Rete Critica 9 e 3/4: i voti della fase 2

Ecco i voti raccolti nella fase 2:

Altre Velocità: Radio India, Il diario dei giorni felici Teatrino Giullare, Tiresias Giorgina Pi, Favole al telefono Campsirago Residenza, Decreto quotidiano Michele Sinisi

Arabeschi: Radio India, Indifferita Frosini/Timpano, Naturae La vita mancata Punzo, Favole al telefono Campsirago Residenza, Corpi elettrici MINE

Artribune: Radio India, ELP Paola Bianchi, Naturae La vita mancata Punzo, Traces of Antigone Elli Papakonstantinou/ODC Ensemble, Corpi elettrici MINE

ateatro: Indifferita Frosini/Timpano, Tiresias Giorgina Pi, Favole al telefono Campsirago Residenza, Lapsus urbano Kepler 452, Poesie al telefono Menù della poesia

Bon vivre: Il diario dei giorni felici Teatrino Giullare, Naturae La vita mancata Punzo, Favole al telefono Campsirago Residenza, Il campione e la zanzara Faber Teater, MAD Balletto Civile

Culture teatrali: Radio India, Now/Everywhere Amat, ELP Paola Bianchi, Il diario dei giorni felici Teatrino Giullare, Lapsus urbano Kepler 452

Eolo ragazzi: Tiresias Giorgina Pi, Favole al telefono Campsirago Residenza, Lapsus urbano Kepler 452, Cresco, Traces of Antigone Elli Papakonstantinou/ODC Ensemble

Exibart: Indifferita Frosini/Timpano, Lapsus urbano Kepler 452, Poesie al telefono Menù della poesia

Fattiditeatro: Favole al telefono Campsirago Residenza, MAD Balletto Civile, #homesweethome Egri/Bianco, Traces of Antigone Elli Papakonstantinou/ODC Ensemble, Corpi elettrici MINE

Gagarin magazine: ELP Paola Bianchi, Favole al telefono Campsirago Residenza, Decreto quotidiano Michele Sinisi, Cresco, Poesie al telefono Menù della poesia

Il Manifesto: Santarcangelo Festival, Naturae La vita mancata Punzo, Favole al telefono Campsirago Residenza,

Krapp’s Last Post: Radio India, Favole al telefono Campsirago Residenza, Cresco, MAD Balletto Civile, Corpi elettrici MINE

L’incertezza creativa: Now/Everywhere Amat, ELP Paola Bianchi, Il diario dei giorni felici Teatrino Giullare, Santarcangelo Festival, Tiresias Giorgina Pi

L’oca critica: Radio India, Indifferita Frosini/Timpano, Cresco

PAC PaneAcquaCulture: Il diario dei giorni felici Teatrino Giullare, Tiresias Giorgina Pi, Il campione e la zanzara Faber Teater, MAD Balletto Civile, #Homesweethome Egri/Bianco

Quante scene!: Il diario dei giorni felici Teatrino Giullare, Lapsus urbano Kepler 452, Io sono mecenate CSS Udine, MAD Balletto Civile

recensito.net: Tiresias Giorgina Pi, Favole al telefono Campsirago Residenza, Decreto quotidiano Michele Sinisi, Io sono mecenate CSS Udine, MAD Balletto Civile

Scatola emozionale: Radio India, Favole al telefono Campsirago Residenza, Lapsus urbano Kepler 452, MAD Balletto Civile, Poesie al telefono Menù della poesia

Scene contemporanee: Decreto quotidiano Michele Sinisi, MAD Balletto Civile, Poesie al telefono Menù della poesia

Stratagemmi: Radio India, Now/Everywhere Amat, ELP Paola Bianchi, Il diario dei giorni felici Teatrino Giullare, MAD Balletto Civile

Teatro e Critica: Radio India, Indifferita Frosini/Timpano, Decreto quotidiano Michele Sinisi, Io sono mecenate CSS Udine, Cresco

Theatron: Radio India, ELP Paola Bianchi, Favole al telefono Campsirago Residenza, Cresco, MAD Balletto Civile

Tamburo di Kattrin: Radio India, Indifferita Frosini/Timpano, Now/Everywhere Amat, Io sono mecenate CSS Udine

  • TOTALONE:
    Favole al telefono Campsirago Residenza 12
    Radio India 11
    MAD Balletto Civile 10
    Il diario dei giorni felici Teatrino Giullare 7
    Indifferita Frosini/Timpano 6
    ELP Paola Bianchi 6
    Tiresias Giorgina Pi 6
    Lapsus urbano Kepler 452 – 6
    Cresco 6
    Decreto quotidiano Michele Sinisi 5
    Corpi elettrici Mine 5
    Now/Everywhere Amat 4
    Naturae La vita mancata Punzo 4
    Io sono mecenate CSS Udine 4
    Poesie al telefono Menù della poesia 4
    Traces of Antigone Elli Papakonstantinou/ODC Ensemble 3
    Santarcangelo festival 2
    Il campione e la zanzara Faber Teater 2
    #Homesweethome Egri/Bianco 2






Rete Critica 9 e 3/4: tutti i voti dell’edizione 2020

Il Premio Rete Critica 2020 si articola nella segnalazione/premiazione di quei progetti che abbiano saputo rappresentare e incarnare il cambiamento che stiamo vivendo, guardando verso il futuro dopo una fase così difficile per il settore culturale. Nuove e vecchie tecnologie incontrano nuovi e vecchi linguaggi: cosa ha prodotto e pensato il mondo del teatro italiano in questo 2020? Pensiamo che Rete Critica, in virtù della sua capillarità, possa dare un contributo decisivo per non cadere nella tentazione del “tutto come prima”, nel raccontare un momento epocale e nel rilanciare verso il futuro.
9 e 3/4 perché il 2020 ci ha privato di 4 mesi di teatro e perché il binario 9 e 3/4 porta in un’altra dimensione: quella dell’immaginazione.

Le fasi del premio

  • MAPPATURA: tutte le testate entro il 15 settembre indicano fino a 5 segnalazioni di progetti che abbiano rappresentato questo cambiamento (spedizione via mail a premioretecritica@gmail.com). La scelta può andare dalla telefonata allo spettacolo su zoom, dal monologo al progetto organizzativo, fino allo spettacolo vero e proprio. Non ci sono  categorie ma solo un limite numerico. 
  • FASE 1: dopo la mappatura, passano alla fase 1 tutti i progetti con almeno 2 segnalazioni. Tra questi, le testate sono chiamate a individuare i 5 lavori per loro più rappresentativi del concetto di “Cambiamento” (votazione entro il 22 settembre). 
  • FASE 2: plenaria online aperta a tutti i membri di Rete Critica per discutere i 10 progetti con più voti, per determinare il programma dei giorni a Padova.

Dal 4 al 6 dicembre 2020 a Padova, ospiti del Teatro Nazionale del Veneto, Rete Critica 9 e ¾ si riunirà in presenza per riflettere sul cambiamento. Verrà organizzato un convegno con artisti studiosi e critici e si presenteranno e discuteranno i progetti finalisti.

I promossi alla FASE 2

Radio India – 5 segnalazioni
http://www.teatrodiroma.net/doc/6852/radio-india
Diario dei giorni felici – Teatrino Giullare  – 4 segnalazioni
https://teatrinogiullare.com/diario-dei-giorni-felici/
Le Favole al telefono… al telefono!  – Campsirago Residenza – 4 segnalazioni
https://www.campsiragoresidenza.it/spettacoli/le-favole-al-telefono-al-telefono-2/
Decreto quotidiano – Michele Sinisi – 4 segnalazioni
https://www.youtube.com/watch?v=pR49qGGvhfQ
Lapsus Urbano. Il primo giorno possibile – Kepler-452 – 3 segnalazioni
https://stagioneagora.it/produzione-liberty/lapsus-urbano-il-primo-giorno-possibile/
I punti home + Home Sweet Home – Compagnia Egribiancodanza –  2 segnalazioni
https://www.egridanza.com/ipuntihome/
CORPI ELETTRICI – live version – Collettivo MINE, Gender Bender e Conservatorio di Musica elettronica G. B. Martini di Bologna – 2 segnalazioni
http://www.consbo.it/home/corpi_elettrici
MAD – Museo Antropologico del Danzatore – Balletto Civile – 2 segnalazioni
http://www.ballettocivile.org/it/scheda/museoantropologicodeldanzatorem-a-d/
C.Re.S.Co – 2 segnalazioni
https://www.progettocresco.it/
Traces of Antigone – Elli Papakonstantinou/ODC Ensemble  – 2 segnalazioni
https://elli.site/projects/traces-of-antigone/IO SONO MECENATE  – Css di Udine – 2 segnalazioni
https://www.cssudine.it/stagione-iosonomecenate
Indifferita – Frosini/Timpano  –  2 segnalazioni
https://www.youtube.com/user/fondazionetimpano
Il campione e la zanzara – Faber Teater  – 2 segnalazioni
https://faberteater.com/online/spettacoli/il-campione-e-la-zanzara/
Naturae. La vita mancata – 1° Quadro – Armando Punzo/Compagnia della Fortezza – 2 segnalazioni
Naturae. La vita mancata – 1° Qua
NOW/EVERYWHERE teatro, danza e musica possibili (adesso) – Associazione Marchigiana Attività Teatrali (Amat) – 2 segnalazioni
http://www.amatmarche.net/now-everywhere-teatro-musica-e-danza-possibili-adesso
Poesie al telefono – Menù della poesia – 2 segnalazioni
https://www.ilmenudellapoesia.com/
Progetto ELP – Paola Bianchi – 2 segnalazioni
http://paolabianchi-it.blogspot.com/p/elp.html
Santarcangelo Festival 2050 – 2 segnalazioni
https://www.santarcangelofestival.com/
Tiresias – Giorgina P. Bluemotion – 2 segnalazioni
https://www.bluemotiontheatre.com/spettacolo/tiresias/2020-07-12/


TUTTE LE VOTAZIONI PER L’EDIZIONE
RETE CRITICA 9 e 
¾

 


Altre Velocità

In ogni film apocalittico che si rispetti, l’ultimo avamposto umano a rimanere in attività è una qualche postazione radio in un luogo remoto e sperduto, che ormai trasmette a vuoto. Così – nel tempo sospeso del nostro isolamento – Radio India e in particolare Sparizioni di Muta Imago hanno svolto il ruolo di vedette sul baratro, scandagliando in varie proposte d’ascolto sia le profondità sulfuree delle coscienze che l’abissale spaesamento dello spazio cosmico. Un modo di raccontare il presente, traducendolo in segnali sonori, un modo per immaginare il futuro, o – perlomeno – di avvistarne il pallido bagliore.

Politiche dei miraggi. Su Sparizioni di Muta Imago


Dove si può ritrovare l’incanto dell’infanzia? Il bambino apprende i segreti della lingua e con le parole intreccia un rapporto curioso: ci gioca. La sua voce addita, rimanda, allude, indica ma trascende gli eventi, la realtà. Una ventina di ragazzini danno vita nella città di Parma a un’installazione sonora, curata da Beatrice Baruffini per Insolito Festival e fruibile all’aperto con una cuffia e con gli occhi bendati. Tre dialoghi, l’uno con Dio, l’altro con Madre Natura e l’ultimo con la Morte danno vita a improbabili congetture, premonizioni e ragionamenti sublimi. Come proveniente da un tempo antico e mitico una voce bambina ritorna a occupare gli spazi della città negati e a urlare: spettatore tu hai le voci nella testa.

Decreto Quotidiano di Michele Sinisi è stata una vera sit-com webserie “da tavola” ma anche la rielaborazione artigianale della sintassi da Youtuber: camera fissa di fronte al frigo aperto, si parla di didattica a distanza, di teatri vuoti e chiese piene, con la costante presenza dei figli che via via entrano nella saga divenendo personaggi principali, infine prendendosi loro cura del padre e del suo nevrotico vuoto da teatrante senza spettacoli, in un rapporto pedagogico al contrario. Fra sagacia e critica sociale, una versione del teatro “low-fi”, fruibile ma anche realizzabile da tutti, un teatro che torna alla portata di pubblici disparati e che non ha paura di cantare la nostra attualissima, minuta, ordinaria quotidiianità.

La quarantena del Signor Zut di Michele Bandini è un radiodramma a puntate di impostazione classica. Vita e pensieri di un uomo ordinario, forse un po’ ingenuo e trasognato, come Marcovaldo. Zut esce di casa, incontra uomini e donne del vicinato, con loro intercetta i fatti di una quotidianità stralunata, prima e durante il lockdown. Poi torna a casa e legge, così i suoi romanzi diventano anche raffinati consigli di lettura per noi che ascoltiamo, e ascoltando ci sentiamo un po’ meno “distanziati”.

Ideato dalla giovane compagnia veneziana Malmadur, 50 minuti di ritardo è uno spettacolo in anticipo sui tempi, capace di esprimere un teatro sinceramente ludico, digitale, dinamico, che fa della noia una cifra stilistica e della “scomodità” una conseguenza e non un prerequisito. Due aerei in ritardo, prima una coppia di immigrati clandestini scoperti ed arrestati poco prima che il volo parta nell’indifferenza dei presenti, nell’altro aereo un ragazzo che sta per essere deportato, difeso a sorpresa da una giovane attivista per i diritti civili. Lo spazio dilatato si esprime in sala con un cronometro che segna i 50 minuti alla fine dello spettacolo, resta in scena solo lo schermo sul quale pullulano i pensieri degli spettatori in forma di chat. Lo spettacolo è finito eppure è appena iniziato.
https://www.altrevelocita.it/impertinente-consapevolezza-50-minuti-di-ritardo-malmadur/

Arabeschi

PENTESILEA composizione vocale di Chiara Guidi (Socìetas)
THE SKY OVER KIBERA di Marco Martinelli (Teatro delle Albe)
NATURAE, progetto di Armando Punzo (Compagnia della Fortezza)
RADIO INDIA, progetto concepito dalle compagnie residenti al Teatro India in collaborazione con Daria Deflorian.
FESTIVAL VETTORE UTOPIA da un’idea di Carlo Genova | una produzione: Città Sommerse Teatro

Artribune

DREAMSUQ, progetto del festival di Santarcangelo, pagina Fb
TBQ Voices, rivista online del Teatro Biblioteca quarticciolo
Radio India
CORPI ELETTRICI – live version, progetto di Collettivo MINE, Gender Bender e COnservatorio di Musica elettronica G. B. Martini di Bologna.
La piattaforma Lavorator_ della danza


Ateatro

Lapsus Urbano di Kepler_452, un tentativo intelligente e sintomatico di riflettere su quello che ci è capitato dureante le settimane del lockdown.

Il Progetto Godot di Urbino Teatro Urbano & Isia, il protocollo per gestire i flussi e il distanziamento sociale con ironia e poesia.

Cenere studio sulla Terra desolata di Quasi Anonima Produzioni, scritto durante il lockdown è stato presentato con una campagna di video realizzati dalla regista e autrice
http://quasianonima.it/gli-spettacoli/cenere/

Enciclopedia delle emozioni, il laboratorio condotto da Davide Iodice a Cagliari, con una modalità produttiva adattata alla situazione del Covid-19, organizzato per tappe progressive, da un gruppo allargato a un gruppo progressivamente più ristretto, fino a produzione finale di Sardegna Teatro
https://www.sardegnateatro.it/content/em-body-enciclopedia-delle-emozioni-laboratorio-con-davide-iodice

Il mega libretto di più di 500 pagine della Biennale Teatro in cui gli artisti raccontano come è andata e cosa si aspettano è una iniziativa meritevole. Un po’ meno che sia in formato digitale e che non sia stata coinvolta una vera casa editrice.

Bon Vivre

Faber Teater, Chivasso
Il campione e la zanzara, spettacolo in bicicletta. Per aver fatto pedalare il teatro nello spazio, tra i raggi di un racconto epico, nella scia del tempo, con guide in maschera che sfrecciano e fanno sfrecciare gli spettatori rotolando nelle città di nuovo vive

Festival L’ultima luna d’estate, Teatro Invito, Lecco/Brianza
Per aver saputo tenere uniti 14 enti locali intorno a un progetto culturale nato 23 anni fa con il teatro nella natura in un anno assai complicato per le amministrazioni, offrendo uno spazio di condivisione e di relazione intorno all’arte e alle idee.

Teatrino Giullare. Diario dei Giorni felici
Ironia ed emozioni surreali contro la banalità 

Mirko Artuso – Teatro del Pane. Festival Stramare e Il Canminante
In un momento duro da un teatro privato e centro di produzione completamente autonomo è arrivato un festival di reazione che ha portato un teatro basato sulla convivialità e sull’incrocio tra teatro ed esperienze del mangiare in un borgo immerso nella natura consentendo di mantenere le distanze, ma di far ripartire una relazione di comunità. Il direttore artistico Mirko Artuso è stato anche protagonista di un percorso creativo denominato Il Canminante fatto di relazione con territorio: nel percorrere strade e argini e nell’incontrare amici, comunità, artisti complici ha costruito un percorso di recupero della socialità che il teatro incarna

Marco Paolini – Jolefilm – Filò
Marco Paolini ha scelto di mettere a disposizione la propria visibilità e un pezzo dei percorsi produttivi che erano rimasti interrotti con delle comunità teatrali e dei territori che si sono trovati in difficoltà nella ripartenza. Il suo Filò è stata un’occasione per ripartire.

Cultural Life
Voce in chat di Dario De Luca, ovvero una storia scritta e ambientata proprio durante il periodo del lockdown, e che viene “messa in scena” sotto forma di messaggi whatsapp, che arrivano allo “spettatore” nello spazio di una settimana, in diversi momenti della giornata, come messaggi di testo, vocali, foto, video. Un’idea che sa sfruttare le nuove tecnologie non solo come mezzo di diffusione del progetto, dello “spettacolo”, ma come strumenti che interagiscono con la storia, rappresentano lo strumento di racconto della storia stessa ed elemento di critica nello stesso tempo. E soprattutto creano una nuova interazione con lo spettatore, lo sorprendono in momenti diversi della giornata, creano una continuità di racconto e una curiosità nel “fruitore”, che si trova nella stessa posizione della donna destinataria dei messaggi. Un progetto particolare e fortemente innovativo.


Culture Teatrali

Theatre on a line di Cuocolo/Bosetti – Iraa Theatre
Lapsus Urbano di Kepler-452
Polis 2020 Quale teatro per il domani (festival, convegno e libro), direzione e cura di ErosAntEros
La Discoteca – Danze clandestine di Cristina Kristal Rizzo
CALL MY NAME – The Whatsapp Dance project di Fabrizio Favale/Le Supplici


Eolo.it

#LILYEADAM WEB SERIE per bambini scritta da Angela Demattè per YAK TEATRO di Varese
Radio Città Bambina a Bisceglie https://www.iltempodeipiccoli.it

Exibart

Poesie al telefono – menù della poesia
IndifferitaFrosini Timpano
lapsus urbanoKepler452
Dance INSIDEGiuseppe Distefano
THE MOMENTARY NOW SCHOOL OF PERFORMANCEZONA K

Il Manifesto.it

Futuro FantasticoMotus/Santarcangelo Festival 2050 (progetto)
Naturae. La vita mancata – 1° Quadro – Armando Punzo/Compagnia della Fortezza (spettacolo)
Favole al telefono di Gianni Rodari – Campsirago Residenza (racconti telefonici per bambini durante il lockdown)


Fattiditeatro


Balletto Civile
, MAD – Museo Antropologico del Danzatore
https://fattiditeatro.it/mad-il-museo-di-balletto-civile-a-scansano-per-teatro-nel-bicchiere/
Campsirago Residenza, Le favole al telefono… al telefono + Esperidi on the moon
http://www.liminateatri.it/?p=2909
Compagnia Egribiancodanza, I punti home + Home Sweet Home
https://youtu.be/9qVkbP0CwBo
Elli Papakonstantinou/ODC Ensemble, Traces of Antigone
Gabriele Vacis, RiAprire i teatri

Gagarin Magazine

Michele SinisiDecreto quotidiano (http://www.paneacquaculture.net/2020/04/23/in-streaming-davanti-al-frigo-per-decreto-intervista-dalla-quarantena-a-michele-sinisi/)
Campsirago ResidenzaFavole al telefono (https://www.campsiragoresidenza.it/notizie/il-progetto-le-favole-al-telefono-al-telefono-si-estende-allestero-e-alle-scuole/)
Teatro dell’OrsaFiabe senza Corona (audiofiabe create ad hoc per questo progetto e diffuse gratuitamente a cadenza quotidiana, anche coinvolgendo altri narratori da tutta Italia – https://soundcloud.com/casadellestorie)


Incertezza Creativa

Rassegna NOW/EVERYWHERE teatro, danza e musica possibili (adesso), Associazione Marchigiana Attività Teatrali (Amat).
Rassegna teatrale che ha sondato efficacemente le possibilità organizzative e teatrali dell’online durante il lockdown. Progetto che ha avuto il merito di coinvolgere un pubblico vario e disposto a migliorare il suo rapporto con le tecnologie pur di partecipare agli spettacoli. Un’occasione importante per comprendere le dimensioni della liveness.

Progetto ELP di Paola Bianchi
Progetto complesso che segna rappresenta un nuovo punto di arrivo (o di partenza) nella ricerca coreografica e drammaturgica di Paola Bianchi. Progetto che si è arricchito durante il lockdown del sotto-progetto ELP | ARCHIVI DI POSTURE realizzato a distanza. 

Diario dei giorni felici, Teatrino Giullare su Instagram.
Uno dei lavori più interessanti che all’inizio della pandemia ha portato una compagnia teatrale a tradurre la propria sensibilità estetica e visuale su Instagram, sperimentandone efficacemente le affordance.

Santarcangelo Festival 2050 – Futuro Fantastico.
L’edizione riveduta e corretta (necessariamente ridimensionata) del Festival che avrebbe dovuto celebrare i 50 anni si prolungherà al 2021, passando per la programmazione di dicembre, rivelandosi un’occasione di incontro, visioni e spettacoli di qualità, vero antidoto alla crisi che stiamo vivendo. 

Tiresias di Giorgina P. Bluemotion
Perfetta combinazione del lavoro di Giorgina sul testo di Kate Tempest e la bravura di Gabriele Portoghese.


Krapp’s Last Post

Favole al telefono Campsirago Residenza
Corpi ElettriciCollettivo M_I_N_E in collaborazione con il Conservatorio di Musica Elettronica G.B Martini di Bologna e il Festival Gender Bender
Decameron storie antidoti per una buona notte di Elisabetta Carosio
Lo spettacolo più bello del mondo – Teatro Stabile del Veneto – progetto a cura di Susanne Franco – video-performance Jacopo Jenna e Marco D’Agostin.


L’Oca Critica

Prima di indicare le due segnalazioni a cui abbiamo pensato, troviamo necessario specificare di non essere riusciti a presenziare ai “grandi” festival e alle “grandi” rassegne che quest’estate hanno affrontato le norme anti-Covid, anche in modo potenzialmente innovativo (Sant’Arcangelo, Centrali Fies, Cross Project…). Nella nostra selezione, comunque, abbiamo cercato di concentrarci non tanto sulle innovazioni di linguaggio o di mezzo a cui la pandemia ha costretto alcuni artisti e organizzatori, facilmente replicabili in altri contesti, quanto sul legame strutturale e specifico tra le condizioni imposte dall’emergenza e le manifestazioni segnalate.

Persone di Daria Deflorian, podcast all’interno di Radio India che, in nove puntate, restituisce nove conversazioni tra l’attrice altoatesina e, parafrasando il sottotitolo, persone di sua conoscenza che vorrebbe conoscere meglio, tutte appartenenti al mondo del teatro e della danza. Al di là degli interessantissimi spunti di carattere teatrale, letterario e filosofico, che a ben vedere potrebbero emergere da una qualsiasi intervista ben condotta, è la domesticità di queste conversazioni ad averci colpito maggiormente, i loro tempi lunghi, le loro divagazioni, possibili solo in un contesto in cui parlare ore e ore al telefono o in salotto non rappresenta un problema: non il contesto frenetico della “normale” vita lavorativa, ma quello che per i lavoratori dello spettacolo, come sappiamo, è stato fin troppo statico.

Hortus Conclusus, rassegna teatrale e culturale nata a Novi Ligure, in Piemonte, sei anni fa. Fino a quest’anno, Hortus Conclusus aveva sempre tenuto le sue manifestazioni nei cortili delle case di alcuni cittadini di Novi: il festival era infatti nato per volontà di una parte della cittadinanza, che alternava il ruolo di spettatore e quello di volontario (tecnico luci, fonico, trasportatore). La pandemia ha costretto l’organizzazione, che fa capo all’attore e regista Andrea Lanza, a spostare il festival all’interno di un unico e più ampio spazio, quello di Corte Solferino. Di questo processo ci interessa lo sviluppo di una spettatorialità diversa da quella delle passate edizioni del festival: rispetto ai cortili, il pubblico ha la possibilità di arrivare prima, di restare più a lungo, di scambiarsi aspettative e idee in uno spazio sicuro, all’aperto e, per molti, sconosciuto, possibilità che, in clima di emergenza, è generalmente diventata molto rara.

PAC

Match – confronto spettacolo tra attori, generazioni e poetiche | Teatro degli Scarti 
per aver realizzato un’iniziativa pubblica omaggiando un intellettuale brillante come Alberto Arbasino interpretando il suo spirito provocatorio e acuto con incontri/scontri vivaci e finalmente dal vivo, smuovendo questioni cardine del teatro in modo dinamico e mettendo in confronto dialettico posizioni contrapposteù

Egri/Bianco | #Homesweethome
per aver saputo esplorare spazi, arredi e costrizioni di una casa facendo del corpo danzante  uno strumento di indagine non solo dei luoghi domestici ma di se stesso

Tiresias | Giorgina P
Attingendo al linguaggio raffinato ma graffiante, letterario ma pop, di Kate Tempest (il poema Hold Your Own, Resta te stessa), Giorgina Pi affida ad un eclettico Gabriele Portoghese un monologo in musica dove mito e attualità confluiscono per dare voce alle angosce più ambigue, fragili e comuni degli esseri umani: rabbia giovanile, ricerca identitaria e sessuale, ribellione e paura accompagnano il rapper/indovino verso quella cecità profetica che è la più alta delle sapienze e, al contempo, si consegnano al pubblico come temi chiave di un lavoro attraversato da una forte originalità espressiva.

Teatrino Giullare | Diario dei Giorni felici
per aver creato brevissimi e surreali frame ispirati a Beckett, con attori artificiali, che hanno saputo trovare una via poetica nell’abusato mezzo video, una strada discreta e squisitamente artistica per dare un senso ai giorni di blocco da molti subiti e da pochi sfruttati per riempirli con la fantasia e con cura amorevole e ironica, cifre tipiche della compagnia

Faber Teater | Il campione e la zanzara
per aver inventato un modo che fa viaggiare insieme spettatori e attori, attori/guide del tempo in maschera e colori che portano il suono di una storia dal sapore agonistico e leggendario, pedalando per le città, in volata verso un teatro nuovo.

Il Pickwick

Le indicazioni de Il Pickwick quest’anno appartengono a un’unica traccia, allo stesso capitolo. In un tempo nel quale il teatro – inteso nella sua pratica di prossimità – è stato interrotto, ci sembra che a meritare un’indicazione debba essere ciò che re-interpreta il ritorno corporeo alla scena e alla compresenza a partire dai fondamenti concreti e irrinunciabili del mestiere. Per cui indichiamo il progetto “Cantiere Ibsen” de Il Mulino di Amleto, per aver – nel 2019 e poi nel 2020 – riunito, a proprie spese, attorno alle opere di un autore (Ibsen) decine di colleghi (registi/e, drammaturghi/e, attori e attrici, danzatori e danzatrici) per sudare, studiare, improvvisare e lavorare assieme, senza la previsione del confezionamento produttivo di uno spettacolo ma ribadendo, invece, il valore irrinunciabile del tempo “sprecato” nella ricerca fatta in sala. Indichiamo poi Lo “Stato dell’Arte”, progetto di C.Re.S.Co. che – facendo sedere attorno al tavolo ogni volta quattro artisti differenti, per ognuna delle quattro tappe annualmente previste, così inducendoli a discorrere delle proprie e delle altrui poetiche – ci ricorda quando sia fondamentale il confronto tra gli artisti, questo “incontrarci”, per dirla con Morganti, “per dirsi cos’è per noi il teatro”. Indichiamo il Mercurio Festival di Palermo, organizzato dall’associazione Babel e diretto da Giuseppe Provinzano, che si tiene allo Spazio Franco (Cantieri Culturali della Zisa) di Palermo. Perché – invitando gli artisti dell’edizione precedente a indicare i colleghi che dovranno far parte dell’edizione che si tiene l’anno successivo – genera la pratica del riconoscimento reciproco, in un settore nel quale invece tutto spinge alla concorrenza spietata, alla mera salvezza di se stessi. Infine indichiamo il Piano Be elaborato dal Teatro Bellini di Napoli per i mesi di ottobre, novembre e dicembre. Perché contrariamente a quel che sta avvenendo in quasi tutti i teatri finanziati-FUS d’Italia (proposte di monologhi e nomi famosi, rassegne rabberciate o stagioni presentate come se nulla fosse accaduto) il Bellini si è messo in ascolto di questo tempo, davvero: ha modificato radicalmente i suoi spazi di scena, ridefinito la programmazione rischiando ulteriormente sul piano artistico, ha ideato progetti nuovi creativi (che accadranno dalla mattina alla notte inoltrata), ha modificato orari e modalità dell’andare in scena (riplasmando così le abitudini dei propri spettatori) e – affidando la gestione della sala Piccolo Bellini (130 posti) ad altri due teatri campani (Nuovo Teatro Sanità e Teatro Civico 14 di Caserta) – ha risposto in concreto al dramma che sarà vissuto dagli spazi off della teatralità italiana, costretti in gran parte al silenzio o a una ripresa d’attività ridotta. Insomma: il Bellini (un TRIC) ha dimostrato che un altro modo di organizzare teatro, anche in spazi così grandi e complessi , è possibile. Volendo. 

Quante Scene!

IO SONO MECENATE
https://www.cssudine.it/stagione-iosonomecenate
Nel momento più restrittivo della pandemia, il lockdown di marzo-aprile, a teatri chiusi, il Css – Teatro Stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, dà avvio a un’iniziativa con la quale invita i suoi spettatori a farsi Mecenati. A sostenere cioè personalmente gli artisti dello spettacolo dal vivo. A fronte delle performance online di #iorestoacasa (su piattaforma FB), i bonifici di erogazione liberale emessi dagli spettatori vengono interamente devoluti agli artisti, mentre lo spettatore può scaricarli dalle tasse con lo strumento fiscale dell’Art Bonus.

#CHENESARADINOI
https://www.gofundme.com/f/sostieni-il-progetto-quotchenesaradinoiquot

Giovani attori, appena usciti dalla scuola di formazione (la Nico Pepe di Udine) e in stallo nei mesi del lockdown, inventano un progetto di agili videoconversazioni in rete, intitolato #CheNeSaràDiNoi. Riuniti nella compagnia Artifragili convocano su Zoom (per condividere su Fb) i loro artisti di riferimento. Gli incontri permettono di approfondire dinamiche artistiche e soprattutto anche economiche, di chi lavora (ma in quel momento non può lavorare) nel settore dello spettacolo dal vivo. Hanno aderito al progetto, tra gli altri: Lino Guanciale, Marco Sgrosso, Elena Bucci, Michela Lucenti, Leonardo Lidi, Marco Lorenzi, Emma Dante, Agrupaciòn Senor Serrano, Licia Lanera, Rezza/Mastrella, Abbondanza/Bertoni, Nicola Borghesi, Tatiana Olear, …e altri ancora.

BLOSSOM – FIORITURE
http://www.cssudine.it/stagione-contatto

Css – Teatro Stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia ristruttura completamente la propria stagione teatrale ideando eventi covid-time-specific strutturati a partire dalle più severe limitazioni anti-epidemia. Spettacoli che utilizzano creativamente i limiti del distanziamento, della sanificazione, del divieto di assembramento, e si svolgono all’aperto (come l’esplorazione dell’evoluzione delle nuvole – Cloudscape), coinvolgono singoli spettatori grazie a audioprotesi (come Lapsus urbano di Kepler-452), rigenerano performance (come La solitudine dei campi di cotone di Mario Martone, radiofonia reinventata dentro un percorso labirinto per i due spettatori-protagonisti)

MUSEO ANTROPOLOGICO DEL DANZATORE
http://www.ballettocivile.org/it/scheda/museoantropologicodeldanzatorem-a-d/

In tema di mancanza di respiro, sindrome ipocondriaca da contagio, effetti del distanziamento, ossessione di pareti di plexiglas e schermi di plastica, vapori e sudori, tutti inerenti alla dinamica chiuso/aperto, segnalo anche il progetto-performance M.A.D. – Museo Antropologico del danzatore di Michela Lucenti e Balletto civile, presente in questi giorni in piccoli e grandi festival della penisola dallo spezzino Fisiko! a Rovereto e Milano.

Il Tamburo di Kattrin

PanUBU (Associazione UbuperFQ)
Radio India (Oceano Indiano – Teatro di Roma)
Indifferita (Compagnia Frosini Timpano)

Recensito

Teatro delle Ariette
Teatro Cajka – Cagliari
Cuocolo/Bosetti
Michele Sinisi
Fabrizio Biselli – Teatro di Sacco

Scatola Emozionale

Universerie –  la prima serie teatrale sperimentale in diretta su zoom della compagnia Amor Vacui di Padova, che ha trovato un nuovo modo di andare in scena durante il lockdown.

Diary of a move di Masako Matsushita che ha creato una sorta di archivio, un patrimonio di movimenti, gesti, coreografie tracciate da cittadini, artisticamente e socialmente connessi durante il lockdown

Esercizi di libertà di Teatro Nucleo forma di laboratorio teatro-carcere all’interno della Casa Circondariale G. Satta di Ferrara durante l’emergenza Covid-19 ha continuato a vivere attraverso il lavoro di Horacio Czertok e Marco Luciano portando avanti riflessioni e condivisioni con i detenuti-attori in forma di corrispondenza, con uno scambio di lettere affidate alle educatrici e agli educatori, proseguendo così la pratica del teatro attiva dal 2018.

Oltrepassare Oltrepassare// Azioni fuori posto di Silvia Dezulian, Filippo Porro, Martina Dal Brollo, Gabriel Garcia.  Un progetto di studio per ritornare all’arte del teatro attraverso la natura rispondendo  alle esigenze storiche che stiamo vivendo: porta a rallentare, a godere dei passi immersi nel verde, a rivalutare i luoghi che abitiamo con occhi e sguardi diversi.

Metamorfosi di forme mutate – Teatro del Lemming. Spettacolo che ha cambiato durante il periodo della quarantena il suo processo artistico e la modalitá di vivere il rapporto col pubblico. Ha dimostrato di essersi saputo reinventare e trovare una chiave altrettanto importante di relazione nonostante la distanza fisica.

Scene Contemporanee

CinquiNa
“Protagonista del gioco è il numero 5. Per ogni giocata venti artisti, ignari delle reciproche identità, vengono divisi dal caso in 5 gruppi, ciascuno composto da un autore/autrice, un attore/attrice, un/una musicista, uno scenografo/scenografa. Quinto componente è un elemento imprevisto, un mood da dare a tutti i livelli della composizione e affidato ai gruppi sempre con un sorteggio. Dopo la consegna, prevista entro il quinto giorno dalla formazione dei gruppi, le creazioni vengono pubblicate sui principali store musicali e condivise tramite social.”
Un progetto totalmente nuovo e in ascolto dei tempi, al di là dell’emergenza sanitaria. Tommy Grieco, Ilena Ambrosio, Chiarastella Sorrentino, Rosita Vallefuoco, Napoleone Zavatto non si sono persi d’animo e hanno messo in relazione artisti e competenze che non si sarebbero mai incontrate. Una sorta di Tinder della creazione artistica, dove il caso è solo la molla che innesca incontri virtuali fra attori, scenografi, drammaturghi che condividono la passione fervente per il teatro. Un progetto ambizioso, ma non pretenzioso, che ha dato vita sulle piattaforme musicali di streaming on demand a una ricca offerta di corti drammaturgici sonori, incredibilmente belli.

Contagi DiVersi – Pronto, chi parla? Risponde una Poesia per farci Compagnia dell’associazione Il Menù della Poesia
Un progetto esemplificativo di questo tempo, con cui l’associazione Il Menù della Poesia ha ricercato comunque un confronto, senza timore; costruendo una relazione diretta, viva, con il pubblico, ricordandoci di cosa è fatto il teatro.
Poesie al telefono che hanno nutrito l’anima a metà marzo in occasione della Settimana della Poesia, il cui ricavato è stato devoluto in beneficenza per l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo; la raccolta fondi, terminata lo scorso 13 aprile, ha raccolto oltre 10.500 euro e fatto recitare al telefono oltre 1.200 poesie. 

Il #decretoquotidiano di Michele Sinisi
Il teatro fatto in casa da Michele Sinisi e famiglia, prodotto da Sia srl, non è una semplice webserie. È un mettersi in ascolto con ironia e disincanto del presente più immediato e casalingo, più universale e quotidiano. Il teatro fa i conti, come ai tempi di Eduardo, con i rapporti famigliari e la vita, i paradossi, le domande che un artista dovrebbe porsi ogni giorno. È lo spettacolo, lo stupore, della semplicità in un momento complesso.

Stratagemmi

Teatrino Giullare, Diario dei giorni felici
Now / Everywhere di AMAT
Paola Bianchi progetto ELP
Radio India
Traces of Antigone di Elli Papakonstantinou

Teatro & Critica

Radio India: per la prontezza con cui il gruppo di Oceano Indiano, Francesca Corona e Daria Deflorian hanno saputo immaginare un’alternativa al silenzio cercando di rimodulare i linguaggi radiofonici attraverso una sensibilità teatrale e performativa.

Io sono mecenate del Css di Udine: per l’alto valore etico di una progettualità a distanza ma che da subito ha voluto porre l’attenzione sulla questione della sostenibilità economica degli artisti.

CRe.S.Co: per il lavoro di intermediazione con il governo e le istituzioni, per il lavoro di informazione sullo stato di questa relazione. Una segnalazione che simbolicamente vuole evidenziare gli sforzi di tutte e tutti coloro che si sono battuti per la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo.

Residenze digitali (Kilowatt/Capotrave, Armunia, Associazione Marchigiana Attività Teatrali AMAT e la Cooperativa Anghiari Dance Hub) per il tentativo di cercare nuovi linguaggi digitali da promuovere attraverso il meccanismo del bando dedicato agli artisti delle performing arts.


Theatron 2.0

Il campo innocente
Parole sul corpo + Guarda fuori Crib 
L’ultimo nastro di Krapp #HOMEDITION
Beyond Borders Instabili Vaganti
Litura Alessandro Paschitto

Premio Rete Critica 2019: ecco i vincitori!

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Miglior percorso artistico o di compagnia:
Dom – L’uomo che cammina (17 voti)

Miglior progetto/organizzazione:
Teatro dei Venti – Moby Dick (15 voti)

Miglior progetto strategie comunicative:
Fattoria Vittadini – Festival del silenzio (15 voti)

Padova, 7 dicembre 2019 – È DOM- il vincitore dell’edizione 2019 del Premio Rete Critica, il concorso organizzato dai critici del web che il 6 e il 7 dicembre ha riunito al Teatro Verdi di Padova alcuni tra gli artisti più innovativi e promettenti della scena italiana. Oltre a DOM-, che si è aggiudicato il premio come miglior percorso artistico o di compagnia con il progetto L’uomo che cammina, un viaggio nel tessuto urbano e nei suoi spazi “incolti” che incrocia la ricerca letteraria, gli studi sul paesaggio, la filosofia e l’affondo performativo, sono risultati vincitori delle categorie migliori strategie comunicative e miglior progettualità/organizzazione rispettivamente Fattoria Vittadini e Teatro dei Venti.
“Siamo orgogliosi di aver ospitato anche quest’anno la finale del Premio Rete Critica che si è confermata un’esperienza di grande valore artistico, con ben 33 critici e numerosi artisti e operatori presenti – afferma Massimo Ongaro, direttore del Teatro Stabile del Veneto -. L’edizione 2019 ha portato a Padova spettacoli ed esperienze di altissima qualità, dando dimostrazione della vitalità e della pluralità del panorama teatrale italiano contemporaneo. Un ambito di lavoro che intendiamo sviluppare ulteriormente, a partire dalla prossima edizione del Premio che ospiteremo anche nel 2020 dal 4 al 6 dicembre”.
Dopo aver ospitato con successo le ultime tre edizioni della finale dal vivo del Premio Rete Critica, il Teatro Stabile del Veneto ha rinnovato anche per questa stagione la collaborazione con la Rete dei migliori blog. Nel corso della due giorni si sono alternate visioni e sguardi teatrali diversi e complementari, capaci di costruire un quadro particolarmente articolato come lo spettacolo Graces di Silvia Gribaudi, classificatosi al secondo posto a pari merito con Il Mulino di Amleto (entrambi 5 voti) che ha portato in scena Platonov e, al quarto posto, L’Abisso di Davide Enia (4 voti).
In finale nelle altre categorie Mutaverso Teatro (7 voti) e Festival Testimonianze Ricerca Azioni di Teatro Akropolis (8 voti) per il miglior progettualità/organizzazione e Compagnia Frosini/Timpano e Spettatore Professionista come migliori strategie comunicative.

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Le motivazioni

MIGLIOR PERCORSO ARTISTICO O DI COMPAGNIA
Dom- L’uomo che cammina

Un progetto pluriennale che incrocia la ricerca letteraria, gli studi sul paesaggio, la filosofia e l’affondo performativo. Attraverso articolate indagini sulle specifiche di ogni contesto, L’uomo che cammina è un viaggio nel tessuto urbano e nei suoi spazi “incolti”. Approssimandosi a luoghi ipoteticamente più distanti dall’antropizzazione, la realtà quotidiana viene via via destabilizzata e resa artificiale tanto quanto i nostri sogni, portandoci dentro abbazie e piscine, al margine di laghetti e dentro a discariche fumanti, al cospetto di ragazze che cantano rapinose canzoni d’amore incontrando gang di periferia. La realtà così torna vivida, come quella di un sogno al primo
mattino.
Il soggetto e l’oggetto dell’esperienza teatrale sono tecnicamente trasposti in uno spazio dove la drammaturgia nasce e cresce vicino ad entrambi, dove è possibile produrre quella peculiare sfasatura e l’indecidibilità tra finzione e realtà quotidiana. Senza però mettere da parte una precipua tensione politica che permette agli spettatori-camminatori di riappropriarsi dello spazio pubblico, prendendo sul serio l’enorme complessità del paesaggio e della città.

MIGLIOR PROGETTUALITÀ/ORGANIZZAZIONE
Teatro dei Venti – Moby Dick
Una piccola compagnia teatrale, attiva alla periferia di Modena, decide di affrontare una delle crisi che incontra inevitabilmente qualunque percorso artistico rilanciando con un progetto complesso, ambizioso, utopico: un grande spettacolo di piazza ispirato al Moby Dick di Hermann Melville, centrata sulla imponente scenografia mobile immaginata da Dino Serra e affidata alla cura progettuale di Massimo Zanelli. Nasce così una imponente nave che diventa la terribile balena bianca, animata da decine di attori-danzatori-acrobati-musicisti, con il coinvolgimento anche dei “non-attori” con cui lavora abitualmente la compagnia: detenuti, immigrati, bambini. Nel corso di quattro anni, superando complessità economiche, realizzative, logistiche, nasce una coproduzione
internazionale che porta il Moby Dick del Teatro dei Venti in una lunga e prestigiosa tournée (in verità più all’estero che in Italia). Il progetto coniuga creatività artistica e organizzativa con modalità inedite per l’Italia e che possono costituire un interessante modello produttivo.

MIGLIOR PROGETTO STRATEGIE COMUNICATIVE
Fattoria Vittadini – Il Festival del silenzio
Una compagnia che porta avanti azioni culturali e artistiche dalla natura dinamica in forte ascolto con le necessità del contemporaneo. In particolare con il progetto Festival del Silenzio, Fattoria Vittadini ha concretizzato l’intenzione di allargare la proposta e la ricezione dei linguaggi performativi, attraverso la creazione di una piattaforma attenta all’accessibilità e all’inclusione, che riflette sui limiti dei consueti meccanismi di comunicazione fino a sradicarli. Una messa in discussione delle convenzionali relazioni performer-spettatore che si fonda su un rigoroso spostamento del proprio punto di vista.

A Padova il 6 e 7 dicembre la finale della IX edizione del Premio Rete Critica

I FINALISTI 2019 DEL PREMIO RETE CRITICA

Il 20 settembre 2019 si è concluso lo spoglio del primo turno della IX edizione del Premio Rete Critica, che la rete dei migliori blog e siti web indipendenti di informazione e critica teatrale assegna dal 2011 al teatro italiano contemporaneo, dando i seguenti risultati:

PERCORSO ARTISTICO O DI COMPAGNIA, con particolare attenzione alle produzioni della stagione 2018/2019 (periodo di riferimento: 1°settembre 2018-31 agosto 2019)

Davide Enia – L’Abisso 7 voti

Silvia Gribaudi – Graces e Humana Vergogna 6 voti

Dom – L’uomo che cammina 4 voti

Il Mulino di Amleto – Platonov 4 voti

PROGETTUALITA’ / ORGANIZZAZIONE

Teatro dei Venti – Moby Dick 10 voti

Mutaverso Teatro – Erre Teatro 7 voti

Festival Testimonianze Ricerca Azioni di Teatro Akropolis 6 voti

STRATEGIE COMUNICATIVE, con particolare attenzione alla capacità di rappresentarsi in modo innovativo anche in relazione al proprio territorio di riferimento, con pratiche di relazione e di radicamento volte a scardinare l’autoreferenzialità delle proposte artistiche e della comunicazione solo all’interno di una piccola cerchia di appassionati.

Fattoria Vittadini 6 voti

Spettatore Professionista – Stefano Romagnoli 6 voti

Compagnia Frosini / Timpano 4 voti 

Alle votazioni per il primo turno del Premio Rete Critica 2019 hanno partecipato 33 siti e blog di informazione e cultura teatrale, che nella fase preliminare hanno espresso una rosa di segnalazioni, dalle quali sono emersi i candidati al primo turno. Tutti i voti (e le segnalazioni) sono disponibili sul sito retecritica.wordpress.com.

Dopo la prima fase di votazioni, che si è svolta online, la fase finale del Premio si svolgerà al Teatro Verdi di Padova grazie al Teatro Stabile del Veneto venerdì 6 e sabato 7 dicembre 2019. In quest’occasione sarà possibile assistere agli spettacoli delle compagnie finaliste e alle presentazioni dei progetti organizzativi e dei progetti di comunicazione selezionati per la fase conclusiva. Alla manifestazione parteciperanno anche i rappresentanti delle testate che hanno partecipato alla votazione.

Nelle precedenti edizioni, il Premio Rete Critica ha segnalato alcune delle realtà più innovative e interessanti della scena italiana, sottolineando l’importanza del ruolo che la rete sta conquistando anche in campo culturale e della divulgazione teatrale, per l’audience building and development: Menoventi (2011), Daniele Timpano (2012), Alessandro Sciarroni (2013); CollettivOCineticO (Spettacolo/compagnia), Archivio Zeta (Organizzazione) e VolterraTeatro Festival (Comunicazione) nel 2014; Gli Omini (Spettacolo/compagnia), Case Matte (Organizzazione) e Puglia Off (Comunicazione) nel 2015; Oscar De Summa e la compagnia ANAGOOR (ex-aequo per Spettacolo/compagnia), Zona K – Milano (Organizzazione – Premio Sandra Angelini), La tournée da bar – Davide Palla (Comunicazione) nel 2016; Marta Cuscunà (Miglior spettacolo/compagnia),  NEST Napoli Est Teatro e Nuovo Teatro Sanità (ex aequo Migliore progetto organizzativo-Premio Sandra Angelini), Terreni Creativi (Migliore progetto di comunicazione) nel 2017. Infine nel 2018 i vincitori sono stati: Kepler-452 (Miglior spettacolo/compagnia), Progetto MigrArti (Migliore progetto organizzativo-Premio Sandra Angelini), Il Manifesto della Comunicazione NonOstile – Parole Ostili (Miglior Comunicazione). 

AGENDA DELLA FINALE DEL PREMIO RETE CRITICA

Venerdì 6 dicembre 2019 ore 17.00 – Ridotto del Teatro Verdi Padova

Miglior Progetto/Organizzazione

  • Festival Testimonianze Ricerca Azioni di Teatro Akropolis
  • Teatro dei Venti
  • Mutaverso Teatro

Venerdì 6 dicembre 2019 ore 19.00 – Ridotto del Teatro Verdi Padova

Dom – L’uomo che cammina il film – Video 30 minuti Milano con studio Azzurro

Venerdì 6 dicembre 2019 ore 21.00 – Teatro Verdi Padova

Il Mulino di Amleto – Platonov

Sabato 7 dicembre 2019 ore 15.00 – Ridotto del Teatro Verdi Padova

Miglior Progetto di Comunicazione

  • Compagnia Frosini/Timpano
  • Fattoria Vittadini
  • Spettatore Professionista

Sabato 7 dicembre 2019 ore 17.00 – Ridotto del Teatro Verdi Padova

Davide Enia – L’abisso (materiali e testimonianze)

Sabato 7 dicembre 2019 ore 19.00 – Teatro Verdi Padova 

Silvia Gribaudi – Graces

Sabato 7 dicembre 2019 ore 21.00 – Ridotto del Teatro Verdi Padova

Proclamazione dei Vincitori

a seguire cena

Il Regolamento del Premio Rete Critica e le segnalazioni dei blog e siti che partecipano alla votazione sono online alla pagina https://retecritica.wordpress.com/

INFO sul Premio Rete Critica:   

premioretecritica@gmail.com

https://retecritica.wordpress.com

FB @ReteCritica

#ReteCritica2019

INFO Teatro Verdi (Via dei Livello, 32, Padova)

T. 049.87770213

info.teatroverdi@teatrostabileveneto.it

I finalisti del Premio Rete Critica 2019

Dal 15 settembre al 20 settembre si è tenuta la seconda votazione, denominata “primo turno” del Premio Rete Critica. Le 34 realtà che nel 2019 hanno espresso i loro voti (tre segnalazioni suddivise per tre categorie più due libere, come da regolamento) hanno scelto solo tre candidati, uno per categoria, tra tutti quelli che hanno ottenuto almeno due voti.

Le tre realtà più votate per categoria (sono ammessi gli ex-aequo) parteciperanno alla finale di Padova:

a. percorso artistico o di compagnia, con particolare attenzione alle produzioni della stagione 2018/2019 (periodo di riferimento: 1°settembre 2018-31 agosto 2019):

– Davide Enia, L’Abisso (7)
– Silvia Gribaudi, Graces, Humana vergogna (6)
– Il Mulino Di Amleto, Platonov (4)
– DOM, L’uomo che cammina (4)



b. progettualità/organizzazione:

– Teatro dei Venti, Moby Dick (10)
– Mutaverso Teatro / Erre Teatro (7)
– Festival Testimonianze Ricerca Azioni di Teatro Akropolis (6)



c. strategie comunicative, con particolare attenzione alla capacità di rappresentarsi in modo innovativo anche in relazione al proprio territorio di riferimento, con pratiche di relazione e di radicamento volte a scardinare l’autoreferenzialità delle proposte artistiche e della comunicazione solo all’interno di una piccola cerchia di appassionati:

– Fattoria Vittadini (6)
– Spettatore Professionista di Stefano Romagnoli (6)
– Compagnia Frosini/Timpano (4)

Il Primo Turno del Premio Rete Critica

Dal 15 settembre al 20 settembre si tiene la seconda votazione, denominata “primo turno” del Premio Rete Critica. Le 34 realtà che nel 2019 hanno espresso i loro voti (tre segnalazioni suddivise per tre categorie più due libere, come da regolamento) dovranno ora scegliere solo tre candidati, uno per categoria, tra tutti quelli che hanno ottenuto almeno due voti. Si formerà così una lista che parteciperà alla finale di Padova (data da definire, dicembre 2019).

Ecco la lista delle realtà che hanno ricevuto almeno due voti:

a. percorso artistico o di compagnia, con particolare attenzione alle produzioni della stagione 2018/2019 (periodo di riferimento: 1°settembre 2018-31 agosto 2019):

– Il Mulino Di Amleto, Platonov (4)
– Silvia Gribaudi, Graces (4)
– Fabiana Iacozzilli Collettivo CrAnPi, La Classe (3)
– Davide Enia, L’Abisso (3)
– Fanny & Alexander, Rave Foster Wallace, Se Questo è Levi, Orfeo di Monteverdi (2)
– Roberto Latini, In Exitu (2)
– Teatro Akropolis, Pragma. Studio sul mito di Demetra (2)
– DOM, L’uomo che cammina (2)
– Rita Frongia, La trilogia del tavolino (2)
– Collettivo Controcanto, Sempre domenica, Settanta volte sette (2)


b. progettualità/organizzazione:

– Teatro dei Venti, Moby Dick (6)
– Mutaverso Teatro / Erre Teatro (4)
– Stagione Agorà di Associazione Liberty (2)
– Carrozzerie Not (2)
– Progetto Grandi Pianure a cura di Michele Di Stefano (2)
– Festival Testimonianze Ricerca Azioni di Teatro Akropolis (2)
– Armando Punzo e la Compagnia della Fortezza (2)
– Dominio Pubblico (2)


c. strategie comunicative, con particolare attenzione alla capacità di rappresentarsi in modo innovativo anche in relazione al proprio territorio di riferimento, con pratiche di relazione e di radicamento volte a scardinare l’autoreferenzialità delle proposte artistiche e della comunicazione solo all’interno di una piccola cerchia di appassionati:

– Compagnia Frosini/Timpano (4)
– Fattoria Vittadini (3)
– Spettatore Professionista di Stefano Romagnoli (3)
– Teatro delle Albe per Purgatorio (2)
– Gommalacca Teatro per La nave degli incanti (2)
– Pergine Festival (2)
– Santarcangelo Festival (2)
– Opera Prima Festival (2)
– Teatro di Rifredi (2)



Premio Rete Critica 2019. Votazioni e regolamento

Rete Critica raccoglie in una struttura informale i siti e i blog di informazione e di critica teatrale.
A Rete Critica partecipano realtà indipendenti, che abbiano una linea editoriale riconoscibile e continuità di lavoro. Vengono vagliate periodicamente candidature e autocandidature
Dal 2011 assegna annualmente il Premio Rete Critica

Il regolamento del Premio Rete Critica 2019
Il premio Rete Critica segnala primariamente realtà “emergenti”: percorsi che possano giovarsi del premio stesso facendosi conoscere o ottenendo maggiore visibilità.
Al premio Rete Critica possono votare siti e blog di informazione e critica teatrale che abbiamo visibilità in rete, con un’identità redazionale riconoscibile. Possono partecipare alle votazioni siti, portali e blog attivi con continuità nell’annualità della votazione e la cui data di fondazione sia di almeno di due anni antecedente (es. all’edizione 2019 può partecipare una realtà nata nel 2017 e attiva nel corso della stagione 2018-2019). Si entra a fare parte della giuria dei votanti tramite autocandidatura o attraverso l’invito dei promotori del Premio.


FASE 1. (candidature e segnalazioni). Ogni sito/blog può segnalare un massimo di cinque candidature, di cui almeno una per ciascuna di queste categorie: 
a. percorso artistico o di compagnia, con particolare attenzione alle produzioni della stagione 2018/2019 (periodo di riferimento: 1°settembre 2018-31 agosto 2019); 
b. progettualità/organizzazione
c. strategie comunicative, con particolare attenzione alla capacità di rappresentarsi in modo innovativo anche in relazione al proprio territorio di riferimento, con pratiche di relazione e di radicamento volte a scardinare l’autoreferenzialità delle proposte artistiche e della comunicazione solo all’interno di una piccola cerchia di appassionati. 
Le altre due segnalazioni sono libere. 
Tutte le segnalazioni devono essere corredate da una breve motivazione. Le segnalazioni e le relative motivazioni dovranno pervenire alla casella premioretecritica@gmail.com entro e non oltre il 10 settembre 2019. Verranno rese pubbliche e si potranno leggere in questa pagina. 

FASE 2. (ammissione al primo turno). Partecipano al primo turno in ciascuna delle tre categorie i candidati che abbiamo ricevuto almeno due segnalazioni dai siti/blog. L’elenco aggiornato dei candidati sarà disponibile in questa pagina entro il 15 settembre 2019.

FASE 3. (primo turno). Le votazioni per il primo turno, secondo il principio “un voto per ogni sito/blog”, si terranno tra il 15 e il 20 settembre 2019. I voti dovranno pervenire tassativamente entro e non oltre le ore 12.00 del 20 settembre 2019 alla mail premioretecritica@gmail.com e verranno resi pubblici sul sito di Rete Critica. 

FASE 4. (la finale di Padova). Alla finale di Padova parteciperanno i tre candidati che avranno ricevuto il maggior numero di voti al primo turno per ciascuna categoria; in caso di ex aequo, i candidati in finale possonom essere più di tre. 

FASE 4a. I siti e blog che non avranno rappresentanti all’appuntamento di Rete Critica a Padova dovranno far pervenire i loro voti entro il 5 dicembre 2019 alla mail premioretecritica@gmail.com secondo il principio “un voto per ogni sito/blog”: sarà cura dei votanti verificare che il loro voto sia correttamente pubblicato su questa pagina.
Si rammenta che chi ha votato al primo turno è tenuto a esprimere il proprio voto (anche astenendosi) anche per la finale.

FASE 4b. I siti e i blog rappresentati a Rete Critica a Padova – che avranno dunque la possibilità di assistere e agli spettacoli e alle presentazioni dei progetti – parteciperanno alla votazione finale nel corso della serata in data da fissare con il TSV nel mese di dicembre 2019. 
I risultati verranno resi noti in tempo reale sul sito e/o sulla pagina Facebook di Rete Critica. 
Verranno proclamati vincitori i candidati che avranno ottenuto il maggior numero di voti in ciascuna categoria. Se più candidati otterranno lo stesso numero di voti, verranno proclamati vincitori ex aequo.


Gli ammessi al Primo Turno del Premio Rete Critica 2019

a. percorso artistico o di compagnia
– Il Mulino Di Amleto, Platonov (4)
– Silvia Gribaudi, Graces (4)
– Fabiana Iacozzilli Collettivo CrAnPi, La Classe (3)
– Davide Enia, L’Abisso (3)
– Fanny & Alexander, Rave Foster Wallace, Se Questo è Levi, Orfeo di Monteverdi (2)
– Roberto Latini, In Exitu (2)
– Teatro Akropolis, Pragma. Studio sul mito di Demetra (2)
– DOM, L’uomo che cammina (2)
– Rita Frongia, La trilogia del tavolino (2)
– Collettivo Controcanto, Sempre domenica, Settanta volte sette (2)

b. progettualità/organizzazione:
– Teatro dei Venti, Moby Dick (6)
– Mutaverso Teatro / Erre Teatro (4)
– Stagione Agorà di Associazione Liberty (2)
– Carrozzerie Not (2)
– Progetto Grandi Pianure a cura di Michele Di Stefano (2)
– Festival Testimonianze Ricerca Azioni di Teatro Akropolis (2)
– Armano Punzo e la Compagnia della Fortezza (2)
– Dominio Pubblico (2)

c. strategie comunicative
– Compagnia Frosini/Timpano (4)
– Fattoria Vittadini (3)
– Spettatore Professionista di Stefano Romagnoli (3)
– Teatro delle Albe per Purgatorio (2)
– Gommalacca Teatro per La nave degli incanti (2)
– Pergine Festival (2)
– Santarcangelo Festival (2)
– Opera Prima Festival (2)
– Teatro di Rifredi (2)


Tutti i voti del Premio Rete Critica 2019

Altre Velocità

a) Rave Foster Wallace di Fanny & Alexander
Né spettacolo né rappresentazione, bensì un’esperienza totale dentro un capolavoro della letteratura contemporanea. Rave Foster Wallace porta lo spettatore a vivere Infinite Jest, in un’apnea di dodici ore che evoca scene, episodi e contesti seguendo una modalità teatrale originale, itinerante e immersiva, e che assume ancora più valore in quanto impresa collettiva con decine di attori, tecnici, studiosi, traduttori.
b) Festival Periferico
L’undicesima edizione, dimostrando la costanza dell’intervento artistico sotto la direzione del Collettivo Amigdala e la sua perseveranza nell’abitare il marginale urbano attraverso pratiche site-specific di ri-affezione e rigenerazione, si contraddistingue per una visione audace e generosa di progettazione aperta e orizzontale rivolta al contempo ad artisti ospiti-condirettori e al pubblico partecipante. Attraverso una piccola rivoluzione copernicana, il festival rivendica la preminenza del processo artistico sul progetto e con esso una temporalità che privilegia l’incontro all’esito, in opposizione alla tendenza al sovraccarico del “programma a consumo”.
c) Compagnia Frosini/Timpano
Ai tempi dell’individualità come spot, la comunicazione su Facebook di questa compagnia è una sorta di autofiction quotidiana dove l’autobiografia scivola nella finzione, e viceversa, creando un interessante e ibrido “Oggetto narrativo non identificato”.
Francesca Penzo e Fattoria Vittadini. Danzatrice e coreografa capace di riflettere politicamente sul gesto e di celebrare, tramite la scrittura coreografica, l’importanza del femminile nella cultura contemporanea. Citiamo due progetti come il Festival Th!nk P!nk che si snoda tra Milano, Bologna e Nuoro e che, partendo dalle pratiche corporee, si interroga sui principi femminili presenti nel mondo e il progetto Yes, I’m a witch, costruito e immaginato come gruppo di lavoro e di ricerca con donne migranti e non.
Stagione Agorà di Elena Di Gioia. Avendo cura della cittadinanza, degli spazi e delle necessità delle periferie, La stagione Agorà propone ai comuni dell’Unione Reno Galliera una programmazione poliedrica e interdisciplinare, ma anche progetti ad hoc, incontri e laboratori, stimolando il dialogo tra teatro e città. Spesso i migliori nomi della scena contemporanea sono passati per questi luoghi, tanto da avere la sensazione che le cose accadano sempre più “quasi ai margini” e sempre meno nei centri.


Arabeschi

a) L’abisso e con Davide Enia
Una riflessione per raccontare attraverso la potenza del gesto, il canto e il cunto, lo spaesamento, il dolore e la rabbia che affiorano dinanzi a una delle più grandi tragedie contemporanee: quella degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo, epopea di eroi odierni. Uno spettacolo duro che ambienta la sua narrazione a Lampedusa, metafora di un naufragio, personale e collettivo.
b) Thauma – Atlante del gesto di Virgilio Sieni
Il progetto è stato ideato da Sieni per la città di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, e parte dallo studio e dall’esplorazione di materiali provenienti dagli archivi della Basilicata e di altre regioni italiane allo scopo di creare un archivio in divenire del gesto attraverso mostre, installazioni, pratiche, azioni coreografiche, performance e progetti speciali.
c) Rezza-Mastrella
Per l’infaticabile attitudine a inventare situazioni anomale, eventi spiazzanti, iniziative provocatorie a sostegno e a complemento delle proprie produzioni, facendo della promozione un vero e proprio prolungamento dello spettacolo
In Exitu. Roberto Latini è da sempre in perenne ricerca di nuove modalità espressive che fondano insieme, definitivamente, corpo e parola, atto e verbo. L’ultimo testo di Giovanni Tesori si fa carne grazie al performer romano che prosegue così anche il lavoro di indagine sulle lingue ‘segrete’ del teatro.
Spazio Franco. Per l’ardimentoso lavoro all’interno dei Cantieri Culturali della Zisa di Palermo dove si respira l’aria di contaminazioni tra le arti e di voglia di guardare avanti. In questa ex falegnameria abbandonata, oggi spazio libero e polifunzionale, si sperimenta il contemporaneo dando voce ad artisti e compagnie diverse


Ateatro

a) Jacopo Gassman, in particolare per il lavoro che sta facendo su Juan Mayorga
b) Teatro dei Venti per il progetto su Moby Dick
c) Stefano Romagnoli, per l’uso dei social e l’abnegazione ossessiva
Il Mulino di Amleto per il progetto complessivo della compagnia tra classici e contemporaneità
Il progetto “Finestre” di Piccola Compagnia Dammacco


Blaubart Dance Webzine

a) Il duo Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi che con Harleking (2018) ha sviluppato la sua ricerca raggiungendo una maturità artista che ha unito pubblico e critica.
b) Associazione culturale ZEBRA, per la capacità di riunire e supportare creatività differenti all’interno di una stessa visione progettuale con il sostegno alla produzione di giovani emergenti e la loro circuitazione, nonché un partecipato dialogo con diversi territori e pubblici italiani con una proposta densa e originale di progetti legati alle comunità
c) Silvia Gribaudi per l’ironia e il linguaggio spigliato che la contraddistingue e che riesce a coinvolgere il pubblico nei teatri e sul web. Ma anche per la densa attività laboratoriale in continua ricerca, con comunità del territorio e giovani danzatori, dimostrando inoltre un’abile capacità di dialogo con artisti anche lontani dalla sua poetica, italiani ed esteri, e di rinnovamento del proprio linguaggio artistico.
Luna Cenere per i suggestivi immaginari corporei che ha saputo disegnare con movimenti minimali e suadenti. Per una ricerca sul corpo che, nudo in scena, riesce a caricarsi di poesia in stretto dialogo con il passato e l’arte visiva e digitale (Twin, 2018 – Natural Gravitation – tribute to Isadora Duncan, 2018).
Alessandro Sciarroni, nello specifico per le due produzioni Save the last dance for me (2019) e Augusto (2018), oltre a una serie di pratiche laboratoriali che hanno coinvolto comunità artistiche e cittadine attivando inoltre un lavoro di ricerca e trasmissione della tradizione e del patrimonio culturale della danza, di forte rilevanza artistica e antropologica.


Bon Vivre

a) Armando Punzo/Compagnia della Fortezza, da 30 anni una delle esperienze di teatro più forti, riconosciute, indipendenti, provocatorie e artisticamente qualificanti in Italia… e il fatto di essere teatro in carcere non inficia il progetto artistico, anzi.
b) Festival Scene di Paglia (Padova) per la relazione con ospiti italiani e internazionali, che intervengono con progetti site-specific che valorizzano le peculiarità del territorio e delle comunità
c) Festival Opera Prima (Rovigo), con l’organizzazione di giovani compagnie/interpreti “presentati” da compagnie/autori conosciuti è stato introdotto un modello vincente.
César Brie (Orfeo e Euridice), un artista che in Italia continua a lasciare un segno con i suoi testi, le sue opere, gli allievi cresciuti con lui,
Davide Enia / L’abisso, un artista militante che guarda in faccia l’umanità del pubblico ed emoziona.


Che teatro fa

a) Graces – Silvia Gribaudi per il percorso lungo e prezioso di libero e ironico studio del corpo e dei corpi non conformi e della loro espressione artistica, drammaturgica, all’interno della perfoming art, e della danza contemporanea di cui Graces è ultima viva espressione.
b) Carrozzerie n.o.t di Roma, per l’instancabile capacità di scouting e di mappatura della scena contemporanea teatrale, per il sostegno alla creatività emergente attraverso una progettualità che sa guardare ai diversi linguaggi della performance, per il tempo di lavoro e sperimentazione che concede agli artisti e alle artiste che accoglie nei propri spazi.
c) Festival Short Theatre, “Provocare realtà”, per la capacità di intercettare e interrogare i nuovi linguaggi del contemporaneo attraverso una comunicazione che supera i confini disciplinari, geografici, generazionali. Per il pregevole lavoro sui social media, Facebook e Instagram in particolare.
Teatro delle AlbePurgatorio (come strategia comunicativa). Per avere raccontato in maniera viva e precisa l’attraversamento delle parole di Dante da parte di tutta la compagnia e il loro dispiegarsi in un progetto totale e comunitario che ha visto il coinvolgimento dei cittadini prima materani per Matera 2019 e poi ravennati.


Cultural Life

a) Compagnia Scimone-Sframeli, per Sei e per il loro lavoro complessivo. Per l’innovazione, la ricerca di un originale linguaggio drammaturgico e scenico, per il complesso del lavoro di una compagnia che continua a sperimentare, affrontando nuove sfide, come quella della rilettura dell’opera pirandelliana.
b) Horcynus Festival – Messina/Reggio Calabria.
Un Festival che riesce ad unire le due sponde, siciliana e calabrese, sull’onda dell’arte e della ricerca che spazia dal teatro, al cinema, alla musica, all’arte figurativa, e che guarda al Mediterraneo, alla sua storia antica e alle sue storie contemporanee, nonchè alla posssibilità di uno sviluppo sostenibile.
c) Valeria Bonacci per Primavera dei Teatri.
Un festival che, giunto alla sua ventesima edizione, mostra di avere raggiunto una maturità grazie anche ad una comunicazione moderna ed efficace, che ha contribuito a far varcare i confini regionali.


Culture Teatrali

a) EXCELSIOR di Salvo Lombardo/Chiasma
La discussa creazione di Salvo Lombardo, pur non essendo dichiaratamente l’attualizzazione dell’omonimo Excelsior del 1881 con le coreografie di Luigi Manzotti, e tuttavia ad esso ispirata, tende con grande libertà compositiva al superamento di un qualsiasi modello, mettendo in crisi l’idea stessa di “originale”. Corpo e movimento vengono qui indagati soprattutto come deposito di memoria, come impronta culturale in una prospettiva socio-antropologica. Un’indagine comunque e sempre di carattere artistico che solo convenzionalmente chiamiamo “danza”, capace di svelare l’innocenza quantomeno problematica con cui si introiettano nel sociale e nella vita quotidiana i valori politici delle forme di intrattenimento.
b) ConFormazioni (Palermo)
Nelle spesso non facili condizioni delle politiche del Sud Italia dedicate alle arti sceniche del contemporaneo, il festival palermitano ConFormazioni si è ritagliato progessivamente, dal 2017, un ruolo piuttosto attivo. Un progetto giovane, che nel 2019 ha saputo interpretare con intelligenza e vocazione internazionale le fragilità del “sistema Sud”. Uno sguardo multidisciplinare ha contribuito ulteriormente a farne un punto di riferimento nella mappa dei festival italiani dedicati all’innovazione scenica.
c) POLIS Teatro Festival (Ravenna)
ErosAntEros riesce a realizzare progetti apparentemente impossibili. Non era scontato dar vita a un festival in una città come Ravenna già particolarmente impegnata sul fronte teatro, portando artisti e creazioni nuove al suo pubblico. Merito (anche) dell’intraprendenza e delle abilità comunicative dimostrate dalla coppia Tomsic-Sacco, direttori artistici della compagnia e del festival, che hanno messo in relazione strati e gruppi sociali separati. Grazie non soltanto ai social e al mondo della rete, ma soprattutto rieditando modalità partecipative essenzialmente basate sulle relazioni umane e sull’importanza che queste hanno nel fare comunità.
Pragma. Studio sul mito di Demetra di Teatro Akropolis
Continua l’investigazione scenica di Teatro Akropolis sulle origini del teatro, condotta col consueto rigore e con esiti “d’eccezione”, stando all’omogeneità del panorama nostrano. Dopo Morte di Zarathustra, Pragma risale a ben prima di Dioniso, anzi scende negli antri più bui e angoscianti dell’Ade. Ma tutto questo diventa un sottotesto. La catabasi di Pragma è la ricerca dell’umano in un mondo senza sole; un mito svolto attraverso ritmi che si fanno stati di coscienza vieppiù illuminati, e che arriva a rinunciare, dopo aver eliminato quasi tutto, anche alla nozione di figura.


Doppiozero – Scene

a) Alessandro Berti
Autore, attore e regista indipendente, nonché fondatore di una casa-teatro a Bologna, da oltre vent’anni Berti attraversa la scena teatrale di ricerca sperimentando le infinite potenzialità della parola, tra coralità e solitudine, riflessione intima e dialogo, cercando continuamente spazi appartati in cui preservare la sincerità della sua ricerca sul mistero dell’umano. Come testimoniano gli ultimi lavori, ovvero Un cristiano, Leila della Tempesta e la recente trilogia Bugie Bianche, il suo teatro persegue la possibilità di una concreta trasformazione personale e sociale, e si muove tra religiosità e laicismo, ascetismo e convivialità, coniugando l’intelligenza e l’accuratezza di ricerche storico-politiche a un altissimo senso della scena, della narrazione, dell’azione, della relazione teatrale.
b) Mutaverso Teatro, per la volontà di puntare alto e di non rinunciare alla qualità artistica come scelta politica. Per la stagione attenta ai linguaggi del contemporaneo, per la sfida di non semplificare e di alzare l’asticella anche in mancanza di risorse, per il rapporto di fiducia instaurato con gli spettatori e con gli artisti ospiti, per il coraggioso e instancabile lavoro di semina in un territorio complesso.
c) Teatro delle Albe per Purgatorio, per avere raccontato in maniera viva e precisa l’attraversamento delle parole di Dante da parte di tutta la compagnia, e il loro dispiegarsi in un progetto totale e comunitario che nel corso di molti mesi, attraverso incontri, prove collettive, e decine di repliche, ha visto il coinvolgimento dei cittadini prima materani per Matera 2019 e poi ravennati.
Fanny e Alexander, per lo scavo nei fantasmi della memoria e della presenza, realizzato in molti spettacoli con l tecnica dell’eterodirezione, un suggerire in cuffia all’attore che si trova a dover ripetere, riprendere, reinventare, facendo i conti con i buchi neri della percezione. Così, la compagnia ravennate, dà corpo a creature perse nel tempo o nell’oblio, come nel caso del meraviglioso gioco con la memoria e la rimozione di Se questo è Levi, viaggio nell’opera di Primo Levi in tre tappe, con uno straordinario, essenziale, Andrea Argentieri che fa rivivere lo scrittore e l’opera, con la regia di Luigi De Angelis, che firma anche alcune interessanti regie liriche, come quella della discesa agli inferi dell’Orfeo di Monteverdi.
Annamaria Ajmone
Interprete di rara potenza in contesti fra loro differenti, negli ultimi anni ha sviluppato un percorso autoriale sempre più nitido, tramite una ricerca coreografica, tecnica e poetica che propone una visione e una esperienza trasformativa del gesto, dell’azione, della composizione, del luogo, sempre in dialogo sottile con l’osservatore. Intime e lucide, situazionali e analitiche, le sue creazioni oscillano dall’infinitamente piccolo di una micro-gestualità cercata con attenzione alle possibilità d’espansione del corpo tramite l’azione. Così, l’anatomia viene spinta oltre se stessa, a una contaminazione con gli ambienti con cui si confronta, e la coreografia al di là dei limiti compositivi convenzionali – per esempio con le “Pratiche di abitazione temporanea”, ciclo di lavori site ma anche time specific pensati per spazi non teatrali inaugurato in uno squero veneziano nel 2015 nel quadro della Biennale Danza di Virgilio Sieni -, mentre l’attività artistica deborda in pratiche politiche e di pensiero con cui forma un unicum che fa di Annamaria Ajmone una delle autrici più interessanti della scena italiana attuale.


Dramma.it

a) Piccola Compagnia della Magnolia di Torino con lo spettacolo Mater Dei, perché è tappa fondamentale della maturazione estetica, drammaturgica e recitativa di una compagnia capace di toccare esplorare e scuotere le corde più profonde dello spirito e della mente.
b) Compagnia Arditodesìo
Per la progettualità e organizzazione che ha permesso alla compagnia di compiere sperimentazione in chiave pedagogica, proponendo lavoro su alcune tematiche scientifiche che in genere vengono trattate nei corsi di studi.
c) Teatro in Fortezza presso castello di Sperlinga (provincia di Enna). Direzione artistica Egle Doria e Silvio Laviano. Secondo anno di
successo per la rassegna teatrale che raccoglie drammaturgia siciliana
contemporanea e nazionale, rivalutando un sito storico grazie
all’intervento delle forze politiche locali.
Tiziana Francesca Vaccaro con lo spettacolo Terra di rosa dedicato a Rosa Balistreri per l’interpretazione di alto livello, per la ricerca storico-antropologica e musicale messa in atto prima di scrivere la drammaturgia, per l’operazione editoriale che ha portato alla pubblicazione di un volumetto che racconta, attraverso la Graphic Novel, la ricerca dei documenti utili alla ricostruzione della vita di Rosa Balistreri.
Progetto Aware La nave degli incanti della Compagnia Gommalacca di Potenza. Per la qualità della proposta non solo dal punto di vista artistico ma soprattutto per l’efficacia nell’attivare e consolidare la relazione con
la comunità di riferimento.


Eolo

a) Collettivo Controcanto
Attraverso due soli spettacoli, Settanta volte sette e Sempre domenica, assai diversi tra loro, la compagnia romana, formata da giovanissimi interpreti, ha creato un percorso teatrale originale, riconosciuto in diversi ambiti autorevoli.
b) Forever Young
Rimarchevole progetto residenziale, riservato alle giovani compagnie teatrali italiane, a cui viene offerto un tempo dedicato allo studio, alla ricerca e alla creazione per un’opportunità importante di crescita, attraverso il confronto con il palcoscenico e con le dinamiche dell’allestimento teatrale.
c) Spettatore Professionista
Pagina autorevolissima che promuove sui Social il teatro in tutti i suoi ambiti, con l’attenta presenza del suo inventore nella maggior parte degli eventi nel paese.
La trilogia del tavolino di Rita Frongia
Di grande pregnanza per drammaturgia e interpretazione: La vita ha un dente d’oro, La vecchia e Gin Gin, compongono uno straordinario unicum dove, intorno ad un semplice tavolino, il teatro si va vivo e palpitante.
Il Mulino di Amleto
Un percorso di assoluto valore che spazia da Goldoni a Molière, da Cechov a Hugo, ha contraddistinto una compagnia che è riuscita ad imporsi per aver proposto in modo personale la messa in scena in chiave contemporanea del repertorio classico.


Exibart

a) Teatro dei Venti – Moby Dick un lavoro trasversale che, grazie a una plurima stratificazione linguistica, riesce a raggiungere un ampio spettro di spettatori.
b) Fog
Al suo secondo anno di vita, Fog si amplia e si sviluppa in una programmazione unica nel suo genere nel panorama teatrale italiano, portando in Italia novità e avanguardia internazionali.
c) Festival Mosto
Una comunicazione semplice, chiara ed efficace per un piccolo festival che sta cercando di diventare grande.
Marco D’Agostin
Teatro Povero di Monticchiello


Fanpage

a) Danio Manfredini, per il suo ultimo lavoro Luciano che ha debuttato la scorsa stagione e che oggi più di prima mostra con evidenza la forza e la coerenza di un “percorso artistico” necessario e unico.
b) Teatro dei Venti per il progetto su Moby Dick
c) Frosini/Timpano che da compagnia indipendente da ormai diversi anni alimenta via social il dibattito critico sul teatro pur all’interno di un discorso comunicativo proprio. E perché, pur avendo perso il loro ultimo lavoro, sono a guardar bene, uno dei valori rivelati più interessanti della scena degli ultimi anni. Hanno introdotto un “modo” di raccontarsi e di raccontare il teatro.


Fattiditeatro

a) Riserva Canini/Campsirago Residenza
Una compagnia che con l’ultima creazione Non ho l’età conferma la sua vocazione “tout public”: un teatro di figura dal linguaggio poetico e raggiungibile a tutti, godibile a vari livelli. La segnalazione va anche a un centro di residenza che riesce a lavorare capillarmente in un territorio proponendo spettacoli in luoghi mai convenzionali.
b) Michele Di Stefano per Grandi Pianure
Una rassegna di danza che porta a Roma proposte innovative coinvolgendo realtà e luoghi di varia natura; in primis il Teatro di Roma e poi il Palazzo delle Esposizioni (dove si è tenuta la prima edizione di Buffalo, un vero e proprio festival all’interno della rassegna), Short Theatre, l’Istituto di Cultura Svizzera.
c) Pergine Festival
Confermo la segnalazione del 2018 avendo notato, a distanza di un anno, una conferma nella qualità della comunicazione.
Liv.In.G. (Live Internalization Gateway) è una piattaforma per l’internazionalizzazione delle realtà produttive italiane che nasce all’interno del tavolo internazionale di C.Re.S.Co per volontà di quattro progettiste culturali (Carlotta Garlanda, Cristina Cazzola, Cristina Carlini, Giuliana Ciancio, alle quali si aggiunge come consulente Giulio Stumpo). Liv.In.G., attraverso numerose attività (eventi, mentoring, consulenze) e in partnership con prestigiosi enti, diffonde all’estero il nostro teatro.
DOM dialoga col paesaggio, flirta col territorio, cammina, crea comunità, indaga le periferie. DOM interseca le arti contemporanee con l’attivismo. Con L’uomo che cammina – Roma abbiamo attraversato a piedi, in metro e in pullman le molteplici anime e le criticità della Capitale, dal Teatro Valle fino all’Idroscalo di Ostia.


Gagarin


a) Luigi Dadina
Nel 1983 fonda, con Marco Martinelli, Ermanna Montanari e Marcella Nonni, il Teatro delle Albe. È attore negli spettacoli diretti da Marco Martinelli, ma anche autore e regista. Nel 1993, con Mandiaye N’Diaye, crea Griot Fulêr. È ideatore e curatore di diversi progetti tra cui Voci della Resistenza, con i protagonisti di quegli eventi storici; Le vie dei canti, tra teatro, musica e letteratura rivolto alle comunità immigrate; Trebbi nella pineta di Classe, narrazioni notturne intorno al camino. Nel 2001 realizza Lido Adriano, porta d’Oriente, serie di interventi-eventi e indagini socio-culturali sull’atipico sviluppo di quel complesso territorio. Per il ruolo del padre in PANTANI viene candidato ai premi Ubu 2013 come “miglior attore non protagonista”. Nel 2013 realizza, con Massimiliano Benini, il documentario Pascoli e Pantani. Dal 1994 è guida dei laboratori non-scuola. Attualmente è presidente di Ravenna Teatro. Nella Stagione 2018-2019 ha debuttato Saluti da Brescello, di cui è protagonista insieme a Gianni Parmiani. Una molteplicità di ruoli, dentro e fuori la scena, per questo uomo e artista riservato e al contempo centrale per il Teatro delle Albe prima, per Ravenna Teatro, poi. Una figura del teatro italiano il cui proteiforme spessore, forse, non è ancora stato pienamente riconosciuto.
b) Tra un atto e l’altro
Da cinque anni, su stimolo e coordinamento di Angela Malfitano e Francesca Mazza – fondatrici dell’Associazione culturale Tra un atto e l’altro – ogni fine estate un gruppo di attori e attrici segnato dall’incontro con Leo de Berardinis e Thierry Salmon (oltre alle stesse Malfitano e Mazza ci sono Maurizio Cardillo, Fabrizio Croci, Oscar De Summa, Marco Manchisi, Gino Paccagnella e Bruno Stori) si incontra per un manipolo di intense giornate ad allestire uno spettacolo presentato per pochi giorni e poi archiviato: condizioni produttive fuori da qualsivoglia logica di mercato, piccola donchisciottesca impresa che trova la propria ragion d’essere, vien fatto di azzardare, proprio nella eccezionalità di una interrogazione alla pratica dell’attore massimamente fugace. Dopo Shakespeare e Frankenstein, dopo il 68 e Guerra e pace, nel 2019 hanno affrontato la sfida di firmare una drammaturgia e una regia a otto mani per davvero, nell’andare in scena senza attendere una chiamata, misurandosi con il tema del naufragio. Solido artigianato teatrale, esito bellissimo. Progetto tanto “insensato” quanto necessario.
c) Santarcangelo Festival
Il triennio firmato da Eva Neklyaeva e Lisa Gilardino, caratterizzato da un deciso ampliamento delle tipologie di proposte secondo un’«ottica post-disciplinare» pervicacemente perseguita, si è concluso con una edizione nella quale il gentle del claim ha informato di sé, rispecchiato nei rassicuranti toni rosa e arancioni dei materiali di comunicazione, la cifra di una programmatica estroflessione, a dar voce a una quantità di proposizioni affatto proteiformi fra loro ma accomunate dalla volontà di andare incontro al pubblico senza troppi urti né strappi, ben lontani dalle forme ostiche e puntute che negli anni e decenni passati hanno caratterizzato (e in parte ancora lo fanno) la scena performativa, a Santarcangelo et ultra. Analogamente alle proposte del Festival, il sistema di comunicazione messo in campo si è inscritto pienamente nella tendenza affatto contemporanea alla riduzione della quantità di significati che si vuole veicolare, a favore della più ampia leggibilità, con molteplici significanti univocamente tesi a tracciare un segno: qualsiasi cosa se ne pensi, una vocazione alla semplificazione pienamente figlia dei nostri tempi.
Pragma. Studio sul mito di Demetra di Teatro Akropolis. Regia di Clemente Tafuri e David Beronio. Con Domenico Carnovale, Luca Donatiello, Aurora Persico, Alessandro Romi.
In epoca di crescente omologazione delle forme e dei consensi (anche nei territori della cosiddetta sperimentazione), è forse necessario premiare il coraggio e l’azzardo della difformità. Questo ibrido fra teatro, danza e rituale si costruisce di una rigorosissima e al contempo lieve partitura in cui quattro dediti performer incarnano (al di là di ogni psicologismo) le mitiche figure di Demetra, Ade, Persefone e Baubò. Ma, questo è il fatto più interessante, ciò che è dato al pubblico non è il racconto, la rappresentazione di un mistero, quanto l’essere posti di fronte a un accadimento, il farne esperienza. Indefinibile e indimenticabile.
GIN GIN (DI COSA SI PARLA QUANDO SI PARLA), drammaturgia e regia Rita Frongia. Con Angela Antonini e Meri Bracalente. Un pas de deux di corpi-voce in profondo ascolto ritmico reciproco, un esercizio di presenza scenica che andrebbe mostrato in ogni scuola o corso di recitazione, a testimoniare una pratica rigorosa e lieta, ben lontana dalla mera esibizione di bravura fine a sé stessa. Terza parte della Trilogia del tavolino (composta da La vita ha un dente d’oro, La vecchia e Gin Gin) lo spettacolo ne riprende il dispositivo minimale: due maschere/persone sedute, poche luci a illuminarle, qualche oggetto. Le attrici di Gin Gin, con solida sapienza, danno voce e corpo (quanta possente fisicità può esserci, in due persone sedute a un tavolino!) a un «canovaccio accurato» composto da parti fisse e mobili, secondo un’idea antica di arte che pone al centro l’attenzione viva al mondo: quello strambo della scena e quello, forse ancor più bizzarro, che ne sta al di là. Chapeau.


Gufetto

a) compagnia Di Maio/Nicoletti per la messa in scena di Genitori Perfetti. Spettacolo allestito nella versione definitiva durante la stagione 2018/19, dopo una lunga gestazione emozionale, orchestrata da Henry Paul Miller con la ricerca delle azioni concrete della vita, intesa appunto come rete di relazioni fisiche, di intenzioni, di obiettivi da cercare all’interno del testo analizzato. A questo approccio lavorativo legato alla ricerca di azioni e di vita in scena, Miller aggiunge una ricerca di immagini forti ed una osservazione sociologica sul testo e sulle motivazioni che spingono a una nuova e contemporanea messa in scena. Contemporaneità come punto di forza, anche arrivando a messe in scena a inviti ristretti per una suspence anche in sala su un testo ermetico ma di grande impatto emotivo. Le metodologie di ricerca adottate, creano le condizioni per una approfondita sperimentazione artistica, pur garantendo un linguaggio fruibile indirizzato al pubblico. Lo spettacolo è stato pensato per essere rappresentato in qualsiasi contesto, finanche nella totale assenza di tecnologie e scenografie e nella doppia versione linguistica: italiano e inglese.
b) Casa della Cultura Italo Calvino a Casalecchio di Reno (BO), un progetto di Roberto Alessi e Giuseppe Mariani. Uno spazio comunale intitolato a Italo Calvino e inaugurato nel gennaio 2018 come esperimento di rigenerazione urbana di uno spazio altrimenti in disuso, che, grazie a un progetto culturale avanzato e rivolto a vari target di utenza in spazi differenziati porta la piazza pubblica a dialogare con altri spazi divenendo “Fucina Culturale”, anche oltre lo specifico progetto che è prettamente rivolto all’espressività dei giovani, per una rigenerazione sociale degli abitanti che possono usufruire di uno spazio aggregativo con proposte culturali diversificate e rinnovate con laboratori, incontri, eventi, performance, workshop, esposizioni, la sperimentazione e produzione di nuove forme d’espressione creativa e di promozione culturale come modalità con le quali si articola il programma con cadenza stagionale. L’obiettivo generale è quello di esplorare le frontiere dell’immaginazione e della creatività mettendo in dialogo le prospettive dell’innovazione tecnologica, della comunicazione e dei nuovi linguaggi espressivi con l’antico sapere delle arti.
c) Festival Le Città Visibili Rimini
Ormai all’ottava edizione è divenuto un appuntamento fisso della estate riminese, nella sua dimensione non balneare, anche grazie a una strategia di comunicazione che ha consentito di radicare il festival sul territorio, con momenti di dialogo fra relatori e pubblico su tematiche di attualità, a volte sviluppate in modo autonomo ed a volte connesse con lo spettacolo serale, una forte presenza su social di immediata lettura, in particolare Instagram, curati da “Giobbe vs. i social media” che continua anche oltre alla durata del festival ripercorrendo nella mente degli Utenti/Spettatori i momenti passati nel luogo di rigenerazione culturale scelto per l’edizione.
Carrozzeria Orfeo è una realtà ormai decennale che partendo da un nucloe originario ristretto ha saputo creare un profilo di compagnia di vasto respiro, facendo dell’organizzazione una punta di diamante, soprattutto considerando come siano stati in grado di muoversi sul territorio nazionale.
Hanno saputo creare un modello innovativo dove, oltre all’abilità nel vendere il prodotto-spettacolo, si aggiunge la capacità di adattare il proprio sistema ad un circuito che ha mille difetti e spesso poco spazio di manovra. Hanno creato quindi un modo malleabile ed estremamente social di organizzazione, andando incontro ai tempi e creando un modello positivo e originale.
Associazione Murmuris è una realtà pregevole perché attiva nella promozione della cultura teatrale tra i non addetti ai lavori, grazie alla costruzione attenta di una rete di rapporti virtuosi col territorio, grazie a collaborazioni feconde con le realtà che coabitano e cogestiscono il Teatro Cantiere Florida, dove è residente insieme a Versilia Danza ed Elsinor. Costituisce un osservatorio prezioso sul teatro contemporaneo nell’atteso appuntamento annuale con la Rassegna Materia Prima, favorendo la diffusione e la comprensione dell’arte con laboratori aperti alla popolazione, incontri con gli autori e le compagnie, progetti con le scuole della città. La sperimentazione di Murmuris passa anche attraverso la collaborazione con luoghi insoliti: il carcere di Sollicciano, il quartiere Isolotto, La Casa Museo Rodolfo Siviero. La scelta di testi e temi sia per le proprie produzioni di compagnia, sia per le residenze artistiche di compagnie ospiti, rivela una grande sensibilità per la contemporaneità, per la lettura attuale dei classici, per la possibilità di un teatro civico che costituisca spazio di comunità, di pensiero collettivo, di incontro, di risposte alternative ai problemi della società. Murmuris si fa portavoce di un’idea di cultura alta ma non elitaria, volta alla condivisione, alla com-passione, alla collaborazione tra gli individui.


Il Manifesto

a) In Exitu di Giovanni Testori – Roberto Latini Fortebraccio Teatro/Compagnia Lombardi-Tiezzi
Con questo spettacolo Latini prosegue nella sua personale esplorazione del teatro italiano, affrontato negli ultime due anni in modo trasversale ed inedito, tenendo d’occhio sia gli effetti di una critica alla critica del testo (soprattutto in Testori) sia smontando ulteriormente meccaniche scenografiche classiche (Sei dal Pirandello dei Sei personaggi e il Goldoni del Teatro Comico)
b) Carte Blanche – Naturae
Il braccio operativo della Compagnia della Fortezza si conferma come la più agguerrita macchina organizzativa del teatro italiano capace com’è di tradurre in spettacolo le suggestioni filosofico-teatrali di Armando Punzo (a tal proposito si lega nei trent’anni di celebrazione della Compagnia l’uscita del libro – bilancio Armando Punzo. Un’idea più grande di me. Conversazioni con Rossella Menna, Luca Sossella Editore, 2019)
c) Festival delle Colline Torinesi. In un tempo di crisi dei festival, la manifestazione torinese ha saputo rinnovare il suo progetto attraverso una sintesi comunicazionale di forte impatto urbano.


Krapp’s Last Post

a) Dom. Per il format artistico nato dal sodalizio tra Leonardo Delogu e Valerio Sirna L’uomo che cammina, presentato negli anni al Terni Festival, ad Ostia… e nell’ultima stagione riproposto a Roma, in un percorso sempre nuovo e differente ma arrivato con successo anche a Milano in occasione di Danae XX.
b) Operaestate Festival Veneto
Il prossimo anno Operaestate Festival Veneto di Bassano del Grappa festeggerà 40 anni di attività. Lo segnaliamo per l’offerta culturale che di anno in anno è sempre più ampia (musica, teatro, danza e da quest’anno anche una piccola sezione dedicata al circo contemporaneo), oltre che per la riuscita valorizzazione del territorio (sono circa una trentina i comuni coinvolti nella programmazione). Allo stesso tempo ha dato vita a numerosi progetti europei di ricerca, e di inclusione sociale (migrant bodies, dancing museums, empowering dance, Spray per citarne alcuni). Non ultimo, l’atto di resistenza alla nuova amministrazione leghista appena insediata, che in una recente intervista al Corriere del Veneto ha informato che a marzo “si congederà Rosa Scapin”, attuale direttrice e fondatrice del festival, senza che la diretta interessata ne fosse informata.
c) Fattoria Vittadini.
Oltre al proprio percorso di compagnia, lavora per rendere gli spazi della Fabbrica del Vapore di Milano, ottenuti tramite bando, un punto di sostegno alle compagnie indipendenti attraverso mini coproduzioni, cessione degli spazi prove e offerta formativa con laboratori. Non di meno, la compagnia promuove il Festival del Silenzio, che sta consentendo anche a un pubblico più vario di conoscere il linguaggio Lis e la creatività dei sordi.
Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino, per il loro percorso artistico “libero”, in qualche modo “marginale” e poco considerato dalla critica nazionale.



L’incertezza creativa

a) Quotidiana.com
Con Il racconto delle cose accadute (produzione 2018) Paola Vannoni e Roberto Scappin portano avanti un lavoro di ricerca sul linguaggio e di attraversamento di temi avviato fin dalla fondazione della compagnia, mettendo a punto quella modalità dello stare sulla scena che ne qualifica la cifra personalissima nel saper combinare profondità e ironia.
b) Il festival Orlando di Bergamo
Organizzazione, qualità delle proposte e la promozione elegante e determinata che opera sul territorio di riferimento per valorizzare l’alterità come valore culturale e politico.
c) La newsletter di Gruppo Nanou
Uno strumento adeguato alle forme della comunicazione di progetti, idee, eventi nello stile up to date delle strategie comunicative via web.
La stagione teatrale Agorà a cura dell’Associazione Culturale Liberty con la direzione artistica di Elena Di Gioia. Per la programmazione di un teatro diffuso e la capacità di coinvolgimento dei pubblici dislocati nelle zone periferiche dell’Emilia Romagna (progettualità/organizzazione).
L’uso dei social media di Frosini/Timpano che, con una strategia abbastanza unica di “social logorrea”, informano, creano relazioni, transmediano il loro lavoro teatrale e divertono (strategie comunicative)


L’oca critica


a) Se mia madre mi facesse a pezzi nessuno mi verrebbe a cercare. Segnaliamo la felice collaborazione tra una regista dalla rodata esperienza e un’attrice che si affaccia per la prima volta sulla scena teatrale: Elena Dragonetti – codirettrice artistica di Narramondo Teatro – torna a lavorare sull’adolescenza, dirigendo un’attrice molto giovane e non professionista, selezionata appositamente per l’intensità e passionalità propria di chi l’adolescenza l’ha appena vissuta. Marta Prunotto, sola in scena per tutto lo spettacolo, riesce alla perfezione a incarnare queste caratteristiche e a toccare temi delicatissimi in un monologo denso, magmatico, animato da bisogni voraci e disperati.
b) Festival Testimonianze Ricerca Azioni di Teatro Akropolis, Genova. Giunto alla sua nona edizione, questo Festival lancia ormai un’orgogliosa sfida alla precarietà delle proposte culturali nel territorio genovese, che nel corso degli ultimi anni sembrerebbe spingere più verso un collezionismo di eventi che sulla costruzione concreta di idee innovative, almeno per quel che riguarda il teatro.
Il più grande merito di Teatro Akropolis, tra i promotori anche della maggior parte delle iniziative davvero di valore della città, come Intransito e FuoriFormato, quest’ultima rassegna in particolare in crescente evoluzione, è quello di sfuggire alla provinciale tutela esclusiva dei talenti locali, agevolando invece una fertile rete di scambi, ospitalità, residenze, aprendo le porte della città a ciò che avviene nel teatro di ricerca in campo europeo, senza ovviamente dimenticare di coltivare il proprio orizzonte di lavoro culturale. L’ultima edizione è stata particolarmente intensa – e seguita da un pubblico vario – con una brillante convivenza di progetti eterogenei, da Licia Lanera a Jessica Leonello, dalle straordinarie danzatrici palermitane Vicari/ Aloisio alla performer Valentina Campora, dalla danza butoh ai collettivi di circo, passando per un più che convincente esempio di ricerca teatrale della compagnia di Akropolis, il bellissimo Pragma.
c) Il silenzio sul Teatro Altrove
Chiediamo di accettare, in via del tutto eccezionale una segnalazione particolare, la piccola storia di una mancata comunicazione, quella tra il Comune di Genova e il Teatro Altrove.
L’esperienza di una virtuosa condivisione degli eleganti spazi del Palazzo Fattinanti-Cambiaso a Genova, è durata dal 2013 al dicembre 2018.
Arci, Belleville, Narramondo Teatro, Laboratorio Probabile Bellamy, Disorder Drama, Comunità San Benedetto al Porto sono le realtà che hanno costruito un volto nuovo alla zona della Maddalena, una delle più dure del centro storico genovese. Stagioni di elevato spessore artistico – grazie soprattutto agli investimenti personali delle associazioni coinvolte e solo in parte all’assegnazione temporanea di un contributo per il bando Performing Arts della Compagnia San Paolo – distribuito tra teatro indipendente, musica rara, cinema di qualità, proposte innovative legate al territorio, apertura quotidiana, valorizzazione del tessuto sociale del quartiere, insomma un servizio culturale senza precedenti nella recente storia genovese, molto apprezzato da un pubblico estremamente eterogeneo. Nel totale silenzio istituzionale, le associazioni hanno gradualmente lamentato l’insostenibilità economica del progetto, fino al passo necessario della chiusura. Il Comune di Genova, che non ha potuto o voluto fare assolutamente nulla per impedire questo atto, ha successivamente rinviato per molto tempo la pubblicazione di un nuovo bando, annunciandolo finalmente quest’estate. Tra le voci del detto bando, si garantirebbe, tardivamente, la totale copertura dei costi di gestione.
Una decisione di questo genere, con maggiore tempismo, avrebbe consentito alle realtà che avevano tenuto aperto, in tutti i sensi, uno spazio fondamentale della città, di continuare il proprio prezioso lavoro. Oggi, la situazione è ancora nebulosa e Genova ha un teatro in meno. La nostra segnalazione, lo ammettiamo, purtroppo solo simbolica, va dunque a un’esigenza culturale, del tutto ignorata dalle istituzioni, rappresentata da una profonda mancanza, quella del Teatro Altrove, la cui breve parentesi gestionale andrebbe premiata per aver costruito un percorso coerente, generoso e di qualità.
Teatro dei GordiVisite
Segnaliamo con piacere l’evoluzione del Teatro dei Gordi che, all’autoironica, straniante, capacità di reinterpretare l’uso della maschera, già arrivato al suo apice – e a un certo successo – nel loro Sulla morte senza esagerare, h anno applicato con maggiore rigore, in Visite, una completezza drammaturgica, una visionarietà registica mai banale, una gestione del tempo scenico che lavora sul ritmo interno della muta narrazione. Gli attori riescono a lavorare sull’infinitesimamente piccolo, costruendo vite e relazioni, senza scorciatoie o convenzioni. In prospettiva, questa combinazione di dramaturg, regista e interpreti rigorosi, può portare a risultati sempre più sorprendenti.


Gli Stati Generali

a) Unterwasser – Visual Theatre Company (Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti e Giulia De Canio).
Per la raffinata ricerca nel campo del teatro di figura, frutto di visionarietà e artigianato.
b) Medea per strada, Teatro dei Borgia.
Per un lavoro di alto valore politico e civile, che si accresce di tappa in tappa svelando risvolti contemporanei del mito tragico).
c) Dominio Pubblico
Festival inclusivo, aperto, sperimentale, capace di coinvolgere giovani generazioni in ogni settore del festival stesso. la comunicazione, vivace e incisiva, frutto di una riflessione ampia, è stata affidata ad under25.
Zio Vanja di Alex Rigola, per l’invenzione dello spazio e di un modo di affrontare Cechov, appena sussurrato.
Il mulino di Amleto, instancabile e creativa giovane compagnia, che affronta con gusto e sapienza i grandi classici del teatro.




Il Pickwick

a) Teatrodilina
Per aver composto negli anni (da Le vacanze dei signori Lagonia a Zigulì, Banane, Il bambino con le orecchie grandi, Uccelli migratori) squarci di una commedia umana in cui tutto si mescola, diventa sostanza ed accade: la voglia e il terrore di essere madre e la difficoltà quotidiana di fare il padre; questa mia solitudine che non dico, il fallimento con cui mi confronto ogni giorno, l’ultimo istante passato assieme: prima che il mare e la morte ci colgano. E per aver composto tutto ciò con una coerenza creativa rara.
Per aver recitato la vita, in fondo: rendendocene ogni volta partecipi.
b) Erre Teatro/Mutaverso Teatro
“Vado da Vincenzo e Stefania” dicono di solito gli spettatori, così dimostrando il vincolo di fiducia generatosi negli anni. A Salerno, in una città dominata dall’amatorialità teatrale e dalla commercialità diffusa dal Circuito, Vincenzo e Stefania da anni programmano (in una sala concessagli in maniera intermittente e senza sostegni significativi dal Comune) stagioni di qualità, con vocazione nazionale, rilanciando di continuo in termini di rischio nella proposta. Così – rimettendoci economicamente ma continuando imperterriti – hanno creato un bisogno di teatro negli spettatori rispettando, nel contempo, la dignità lavorativa degli artisti ospitati.
c) Festival Troia Teatro
Hanno vinto il bando triennale della Regione Puglia. Avrebbero dovuto ricevere 13.500 euro. Ne hanno avuti 257. E diciannove centesimi. Si può fare di un imbroglio subìto un’opportunità? E di un’assenza si può fare una presenza? Il festival si è svolto, in edizione “pirata”. Comunicazione social efficace ed onesta – comprese le circostanze avvenute, tutte – e poi l’altra comunicazione: fatta al territorio. La cena sociale, la caccia al tesoro, le magliette coi teschi (da pirati, appunto), il coinvolgimento dei bambini nei laboratori, la presenza degli artisti negli spazi pubblici di Troia e la voglia di non interrompere il dialogo pluriennale con la cittadinanza. La Regione Puglia li ha messi in condizione di starsene zitti, loro hanno fatto fracasso.
Moby Dick, Teatro dei Venti
Uno spettacolo manifesto. Di un’etica e di una poetica, emblema dello sforzo di sfidare il proprio limite, di cavalcare l’onda dell’utopia rendendola possibilità reale. Una macchina scenica mastodontica, bastimento verso l’ignoto, che imbarca una pluralità di sensi, e offre una molteplicità di chiavi di accesso possibili insite in un’opera cosmogonica quale il capolavoro di Melville. Nel suo farsi rielaborazione scenica, il Moby Dick del Teatro dei Venti porta a sintesi un’epica trasfigurata e un’estetica visionaria, in cui l’identità tra l’idea poetica di fondo e la comunità coesa intorno e votata alla sua realizzazione, condensano l’essenza stessa di un modo di intendere, immaginare, pensare, realizzare e vivere il teatro.
Platonov, Il Mulino di Amleto
La vodka bevuta dai fiori che stanno al centro della tavola; le risate che ci facciamo io e te, distesi per terra, mentre giochiamo come bambini; e le cipolle tagliate senza piangere, il viso nascosto dietro al giornale, l’abbraccio che mi dai – ti amo, mi dici – mentre penso di tradirti, tutta questa voglia di andare e l’incapacità di andare davvero. La vita che avrei voluto vivere e non ho vissuto: espressa in un’opera che è stata una messa in scena del cechovismo, la resa di un’idea di “russità”.
Per questo e per il coraggio (produttivo) di stare sul palco in molti, mentre il sistema ti induce al monologo; per aver strappato all’oblio un testo distrutto dal suo autore ridandogli sostanza carnale; per aver tentato di dire questo, proprio questo, a chi stasera brinda stando seduto in un teatro.


PAC Pane Acqua Culture

a) La Bottega degli Apocrifi (Manfredonia) porta avanti con paziente determinazione da anni l’obiettivo politico di “coltivare il deserto” in un’idea di teatro necessario che si apre alla collettività attraverso una forma di feconda contaminazione. In una città indagata per infiltrazioni mafiose e commissariata, gli Apocrifi propongono un teatro etico, sociale e politico che abita la periferia per garantirne la sopravvivenza; un Teatro Diffuso che coinvolge la comunità, soprattutto quella dei bambini e degli adolescenti, partendo ogni anno da un laboratorio teatrale gratuito fino a farlo diventare un “esercizio di libertà collettivo” nella riscoperta di quella che è la vocazione originaria del teatro. L’esito del laboratorio 2019 è stato lo spettacolo Uccelli di Aristofane, nella riscrittura di Stefania Marrone con la regia di Cosimo Severo.
b) Moby Dick, Teatro dei Venti
L’impresa del Teatro dei Venti, che ha debuttato in versione definitiva nel maggio scorso a Trasparenze Festival, è una delle più importanti iniziative di teatralità acrobatico-performativa di piazza – nata da una produzione indipendente – di cui si abbia memoria tangibile negli ultimi trent’anni in Italia. Moby Dick è un’esperienza assimilabile allo storico Orlando furioso di Luca Ronconi. Un’opera d’ingegno collettiva nata dall’ardimento di Stefano Tè e del suo gruppo di lavoro, stretto attorno a un esperimento di teatro sociale attivo in Emilia-Romagna da molti anni.
c) Teatro di Rifredi, per la divulgazione di nuove drammaturgie
Il Teatro di Rifredi, guidato da Giancarlo Mordini e Angelo Savelli, è impegnato da decenni sul fronte della promozione della drammaturgia contemporanea straniera in Italia. Sia adattando alla scena opere letterarie di scrittori di fama internazionale come la turca Elif Shafak o il franco-belga Éric-Emmanuel Schmitt, sia, in particolare, con testi di autori spesso affermati all’estero, ma da noi quasi sconosciuti, come il francese Remi De Vos, il catalano Josep Maria Miró o, recentemente, il franco-uruguaiano Sergio Blanco. Una pratica teatrale e di dialogo con l’estero per un lavoro che ha poi grande impatto e radicamento sul territorio locale, che tante altre sale, anche molto più sostenute economicamente dai fondi pubblici, si sognano.
Festival Metamorfosi di Teatro 19, Brescia.
Per la capacità inclusiva di lavorare artisticamente sulle zone periferiche di una città – luoghi simbolo di degrado – elevandoli a spazi significativi di una riappropriazione da parte dei cittadini, facendo dialogare il tessuto urbano con le comunità di spettatori e con categorie fragili ottenendo esiti teatralmente curati e socialmente importanti. Un festival e una compagnia che con cocciutaggine romantica animano quartieri difficili con un pensiero d’arte che muove la vita dentro le archittetture contemporanee.
Davide Enia, L’Abisso


Quante Scene!

a) Collettivo Controcanto
Visti qualche anno fa all’esordio. In Sempre domenica segavano tutti i luoghi comuni sul precariato under trenta. E risultavano veri, schietti. Il titolo più recente Settanta volte sette traccia una storia semplice (e maledettamente complessa) sulla nostra capacità di perdonare e chiedere perdono. Oltre che veri e schietti, adesso sanno pure scatenare un’emozione fortissima.
b) Teatro di Rifredi
Ora che c’hanno pure il tram che passa sotto casa (meglio, sotto teatro) è più facile passare a trovarli. Cosa che ho fatto anch’io. E mi è piaciuto il lavoro che hanno fatto per far conoscere in Italia il valore dell’autore catalano Josep Maria Miró.
c) Seminari di Hystrio sul lavoro dell’ufficio stampa
Posso dirlo, visto che non faccio parte dello staff docente. Nelle giornate di studio di “È la stampa, bellezza” e “Comunicare teatro 3.0”, si capisce davvero quali dovrebbero essere le buone pratiche di un ufficio stampa (vabbè, di un ufficio media). Il che mi porta a pensare che sia tutto sommato un gran bel mestiere.
Silvia Gribaudi e Matteo Maffesanti
Continua a piacermi come lavorano. Hanno appena finito di occuparsi della vergogna (Humana vergogna a Matera) e subito lei ha lanciato una sfida alla bellezza, a Canova, alle Tre Grazie. Che sono poi tre vigorosi maschi (Graces) contrappesati dall’ironia e dalla rotondità della coreografa. Ammiccamenti zero. Splendore molto. Se pensate che in uno spettacolo di danza non si rida, vi sbagliate di grosso.
Fabiana Iacozzilli a Collettivo CrAnPi per La classe
Ho visto il suo docupuppet per marionette e una suora: un audio-inchiesta sul crescere in un istituto ecclesiastico. Il tema delle paure infantili diventa uno studio sulle vocazioni e, in particolare per Iacozzilli, quella di regista. Che ha scelto di farsi conoscere con una partenza in salita. Suor Lidia – brutale, manesca – è una figura di quelle che lasciano cicatrici. E ti ricordano che non si guarisce mai dalla propria infanzia.


Quarta parete

a) Giuseppe Battiston Winston vs Churchill
Per essere riferimento fermo del panorama teatrale nazionale, protagonista di messinscene mai scontate in cui testo, interpretazione, scenografia, musica e disegno luci sinergicamente operano per creare in scena quella dimensione parallela – unica per potenza espressiva – in cui il teatro trasporta lo spettatore, tra finzione e veridicità. Per saper dar respiro a pagine della grande Storia e dar vita a personaggi-chiave ad essa correlati spogliandoli dell’aspetto freddamente cronachistico e conferendogli la ricchezza ineguagliabile del valore sentimentale, così come il Teatro è deputato a fare.
b) Puglia Showcase Kids 2019
Per essere efficace occasione di conoscenza, visione e diffusione delle produzioni relative al Teatro ragazzi, settore nel quale le compagnie pugliesi hanno raggiunto una indubbia eccellenza, dimostrando – laddove fosse necessario – che la stessa categoria “Teatro ragazzi” è limitante e riduttiva rispetto alle ampie qualità e finalità degli spettacoli messi in scena, idonei per un pubblico che si affaccia per le prime volte al teatro ma anche per un pubblico adulto. Per aver messo in piedi durante questa edizione del NTFI, per 4 giorni, una efficientissima carovana caleidoscopica che ha portato la Puglia a Napoli, all’interno dei giardini di Palazzo Reale, facendola conoscere non solo attraverso le messinscene ma anche la musica, la tradizione culinaria, incontri pubblici di approfondimento, usando strumenti di comunicazione che si sono distinti per originalità e che sono stati realizzati insieme a realtà locali, in nome di una sinergia e di uno scambio reciproco di esperienze ed energie.

Scatola Emozionale

a) Fabiana Iacozzilli/Cranpi (La Classe)
b) Teatro Akropolis (Testimonianze Ricerca e Azioni)
c) Trasparenze Festival – Modena (Teatro dei Venti)
Trickster P/Cristina Galbiati & Ilija Luginbühl (Nettles)
Opera Prima – Rovigo (Teatro del Lemming)



Scene Contemporanee

a) Moby Dick
Uno spettacolo, Moby Dick del Teatro dei Venti, che che porta fuori dal teatro non solo il romanzo di Melville, ma anche tutto l’apparato scenografico, imponente e spettacolare: un gioiello ingegneristico, un’opera d’arte che funge da pilastro dell’opera stessa attorno alla quale trampolieri, acrobati e musicisti riescono a trasporre il capolavoro di Melville con bravura e destrezza. Si crea così una simbiosi tra la macchina scenica e l’attore che ne è il cuore pulsante, fino alla trasformazione da “nave” a “balena”, culmine dello spettacolo in cui il protagonista, Achab, si trova faccia a faccia con il suo Leviatano.
b) Erre Teatro/Mutaverso Teatro
ErreTeatro rappresenta un virtuoso percorso compiuto nell’ambito della rigenerazione territoriale attraverso il teatro. Affronta sfide complesse come la permeazione in un’area spesso poco ricettiva al contemporaneo di attività performative altre e di rilievo, costruisce un percorso condiviso e partecipato dal pubblico, di cui ne è un esempio la rassegna di teatro sulla tonnara “TeatrInBlu”, e genera nuovi bisogni nelle persone attraverso il teatro. Sono queste solo alcune delle tematiche raccolte e affrontate con successo da ErreTeatro, a testimonianza della possibilità di costruire percorsi d’impatto testimonianti la possibilità e la forza dei linguaggi performativi.
c) Pergine Festival
Per aver saputo coniugare territorio e comunicazione nel visual design urbanistico, in funzione di una visione artistica che unisce ambito turistico e progettazione culturale, con il tema delle connessioni globali. Per aver coinvolto negli ultimi anni pubblici con disabilità proponendo le audiodescrizioni e i percorsi tattili per non vedenti, le traduzioni in LIS di alcuni appuntamenti, e aver proposto un trekking urbano accessibile con la presenza di un folto pubblico di persone sorde in occasione di una serata dedicata ad arte e disabilità. Grazie all’attenzione per gli aspetti comunicativi, Pergine Festival ha trasformato la città in uno spettacolo a cielo aperto, restituendo a tutta l’area geografica circostante una visibilità nazionale, con ricadute positive sul turismo locale e regionale.
Dynamis. Per la capacità di attraversare il triplice binario della formazione, della ricerca e della produzione, con interessi che spostano l’orizzonte del teatro verso una dimensione più ampia, oltre i suoi steccati linguistici. Il percorso artistico dei Dynamis comprende, infatti, esperimenti diversissimi, che evidenziano gli aspetti sociologici di un ambiente e le rispettiva comunità che lo occupano, e che mescolano il gioco alle possibilità di utilizzo delle forme di comunicazione di utilizzo quotidiano, riuscendo con successo ad avvicinare al teatro pubblici nuovi.
In-Box

rappresenta un modello virtuoso per la promozione e distribuzione del teatro in Italia. Ogni anno, da dieci anni, consente a più di sessanta operatori teatrali e direttori artistici sparsi sul territorio nazionale di darsi appuntamento a Siena per conoscere una rosa di pochi ma selezionati spettacoli finalisti, offrendo a tutti la possibilità di conquistarsi spazio nelle Stagioni teatrali sul territorio nazionale l’anno seguente.
Senza sbarramenti anagrafici (diversamente dall’80% dei bandi teatrali in Italia) il Premio In-Box, grazie alla rete che lo comprende, rappresenta una possibilità reale per le compagnie emergenti di rendersi visibili a un mercato non facile, e, forse, di scrivere persino la propria storia, incontrando un successo più duraturo. Ciascuna replica ottenuta attraverso il Premio (anche una compagnia non ufficialmente vincitrice può essere scelta) crea un indotto diventando una nuova occasione per entrare in contatto con altri operatori, critici e, in generale, nuovi pubblici.


Stati d’eccezione

a) Lisa Ferlazzo Natoli (When The Rain Stops Falling e in generale per il lavoro sulla drammaturgia)
b) Carrozzerie Not
c) Stefano Romagnoli
Frosini/Timpano (uso dei social, comunicazione)


Stratagemmi

a) Daniele Ninarello. Per il suo coerente percorso di performer e di autore, per la capacità di intrecciare relazioni con altri artisti prolifici del panorama nostrano, per la statura di coreografo dimostrata con Still, per il lavoro di inclusione della comunità nel recente Dance Well 4 in collaborazione con CSC Bassano del Grappa.
b) Mutaverso Teatro
Per il lavoro di diffusione dei linguaggi del contemporaneo in un territorio complesso, per la sua stagione costruita con ascolto e sensibilità di quanto avviene sul piano nazionale, per la cura degli artisti, per lo strenuo lavoro sul pubblico
c) Ariella Vidach per il progetto Le alleanze dei corpi
Un percorso di qualità con attraversamento di spazi urbani (Parco Trotter di Milano), laboratori e approfondimenti con un gruppo di cittadine migranti. L’obiettivo di una Freedom in the public sphere (questo il titolo di uno degli atti performativi) ci pare un obiettivo auspicabile per questo momento storico.
Silvia Gribaudi. Per lavoro Humana Vergogna visto alla casa circondariale di Matera parte del progetto “La poetica della vergogna” e per Graces visto Kilowatt Festival. Per la capacità di restituire, in tutti i suoi spettacoli, le sfaccettature di percorso di ricerca complesso che poggia le radici sulla rivoluzione di canoni e stereotipi legati al corpo del danzatore tanto quanto al linguaggio del movimento.
Fattoria Vittadini. Per la natura dinamica delle azioni della compagnia, e per avere creato a Milano e alla Fabbrica del Vapore un luogo di rilevanza nella geografia della danza contemporanea professionale internazionale, con uno sguardo all’accessibilità (anche con il Festival del Silenzio), al rinnovamento, alla professionalizzazione.


Teatro & Critica

a) La classe di Fabiana Iacozzilli
Per la capacità di coniugare la vicenda autobiografica con il meccanismo di finzione teatrale tipico del teatro di figura e con l’azione drammaturgica documentaristica. Il risultato è un costante movimento di approssimazione e allontanamento dal dato autobiografico, attraverso una continua vivificazione emotiva data dalla presenza della stessa regista, prima solo in voce off e poi fisicamente in scena.
b) Grandi Pianure. Michele Di Stefano per il Teatro di Roma.
Perché finalmente con il progetto curato da Michele Di Stefano la danza entra nel cartellone del teatro pubblico romano: dalla coreografia contemporanea italiana agli artisti internazionali. Un progetto che nella stagione 2019/2020 riesce nel proprio intento programmando spettacoli di danza anche al di fuori del consueto periodo estivo, permettendo così agli spettatori del Teatro India di confrontarsi tutto l’anno con i linguaggi del corpo.
c) Santarcangelo Festival
Continuativa, diversificata e trasversale: questi i caratteri della comunicazione di Santarcangelo Festival, la quale durante il triennio diretto da Lisa Gilardino e Eva Neklyaeva è stata pianificata all’insegna di un dialogo sinergico e articolato su distinte piattaforme, mantenendo un contatto con la comunità di riferimento e incuriosendo nuovi utenti e futuri spettatori. Storytelling complementare all’azione di direzione artistica e capace di comunicarne tanto l’idea di “party” intesa come momento in cui il pubblico si mescola con gli artisti in un’atmosfera di festa; che il carattere appeal di una programmazione di rottura rispetto al passato. Tone of voice leggero, colorato e smaliziato ma al contempo politicamente ricevente e militante, in grado di tracciare una visione d’insieme con altre realtà (quali Drodesera Festival, Short Theatre, Ipercorpo) e coinvolgere, anche nell’ambito della comunicazione, le generazioni più giovani di Santarcangelo, protagoniste del progetto Wash Up.
Compagnia Musella Mazzarelli. Da sempre affezionata a un lavoro di ideazione e costruzione di drammaturgia testuale, negli ultimi anni la compagnia Musella/Mazzarelli ha avviato un’indagine sempre più approfondita e acuta attorno a nuove possibili forme della narrazione nel contesto teatrale. Dimostrando una grande attenzione ai moduli del racconto propri dell’universo cinematografico e, ancor di più, di quello delle serie TV, Musella/Mazzarelli affrontano con coraggio queste nuove frontiere prima in Strategie Fatali e ora in Who Is the King?. Strutturando una scrittura complessa attorno a piani narrativi paralleli e/o antitetici, in questa “fabula aumentata” si incontrano ed entrano in reazione dimensioni spazio-temporali interne ed esterne alla pagina shakespeariana, alla ricerca di uno spiazzante disequilibrio percettivo che guida l’attenzione dello spettatore attraverso paradossi del continuum cronologico, specularità fisica negli attori e gestione calcolata dello spazio scenico e dei suoi ordini prossemici. Ci auguriamo che questa segnalazione possa supportare gli artisti nella prosecuzione della propria ricerca, forte di una creatività consapevole dell’immaginario contemporaneo e delle sue aporie.
Focus Cina/Fabbrica Europa. Presentato all’interno della XXVI edizione di Fabbrica Europa, Focus Cina. Corpo, ideologia, contemporaneità ha costituito una preziosa occasione di incontro transculturale fra artisti, pubblico e operatori. Curato da Fabrizio Massini, il Focus ha offerto una panoramica inedita sul paesaggio della danza nella Cina di oggi, distanziandosi dalle consuete proposte mainstream e concentrando l’attenzione su autori off e indipendenti. I cinque coreografi coinvolti – invitati non soltanto a presentare le proprie creazioni, ma a condurre workshop e laboratori – hanno condiviso pratiche e trasmesso saperi, contribuendo così a decostruire la percezione di una Cina monolitica, decolonizzando le aspettative dell’osservatore da qualsiasi cliché orientalista e interrogandone le convinzioni in tema di contemporaneità e ricerca artistica.


Theatron

a) C&C company
Per la capacità di sviluppare un linguaggio artistico indirizzato all’indagine fisica e drammaturgica, atto a trasmettere energie e creatività in modo diretto, limpido e reale e in stretta relazione con le urgenti tematiche sociali contemporanee.
b) Dominio Pubblico
Per il crescente impegno nella formazione del pubblico under 25 attraverso un progetto teso alla sperimentazione di percorsi di visione partecipata e allo sviluppo di nuove competenze nell’ambito della produzione, promozione e organizzazione di un festival multidisciplinare.
c) La nave degli incanti (Gommalacca Teatro)
Per aver fatto del teatro viaggiante uno strumento di rigenerazione urbana attraverso una macchina spettacolare di strada che ha messo in circolo i concetti d’identità e mutamento del territorio lucano e dei suoi abitanti contemporanei.
Nest (progetto Giovani O’Nest). Per aver fatto del teatro e della cultura un metodo per restituire dignità, speranza e lavoro, attraverso un difficile quanto indispensabile percorso di avvicinamento al mondo delle arti performative.