sulle piattaforme musicali di streaming on demand a una ricca offerta di corti drammaturgici sonori, incredibilmente belli.

Contagi DiVersi – Pronto, chi parla? Risponde una Poesia per farci Compagnia dell’associazione Il Menù della Poesia
Un progetto esemplificativo di questo tempo, con cui l’associazione Il Menù della Poesia ha ricercato comunque un confronto, senza timore; costruendo una relazione diretta, viva, con il pubblico, ricordandoci di cosa è fatto il teatro.
Poesie al telefono che hanno nutrito l’anima a metà marzo in occasione della Settimana della Poesia, il cui ricavato è stato devoluto in beneficenza per l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo; la raccolta fondi, terminata lo scorso 13 aprile, ha raccolto oltre 10.500 euro e fatto recitare al telefono oltre 1.200 poesie. 

Il #decretoquotidiano di Michele Sinisi
Il teatro fatto in casa da Michele Sinisi e famiglia, prodotto da Sia srl, non è una semplice webserie. È un mettersi in ascolto con ironia e disincanto del presente più immediato e casalingo, più universale e quotidiano. Il teatro fa i conti, come ai tempi di Eduardo, con i rapporti famigliari e la vita, i paradossi, le domande che un artista dovrebbe porsi ogni giorno. È lo spettacolo, lo stupore, della semplicità in un momento complesso.

Stratagemmi

Teatrino Giullare, Diario dei giorni felici
Now / Everywhere di AMAT
Paola Bianchi progetto ELP
Radio India
Traces of Antigone di Elli Papakonstantinou

Teatro & Critica

Radio India: per la prontezza con cui il gruppo di Oceano Indiano, Francesca Corona e Daria Deflorian hanno saputo immaginare un’alternativa al silenzio cercando di rimodulare i linguaggi radiofonici attraverso una sensibilità teatrale e performativa.

Io sono mecenate del Css di Udine: per l’alto valore etico di una progettualità a distanza ma che da subito ha voluto porre l’attenzione sulla questione della sostenibilità economica degli artisti.

CRe.S.Co: per il lavoro di intermediazione con il governo e le istituzioni, per il lavoro di informazione sullo stato di questa relazione. Una segnalazione che simbolicamente vuole evidenziare gli sforzi di tutte e tutti coloro che si sono battuti per la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo.

Residenze digitali (Kilowatt/Capotrave, Armunia, Associazione Marchigiana Attività Teatrali AMAT e la Cooperativa Anghiari Dance Hub) per il tentativo di cercare nuovi linguaggi digitali da promuovere attraverso il meccanismo del bando dedicato agli artisti delle performing arts.


Theatron 2.0

Il campo innocente
Parole sul corpo + Guarda fuori Crib 
L’ultimo nastro di Krapp #HOMEDITION
Beyond Borders Instabili Vaganti
Litura Alessandro Paschitto