Premio Rete Critica 2019. Votazioni e regolamento

Rete Critica raccoglie in una struttura informale i siti e i blog di informazione e di critica teatrale.
A Rete Critica partecipano realtà indipendenti, che abbiano una linea editoriale riconoscibile e continuità di lavoro. Vengono vagliate periodicamente candidature e autocandidature
Dal 2011 assegna annualmente il Premio Rete Critica

Il regolamento del Premio Rete Critica 2019
Il premio Rete Critica segnala primariamente realtà “emergenti”: percorsi che possano giovarsi del premio stesso facendosi conoscere o ottenendo maggiore visibilità.
Al premio Rete Critica possono votare siti e blog di informazione e critica teatrale che abbiamo visibilità in rete, con un’identità redazionale riconoscibile. Possono partecipare alle votazioni siti, portali e blog attivi con continuità nell’annualità della votazione e la cui data di fondazione sia di almeno di due anni antecedente (es. all’edizione 2019 può partecipare una realtà nata nel 2017 e attiva nel corso della stagione 2018-2019). Si entra a fare parte della giuria dei votanti tramite autocandidatura o attraverso l’invito dei promotori del Premio.


FASE 1. (candidature e segnalazioni). Ogni sito/blog può segnalare un massimo di cinque candidature, di cui almeno una per ciascuna di queste categorie: 
a. percorso artistico o di compagnia, con particolare attenzione alle produzioni della stagione 2018/2019 (periodo di riferimento: 1°settembre 2018-31 agosto 2019); 
b. progettualità/organizzazione
c. strategie comunicative, con particolare attenzione alla capacità di rappresentarsi in modo innovativo anche in relazione al proprio territorio di riferimento, con pratiche di relazione e di radicamento volte a scardinare l’autoreferenzialità delle proposte artistiche e della comunicazione solo all’interno di una piccola cerchia di appassionati. 
Le altre due segnalazioni sono libere. 
Tutte le segnalazioni devono essere corredate da una breve motivazione. Le segnalazioni e le relative motivazioni dovranno pervenire alla casella premioretecritica@gmail.com entro e non oltre il 10 settembre 2019. Verranno rese pubbliche e si potranno leggere in questa pagina. 

FASE 2. (ammissione al primo turno). Partecipano al primo turno in ciascuna delle tre categorie i candidati che abbiamo ricevuto almeno due segnalazioni dai siti/blog. L’elenco aggiornato dei candidati sarà disponibile in questa pagina entro il 15 settembre 2019.

FASE 3. (primo turno). Le votazioni per il primo turno, secondo il principio “un voto per ogni sito/blog”, si terranno tra il 15 e il 20 settembre 2019. I voti dovranno pervenire tassativamente entro e non oltre le ore 12.00 del 20 settembre 2019 alla mail premioretecritica@gmail.com e verranno resi pubblici sul sito di Rete Critica. 

FASE 4. (la finale di Padova). Alla finale di Padova parteciperanno i tre candidati che avranno ricevuto il maggior numero di voti al primo turno per ciascuna categoria; in caso di ex aequo, i candidati in finale possonom essere più di tre. 

FASE 4a. I siti e blog che non avranno rappresentanti all’appuntamento di Rete Critica a Padova dovranno far pervenire i loro voti entro il 5 dicembre 2019 alla mail premioretecritica@gmail.com secondo il principio “un voto per ogni sito/blog”: sarà cura dei votanti verificare che il loro voto sia correttamente pubblicato su questa pagina.
Si rammenta che chi ha votato al primo turno è tenuto a esprimere il proprio voto (anche astenendosi) anche per la finale.

FASE 4b. I siti e i blog rappresentati a Rete Critica a Padova – che avranno dunque la possibilità di assistere e agli spettacoli e alle presentazioni dei progetti – parteciperanno alla votazione finale nel corso della serata in data da fissare con il TSV nel mese di dicembre 2019. 
I risultati verranno resi noti in tempo reale sul sito e/o sulla pagina Facebook di Rete Critica. 
Verranno proclamati vincitori i candidati che avranno ottenuto il maggior numero di voti in ciascuna categoria. Se più candidati otterranno lo stesso numero di voti, verranno proclamati vincitori ex aequo.


Gli ammessi al Primo Turno del Premio Rete Critica 2019

a. percorso artistico o di compagnia
– Il Mulino Di Amleto, Platonov (4)
– Silvia Gribaudi, Graces (4)
– Fabiana Iacozzilli Collettivo CrAnPi, La Classe (3)
– Davide Enia, L’Abisso (3)
– Fanny & Alexander, Rave Foster Wallace, Se Questo è Levi, Orfeo di Monteverdi (2)
– Roberto Latini, In Exitu (2)
– Teatro Akropolis, Pragma. Studio sul mito di Demetra (2)
– DOM, L’uomo che cammina (2)
– Rita Frongia, La trilogia del tavolino (2)
– Collettivo Controcanto, Sempre domenica, Settanta volte sette (2)

b. progettualità/organizzazione:
– Teatro dei Venti, Moby Dick (6)
– Mutaverso Teatro / Erre Teatro (4)
– Stagione Agorà di Associazione Liberty (2)
– Carrozzerie Not (2)
– Progetto Grandi Pianure a cura di Michele Di Stefano (2)
– Festival Testimonianze Ricerca Azioni di Teatro Akropolis (2)
– Armano Punzo e la Compagnia della Fortezza (2)
– Dominio Pubblico (2)

c. strategie comunicative
– Compagnia Frosini/Timpano (4)
– Fattoria Vittadini (3)
– Spettatore Professionista di Stefano Romagnoli (3)
– Teatro delle Albe per Purgatorio (2)
– Gommalacca Teatro per La nave degli incanti (2)
– Pergine Festival (2)
– Santarcangelo Festival (2)
– Opera Prima Festival (2)
– Teatro di Rifredi (2)


Tutti i voti del Premio Rete Critica 2019

Altre Velocità

a) Rave Foster Wallace di Fanny & Alexander
Né spettacolo né rappresentazione, bensì un’esperienza totale dentro un capolavoro della letteratura contemporanea. Rave Foster Wallace porta lo spettatore a vivere Infinite Jest, in un’apnea di dodici ore che evoca scene, episodi e contesti seguendo una modalità teatrale originale, itinerante e immersiva, e che assume ancora più valore in quanto impresa collettiva con decine di attori, tecnici, studiosi, traduttori.
b) Festival Periferico
L’undicesima edizione, dimostrando la costanza dell’intervento artistico sotto la direzione del Collettivo Amigdala e la sua perseveranza nell’abitare il marginale urbano attraverso pratiche site-specific di ri-affezione e rigenerazione, si contraddistingue per una visione audace e generosa di progettazione aperta e orizzontale rivolta al contempo ad artisti ospiti-condirettori e al pubblico partecipante. Attraverso una piccola rivoluzione copernicana, il festival rivendica la preminenza del processo artistico sul progetto e con esso una temporalità che privilegia l’incontro all’esito, in opposizione alla tendenza al sovraccarico del “programma a consumo”.
c) Compagnia Frosini/Timpano
Ai tempi dell’individualità come spot, la comunicazione su Facebook di questa compagnia è una sorta di autofiction quotidiana dove l’autobiografia scivola nella finzione, e viceversa, creando un interessante e ibrido “Oggetto narrativo non identificato”.
Francesca Penzo e Fattoria Vittadini. Danzatrice e coreografa capace di riflettere politicamente sul gesto e di celebrare, tramite la scrittura coreografica, l’importanza del femminile nella cultura contemporanea. Citiamo due progetti come il Festival Th!nk P!nk che si snoda tra Milano, Bologna e Nuoro e che, partendo dalle pratiche corporee, si interroga sui principi femminili presenti nel mondo e il progetto Yes, I’m a witch, costruito e immaginato come gruppo di lavoro e di ricerca con donne migranti e non.
Stagione Agorà di Elena Di Gioia. Avendo cura della cittadinanza, degli spazi e delle necessità delle periferie, La stagione Agorà propone ai comuni dell’Unione Reno Galliera una programmazione poliedrica e interdisciplinare, ma anche progetti ad hoc, incontri e laboratori, stimolando il dialogo tra teatro e città. Spesso i migliori nomi della scena contemporanea sono passati per questi luoghi, tanto da avere la sensazione che le cose accadano sempre più “quasi ai margini” e sempre meno nei centri.


Arabeschi

a) L’abisso e con Davide Enia
Una riflessione per raccontare attraverso la potenza del gesto, il canto e il cunto, lo spaesamento, il dolore e la rabbia che affiorano dinanzi a una delle più grandi tragedie contemporanee: quella degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo, epopea di eroi odierni. Uno spettacolo duro che ambienta la sua narrazione a Lampedusa, metafora di un naufragio, personale e collettivo.
b) Thauma – Atlante del gesto di Virgilio Sieni
Il progetto è stato ideato da Sieni per la città di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, e parte dallo studio e dall’esplorazione di materiali provenienti dagli archivi della Basilicata e di altre regioni italiane allo scopo di creare un archivio in divenire del gesto attraverso mostre, installazioni, pratiche, azioni coreografiche, performance e progetti speciali.
c) Rezza-Mastrella
Per l’infaticabile attitudine a inventare situazioni anomale, eventi spiazzanti, iniziative provocatorie a sostegno e a complemento delle proprie produzioni, facendo della promozione un vero e proprio prolungamento dello spettacolo
In Exitu. Roberto Latini è da sempre in perenne ricerca di nuove modalità espressive che fondano insieme, definitivamente, corpo e parola, atto e verbo. L’ultimo testo di Giovanni Tesori si fa carne grazie al performer romano che prosegue così anche il lavoro di indagine sulle lingue ‘segrete’ del teatro.
Spazio Franco. Per l’ardimentoso lavoro all’interno dei Cantieri Culturali della Zisa di Palermo dove si respira l’aria di contaminazioni tra le arti e di voglia di guardare avanti. In questa ex falegnameria abbandonata, oggi spazio libero e polifunzionale, si sperimenta il contemporaneo dando voce ad artisti e compagnie diverse


Ateatro

a) Jacopo Gassman, in particolare per il lavoro che sta facendo su Juan Mayorga
b) Teatro dei Venti per il progetto su Moby Dick
c) Stefano Romagnoli, per l’uso dei social e l’abnegazione ossessiva
Il Mulino di Amleto per il progetto complessivo della compagnia tra classici e contemporaneità
Il progetto “Finestre” di Piccola Compagnia Dammacco


Blaubart Dance Webzine

a) Il duo Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi che con Harleking (2018) ha sviluppato la sua ricerca raggiungendo una maturità artista che ha unito pubblico e critica.
b) Associazione culturale ZEBRA, per la capacità di riunire e supportare creatività differenti all’interno di una stessa visione progettuale con il sostegno alla produzione di giovani emergenti e la loro circuitazione, nonché un partecipato dialogo con diversi territori e pubblici italiani con una proposta densa e originale di progetti legati alle comunità
c) Silvia Gribaudi per l’ironia e il linguaggio spigliato che la contraddistingue e che riesce a coinvolgere il pubblico nei teatri e sul web. Ma anche per la densa attività laboratoriale in continua ricerca, con comunità del territorio e giovani danzatori, dimostrando inoltre un’abile capacità di dialogo con artisti anche lontani dalla sua poetica, italiani ed esteri, e di rinnovamento del proprio linguaggio artistico.
Luna Cenere per i suggestivi immaginari corporei che ha saputo disegnare con movimenti minimali e suadenti. Per una ricerca sul corpo che, nudo in scena, riesce a caricarsi di poesia in stretto dialogo con il passato e l’arte visiva e digitale (Twin, 2018 – Natural Gravitation – tribute to Isadora Duncan, 2018).
Alessandro Sciarroni, nello specifico per le due produzioni Save the last dance for me (2019) e Augusto (2018), oltre a una serie di pratiche laboratoriali che hanno coinvolto comunità artistiche e cittadine attivando inoltre un lavoro di ricerca e trasmissione della tradizione e del patrimonio culturale della danza, di forte rilevanza artistica e antropologica.


Bon Vivre

a) Armando Punzo/Compagnia della Fortezza, da 30 anni una delle esperienze di teatro più forti, riconosciute, indipendenti, provocatorie e artisticamente qualificanti in Italia… e il fatto di essere teatro in carcere non inficia il progetto artistico, anzi.
b) Festival Scene di Paglia (Padova) per la relazione con ospiti italiani e internazionali, che intervengono con progetti site-specific che valorizzano le peculiarità del territorio e delle comunità
c) Festival Opera Prima (Rovigo), con l’organizzazione di giovani compagnie/interpreti “presentati” da compagnie/autori conosciuti è stato introdotto un modello vincente.
César Brie (Orfeo e Euridice), un artista che in Italia continua a lasciare un segno con i suoi testi, le sue opere, gli allievi cresciuti con lui,
Davide Enia / L’abisso, un artista militante che guarda in faccia l’umanità del pubblico ed emoziona.


Che teatro fa

a) Graces – Silvia Gribaudi per il percorso lungo e prezioso di libero e ironico studio del corpo e dei corpi non conformi e della loro espressione artistica, drammaturgica, all’interno della perfoming art, e della danza contemporanea di cui Graces è ultima viva espressione.
b) Carrozzerie n.o.t di Roma, per l’instancabile capacità di scouting e di mappatura della scena contemporanea teatrale, per il sostegno alla creatività emergente attraverso una progettualità che sa guardare ai diversi linguaggi della performance, per il tempo di lavoro e sperimentazione che concede agli artisti e alle artiste che accoglie nei propri spazi.
c) Festival Short Theatre, “Provocare realtà”, per la capacità di intercettare e interrogare i nuovi linguaggi del contemporaneo attraverso una comunicazione che supera i confini disciplinari, geografici, generazionali. Per il pregevole lavoro sui social media, Facebook e Instagram in particolare.
Teatro delle AlbePurgatorio (come strategia comunicativa). Per avere raccontato in maniera viva e precisa l’attraversamento delle parole di Dante da parte di tutta la compagnia e il loro dispiegarsi in un progetto totale e comunitario che ha visto il coinvolgimento dei cittadini prima materani per Matera 2019 e poi ravennati.


Cultural Life

a) Compagnia Scimone-Sframeli, per Sei e per il loro lavoro complessivo. Per l’innovazione, la ricerca di un originale linguaggio drammaturgico e scenico, per il complesso del lavoro di una compagnia che continua a sperimentare, affrontando nuove sfide, come quella della rilettura dell’opera pirandelliana.
b) Horcynus Festival – Messina/Reggio Calabria.
Un Festival che riesce ad unire le due sponde, siciliana e calabrese, sull’onda dell’arte e della ricerca che spazia dal teatro, al cinema, alla musica, all’arte figurativa, e che guarda al Mediterraneo, alla sua storia antica e alle sue storie contemporanee, nonchè alla posssibilità di uno sviluppo sostenibile.
c) Valeria Bonacci per Primavera dei Teatri.
Un festival che, giunto alla sua ventesima edizione, mostra di avere raggiunto una maturità grazie anche ad una comunicazione moderna ed efficace, che ha contribuito a far varcare i confini regionali.


Culture Teatrali

a) EXCELSIOR di Salvo Lombardo/Chiasma
La discussa creazione di Salvo Lombardo, pur non essendo dichiaratamente l’attualizzazione dell’omonimo Excelsior del 1881 con le coreografie di Luigi Manzotti, e tuttavia ad esso ispirata, tende con grande libertà compositiva al superamento di un qualsiasi modello, mettendo in crisi l’idea stessa di “originale”. Corpo e movimento vengono qui indagati soprattutto come deposito di memoria, come impronta culturale in una prospettiva socio-antropologica. Un’indagine comunque e sempre di carattere artistico che solo convenzionalmente chiamiamo “danza”, capace di svelare l’innocenza quantomeno problematica con cui si introiettano nel sociale e nella vita quotidiana i valori politici delle forme di intrattenimento.
b) ConFormazioni (Palermo)
Nelle spesso non facili condizioni delle politiche del Sud Italia dedicate alle arti sceniche del contemporaneo, il festival palermitano ConFormazioni si è ritagliato progessivamente, dal 2017, un ruolo piuttosto attivo. Un progetto giovane, che nel 2019 ha saputo interpretare con intelligenza e vocazione internazionale le fragilità del “sistema Sud”. Uno sguardo multidisciplinare ha contribuito ulteriormente a farne un punto di riferimento nella mappa dei festival italiani dedicati all’innovazione scenica.
c) POLIS Teatro Festival (Ravenna)
ErosAntEros riesce a realizzare progetti apparentemente impossibili. Non era scontato dar vita a un festival in una città come Ravenna già particolarmente impegnata sul fronte teatro, portando artisti e creazioni nuove al suo pubblico. Merito (anche) dell’intraprendenza e delle abilità comunicative dimostrate dalla coppia Tomsic-Sacco, direttori artistici della compagnia e del festival, che hanno messo in relazione strati e gruppi sociali separati. Grazie non soltanto ai social e al mondo della rete, ma soprattutto rieditando modalità partecipative essenzialmente basate sulle relazioni umane e sull’importanza che queste hanno nel fare comunità.
Pragma. Studio sul mito di Demetra di Teatro Akropolis
Continua l’investigazione scenica di Teatro Akropolis sulle origini del teatro, condotta col consueto rigore e con esiti “d’eccezione”, stando all’omogeneità del panorama nostrano. Dopo Morte di Zarathustra, Pragma risale a ben prima di Dioniso, anzi scende negli antri più bui e angoscianti dell’Ade. Ma tutto questo diventa un sottotesto. La catabasi di Pragma è la ricerca dell’umano in un mondo senza sole; un mito svolto attraverso ritmi che si fanno stati di coscienza vieppiù illuminati, e che arriva a rinunciare, dopo aver eliminato quasi tutto, anche alla nozione di figura.


Doppiozero – Scene

a) Alessandro Berti
Autore, attore e regista indipendente, nonché fondatore di una casa-teatro a Bologna, da oltre vent’anni Berti attraversa la scena teatrale di ricerca sperimentando le infinite potenzialità della parola, tra coralità e solitudine, riflessione intima e dialogo, cercando continuamente spazi appartati in cui preservare la sincerità della sua ricerca sul mistero dell’umano. Come testimoniano gli ultimi lavori, ovvero Un cristiano, Leila della Tempesta e la recente trilogia Bugie Bianche, il suo teatro persegue la possibilità di una concreta trasformazione personale e sociale, e si muove tra religiosità e laicismo, ascetismo e convivialità, coniugando l’intelligenza e l’accuratezza di ricerche storico-politiche a un altissimo senso della scena, della narrazione, dell’azione, della relazione teatrale.
b) Mutaverso Teatro, per la volontà di puntare alto e di non rinunciare alla qualità artistica come scelta politica. Per la stagione attenta ai linguaggi del contemporaneo, per la sfida di non semplificare e di alzare l’asticella anche in mancanza di risorse, per il rapporto di fiducia instaurato con gli spettatori e con gli artisti ospiti, per il coraggioso e instancabile lavoro di semina in un territorio complesso.
c) Teatro delle Albe per Purgatorio, per avere raccontato in maniera viva e precisa l’attraversamento delle parole di Dante da parte di tutta la compagnia, e il loro dispiegarsi in un progetto totale e comunitario che nel corso di molti mesi, attraverso incontri, prove collettive, e decine di repliche, ha visto il coinvolgimento dei cittadini prima materani per Matera 2019 e poi ravennati.
Fanny e Alexander, per lo scavo nei fantasmi della memoria e della presenza, realizzato in molti spettacoli con l tecnica dell’eterodirezione, un suggerire in cuffia all’attore che si trova a dover ripetere, riprendere, reinventare, facendo i conti con i buchi neri della percezione. Così, la compagnia ravennate, dà corpo a creature perse nel tempo o nell’oblio, come nel caso del meraviglioso gioco con la memoria e la rimozione di Se questo è Levi, viaggio nell’opera di Primo Levi in tre tappe, con uno straordinario, essenziale, Andrea Argentieri che fa rivivere lo scrittore e l’opera, con la regia di Luigi De Angelis, che firma anche alcune interessanti regie liriche, come quella della discesa agli inferi dell’Orfeo di Monteverdi.
Annamaria Ajmone
Interprete di rara potenza in contesti fra loro differenti, negli ultimi anni ha sviluppato un percorso autoriale sempre più nitido, tramite una ricerca coreografica, tecnica e poetica che propone una visione e una esperienza trasformativa del gesto, dell’azione, della composizione, del luogo, sempre in dialogo sottile con l’osservatore. Intime e lucide, situazionali e analitiche, le sue creazioni oscillano dall’infinitamente piccolo di una micro-gestualità cercata con attenzione alle possibilità d’espansione del corpo tramite l’azione. Così, l’anatomia viene spinta oltre se stessa, a una contaminazione con gli ambienti con cui si confronta, e la coreografia al di là dei limiti compositivi convenzionali – per esempio con le “Pratiche di abitazione temporanea”, ciclo di lavori site ma anche time specific pensati per spazi non teatrali inaugurato in uno squero veneziano nel 2015 nel quadro della Biennale Danza di Virgilio Sieni -, mentre l’attività artistica deborda in pratiche politiche e di pensiero con cui forma un unicum che fa di Annamaria Ajmone una delle autrici più interessanti della scena italiana attuale.


Dramma.it

a) Piccola Compagnia della Magnolia di Torino con lo spettacolo Mater Dei, perché è tappa fondamentale della maturazione estetica, drammaturgica e recitativa di una compagnia capace di toccare esplorare e scuotere le corde più profonde dello spirito e della mente.
b) Compagnia Arditodesìo
Per la progettualità e organizzazione che ha permesso alla compagnia di compiere sperimentazione in chiave pedagogica, proponendo lavoro su alcune tematiche scientifiche che in genere vengono trattate nei corsi di studi.
c) Teatro in Fortezza presso castello di Sperlinga (provincia di Enna). Direzione artistica Egle Doria e Silvio Laviano. Secondo anno di
successo per la rassegna teatrale che raccoglie drammaturgia siciliana
contemporanea e nazionale, rivalutando un sito storico grazie
all’intervento delle forze politiche locali.
Tiziana Francesca Vaccaro con lo spettacolo Terra di rosa dedicato a Rosa Balistreri per l’interpretazione di alto livello, per la ricerca storico-antropologica e musicale messa in atto prima di scrivere la drammaturgia, per l’operazione editoriale che ha portato alla pubblicazione di un volumetto che racconta, attraverso la Graphic Novel, la ricerca dei documenti utili alla ricostruzione della vita di Rosa Balistreri.
Progetto Aware La nave degli incanti della Compagnia Gommalacca di Potenza. Per la qualità della proposta non solo dal punto di vista artistico ma soprattutto per l’efficacia nell’attivare e consolidare la relazione con
la comunità di riferimento.


Eolo

a) Collettivo Controcanto
Attraverso due soli spettacoli, Settanta volte sette e Sempre domenica, assai diversi tra loro, la compagnia romana, formata da giovanissimi interpreti, ha creato un percorso teatrale originale, riconosciuto in diversi ambiti autorevoli.
b) Forever Young
Rimarchevole progetto residenziale, riservato alle giovani compagnie teatrali italiane, a cui viene offerto un tempo dedicato allo studio, alla ricerca e alla creazione per un’opportunità importante di crescita, attraverso il confronto con il palcoscenico e con le dinamiche dell’allestimento teatrale.
c) Spettatore Professionista
Pagina autorevolissima che promuove sui Social il teatro in tutti i suoi ambiti, con l’attenta presenza del suo inventore nella maggior parte degli eventi nel paese.
La trilogia del tavolino di Rita Frongia
Di grande pregnanza per drammaturgia e interpretazione: La vita ha un dente d’oro, La vecchia e Gin Gin, compongono uno straordinario unicum dove, intorno ad un semplice tavolino, il teatro si va vivo e palpitante.
Il Mulino di Amleto
Un percorso di assoluto valore che spazia da Goldoni a Molière, da Cechov a Hugo, ha contraddistinto una compagnia che è riuscita ad imporsi per aver proposto in modo personale la messa in scena in chiave contemporanea del repertorio classico.


Exibart

a) Teatro dei Venti – Moby Dick un lavoro trasversale che, grazie a una plurima stratificazione linguistica, riesce a raggiungere un ampio spettro di spettatori.
b) Fog
Al suo secondo anno di vita, Fog si amplia e si sviluppa in una programmazione unica nel suo genere nel panorama teatrale italiano, portando in Italia novità e avanguardia internazionali.
c) Festival Mosto
Una comunicazione semplice, chiara ed efficace per un piccolo festival che sta cercando di diventare grande.
Marco D’Agostin
Teatro Povero di Monticchiello


Fanpage

a) Danio Manfredini, per il suo ultimo lavoro Luciano che ha debuttato la scorsa stagione e che oggi più di prima mostra con evidenza la forza e la coerenza di un “percorso artistico” necessario e unico.
b) Teatro dei Venti per il progetto su Moby Dick
c) Frosini/Timpano che da compagnia indipendente da ormai diversi anni alimenta via social il dibattito critico sul teatro pur all’interno di un discorso comunicativo proprio. E perché, pur avendo perso il loro ultimo lavoro, sono a guardar bene, uno dei valori rivelati più interessanti della scena degli ultimi anni. Hanno introdotto un “modo” di raccontarsi e di raccontare il teatro.


Fattiditeatro

a) Riserva Canini/Campsirago Residenza
Una compagnia che con l’ultima creazione Non ho l’età conferma la sua vocazione “tout public”: un teatro di figura dal linguaggio poetico e raggiungibile a tutti, godibile a vari livelli. La segnalazione va anche a un centro di residenza che riesce a lavorare capillarmente in un territorio proponendo spettacoli in luoghi mai convenzionali.
b) Michele Di Stefano per Grandi Pianure
Una rassegna di danza che porta a Roma proposte innovative coinvolgendo realtà e luoghi di varia natura; in primis il Teatro di Roma e poi il Palazzo delle Esposizioni (dove si è tenuta la prima edizione di Buffalo, un vero e proprio festival all’interno della rassegna), Short Theatre, l’Istituto di Cultura Svizzera.
c) Pergine Festival
Confermo la segnalazione del 2018 avendo notato, a distanza di un anno, una conferma nella qualità della comunicazione.
Liv.In.G. (Live Internalization Gateway) è una piattaforma per l’internazionalizzazione delle realtà produttive italiane che nasce all’interno del tavolo internazionale di C.Re.S.Co per volontà di quattro progettiste culturali (Carlotta Garlanda, Cristina Cazzola, Cristina Carlini, Giuliana Ciancio, alle quali si aggiunge come consulente Giulio Stumpo). Liv.In.G., attraverso numerose attività (eventi, mentoring, consulenze) e in partnership con prestigiosi enti, diffonde all’estero il nostro teatro.
DOM dialoga col paesaggio, flirta col territorio, cammina, crea comunità, indaga le periferie. DOM interseca le arti contemporanee con l’attivismo. Con L’uomo che cammina – Roma abbiamo attraversato a piedi, in metro e in pullman le molteplici anime e le criticità della Capitale, dal Teatro Valle fino all’Idroscalo di Ostia.


Gagarin


a) Luigi Dadina
Nel 1983 fonda, con Marco Martinelli, Ermanna Montanari e Marcella Nonni, il Teatro delle Albe. È attore negli spettacoli diretti da Marco Martinelli, ma anche autore e regista. Nel 1993, con Mandiaye N’Diaye, crea Griot Fulêr. È ideatore e curatore di diversi progetti tra cui Voci della Resistenza, con i protagonisti di quegli eventi storici; Le vie dei canti, tra teatro, musica e letteratura rivolto alle comunità immigrate; Trebbi nella pineta di Classe, narrazioni notturne intorno al camino. Nel 2001 realizza Lido Adriano, porta d’Oriente, serie di interventi-eventi e indagini socio-culturali sull’atipico sviluppo di quel complesso territorio. Per il ruolo del padre in PANTANI viene candidato ai premi Ubu 2013 come “miglior attore non protagonista”. Nel 2013 realizza, con Massimiliano Benini, il documentario Pascoli e Pantani. Dal 1994 è guida dei laboratori non-scuola. Attualmente è presidente di Ravenna Teatro. Nella Stagione 2018-2019 ha debuttato Saluti da Brescello, di cui è protagonista insieme a Gianni Parmiani. Una molteplicità di ruoli, dentro e fuori la scena, per questo uomo e artista riservato e al contempo centrale per il Teatro delle Albe prima, per Ravenna Teatro, poi. Una figura del teatro italiano il cui proteiforme spessore, forse, non è ancora stato pienamente riconosciuto.
b) Tra un atto e l’altro
Da cinque anni, su stimolo e coordinamento di Angela Malfitano e Francesca Mazza – fondatrici dell’Associazione culturale Tra un atto e l’altro – ogni fine estate un gruppo di attori e attrici segnato dall’incontro con Leo de Berardinis e Thierry Salmon (oltre alle stesse Malfitano e Mazza ci sono Maurizio Cardillo, Fabrizio Croci, Oscar De Summa, Marco Manchisi, Gino Paccagnella e Bruno Stori) si incontra per un manipolo di intense giornate ad allestire uno spettacolo presentato per pochi giorni e poi archiviato: condizioni produttive fuori da qualsivoglia logica di mercato, piccola donchisciottesca impresa che trova la propria ragion d’essere, vien fatto di azzardare, proprio nella eccezionalità di una interrogazione alla pratica dell’attore massimamente fugace. Dopo Shakespeare e Frankenstein, dopo il 68 e Guerra e pace, nel 2019 hanno affrontato la sfida di firmare una drammaturgia e una regia a otto mani per davvero, nell’andare in scena senza attendere una chiamata, misurandosi con il tema del naufragio. Solido artigianato teatrale, esito bellissimo. Progetto tanto “insensato” quanto necessario.
c) Santarcangelo Festival
Il triennio firmato da Eva Neklyaeva e Lisa Gilardino, caratterizzato da un deciso ampliamento delle tipologie di proposte secondo un’«ottica post-disciplinare» pervicacemente perseguita, si è concluso con una edizione nella quale il gentle del claim ha informato di sé, rispecchiato nei rassicuranti toni rosa e arancioni dei materiali di comunicazione, la cifra di una programmatica estroflessione, a dar voce a una quantità di proposizioni affatto proteiformi fra loro ma accomunate dalla volontà di andare incontro al pubblico senza troppi urti né strappi, ben lontani dalle forme ostiche e puntute che negli anni e decenni passati hanno caratterizzato (e in parte ancora lo fanno) la scena performativa, a Santarcangelo et ultra. Analogamente alle proposte del Festival, il sistema di comunicazione messo in campo si è inscritto pienamente nella tendenza affatto contemporanea alla riduzione della quantità di significati che si vuole veicolare, a favore della più ampia leggibilità, con molteplici significanti univocamente tesi a tracciare un segno: qualsiasi cosa se ne pensi, una vocazione alla semplificazione pienamente figlia dei nostri tempi.
Pragma. Studio sul mito di Demetra di Teatro Akropolis. Regia di Clemente Tafuri e David Beronio. Con Domenico Carnovale, Luca Donatiello, Aurora Persico, Alessandro Romi.
In epoca di crescente omologazione delle forme e dei consensi (anche nei territori della cosiddetta sperimentazione), è forse necessario premiare il coraggio e l’azzardo della difformità. Questo ibrido fra teatro, danza e rituale si costruisce di una rigorosissima e al contempo lieve partitura in cui quattro dediti performer incarnano (al di là di ogni psicologismo) le mitiche figure di Demetra, Ade, Persefone e Baubò. Ma, questo è il fatto più interessante, ciò che è dato al pubblico non è il racconto, la rappresentazione di un mistero, quanto l’essere posti di fronte a un accadimento, il farne esperienza. Indefinibile e indimenticabile.
GIN GIN (DI COSA SI PARLA QUANDO SI PARLA), drammaturgia e regia Rita Frongia. Con Angela Antonini e Meri Bracalente. Un pas de deux di corpi-voce in profondo ascolto ritmico reciproco, un esercizio di presenza scenica che andrebbe mostrato in ogni scuola o corso di recitazione, a testimoniare una pratica rigorosa e lieta, ben lontana dalla mera esibizione di bravura fine a sé stessa. Terza parte della Trilogia del tavolino (composta da La vita ha un dente d’oro, La vecchia e Gin Gin) lo spettacolo ne riprende il dispositivo minimale: due maschere/persone sedute, poche luci a illuminarle, qualche oggetto. Le attrici di Gin Gin, con solida sapienza, danno voce e corpo (quanta possente fisicità può esserci, in due persone sedute a un tavolino!) a un «canovaccio accurato» composto da parti fisse e mobili, secondo un’idea antica di arte che pone al centro l’attenzione viva al mondo: quello strambo della scena e quello, forse ancor più bizzarro, che ne sta al di là. Chapeau.


Gufetto

a) compagnia Di Maio/Nicoletti per la messa in scena di Genitori Perfetti. Spettacolo allestito nella versione definitiva durante la stagione 2018/19, dopo una lunga gestazione emozionale, orchestrata da Henry Paul Miller con la ricerca delle azioni concrete della vita, intesa appunto come rete di relazioni fisiche, di intenzioni, di obiettivi da cercare all’interno del testo analizzato. A questo approccio lavorativo legato alla ricerca di azioni e di vita in scena, Miller aggiunge una ricerca di immagini forti ed una osservazione sociologica sul testo e sulle motivazioni che spingono a una nuova e contemporanea messa in scena. Contemporaneità come punto di forza, anche arrivando a messe in scena a inviti ristretti per una suspence anche in sala su un testo ermetico ma di grande impatto emotivo. Le metodologie di ricerca adottate, creano le condizioni per una approfondita sperimentazione artistica, pur garantendo un linguaggio fruibile indirizzato al pubblico. Lo spettacolo è stato pensato per essere rappresentato in qualsiasi contesto, finanche nella totale assenza di tecnologie e scenografie e nella doppia versione linguistica: italiano e inglese.
b) Casa della Cultura Italo Calvino a Casalecchio di Reno (BO), un progetto di Roberto Alessi e Giuseppe Mariani. Uno spazio comunale intitolato a Italo Calvino e inaugurato nel gennaio 2018 come esperimento di rigenerazione urbana di uno spazio altrimenti in disuso, che, grazie a un progetto culturale avanzato e rivolto a vari target di utenza in spazi differenziati porta la piazza pubblica a dialogare con altri spazi divenendo “Fucina Culturale”, anche oltre lo specifico progetto che è prettamente rivolto all’espressività dei giovani, per una rigenerazione sociale degli abitanti che possono usufruire di uno spazio aggregativo con proposte culturali diversificate e rinnovate con laboratori, incontri, eventi, performance, workshop, esposizioni, la sperimentazione e produzione di nuove forme d’espressione creativa e di promozione culturale come modalità con le quali si articola il programma con cadenza stagionale. L’obiettivo generale è quello di esplorare le frontiere dell’immaginazione e della creatività mettendo in dialogo le prospettive dell’innovazione tecnologica, della comunicazione e dei nuovi linguaggi espressivi con l’antico sapere delle arti.
c) Festival Le Città Visibili Rimini
Ormai all’ottava edizione è divenuto un appuntamento fisso della estate riminese, nella sua dimensione non balneare, anche grazie a una strategia di comunicazione che ha consentito di radicare il festival sul territorio, con momenti di dialogo fra relatori e pubblico su tematiche di attualità, a volte sviluppate in modo autonomo ed a volte connesse con lo spettacolo serale, una forte presenza su social di immediata lettura, in particolare Instagram, curati da “Giobbe vs. i social media” che continua anche oltre alla durata del festival ripercorrendo nella mente degli Utenti/Spettatori i momenti passati nel luogo di rigenerazione culturale scelto per l’edizione.
Carrozzeria Orfeo è una realtà ormai decennale che partendo da un nucloe originario ristretto ha saputo creare un profilo di compagnia di vasto respiro, facendo dell’organizzazione una punta di diamante, soprattutto considerando come siano stati in grado di muoversi sul territorio nazionale.
Hanno saputo creare un modello innovativo dove, oltre all’abilità nel vendere il prodotto-spettacolo, si aggiunge la capacità di adattare il proprio sistema ad un circuito che ha mille difetti e spesso poco spazio di manovra. Hanno creato quindi un modo malleabile ed estremamente social di organizzazione, andando incontro ai tempi e creando un modello positivo e originale.
Associazione Murmuris è una realtà pregevole perché attiva nella promozione della cultura teatrale tra i non addetti ai lavori, grazie alla costruzione attenta di una rete di rapporti virtuosi col territorio, grazie a collaborazioni feconde con le realtà che coabitano e cogestiscono il Teatro Cantiere Florida, dove è residente insieme a Versilia Danza ed Elsinor. Costituisce un osservatorio prezioso sul teatro contemporaneo nell’atteso appuntamento annuale con la Rassegna Materia Prima, favorendo la diffusione e la comprensione dell’arte con laboratori aperti alla popolazione, incontri con gli autori e le compagnie, progetti con le scuole della città. La sperimentazione di Murmuris passa anche attraverso la collaborazione con luoghi insoliti: il carcere di Sollicciano, il quartiere Isolotto, La Casa Museo Rodolfo Siviero. La scelta di testi e temi sia per le proprie produzioni di compagnia, sia per le residenze artistiche di compagnie ospiti, rivela una grande sensibilità per la contemporaneità, per la lettura attuale dei classici, per la possibilità di un teatro civico che costituisca spazio di comunità, di pensiero collettivo, di incontro, di risposte alternative ai problemi della società. Murmuris si fa portavoce di un’idea di cultura alta ma non elitaria, volta alla condivisione, alla com-passione, alla collaborazione tra gli individui.


Il Manifesto

a) In Exitu di Giovanni Testori – Roberto Latini Fortebraccio Teatro/Compagnia Lombardi-Tiezzi
Con questo spettacolo Latini prosegue nella sua personale esplorazione del teatro italiano, affrontato negli ultime due anni in modo trasversale ed inedito, tenendo d’occhio sia gli effetti di una critica alla critica del testo (soprattutto in Testori) sia smontando ulteriormente meccaniche scenografiche classiche (Sei dal Pirandello dei Sei personaggi e il Goldoni del Teatro Comico)
b) Carte Blanche – Naturae
Il braccio operativo della Compagnia della Fortezza si conferma come la più agguerrita macchina organizzativa del teatro italiano capace com’è di tradurre in spettacolo le suggestioni filosofico-teatrali di Armando Punzo (a tal proposito si lega nei trent’anni di celebrazione della Compagnia l’uscita del libro – bilancio Armando Punzo. Un’idea più grande di me. Conversazioni con Rossella Menna, Luca Sossella Editore, 2019)
c) Festival delle Colline Torinesi. In un tempo di crisi dei festival, la manifestazione torinese ha saputo rinnovare il suo progetto attraverso una sintesi comunicazionale di forte impatto urbano.


Krapp’s Last Post

a) Dom. Per il format artistico nato dal sodalizio tra Leonardo Delogu e Valerio Sirna L’uomo che cammina, presentato negli anni al Terni Festival, ad Ostia… e nell’ultima stagione riproposto a Roma, in un percorso sempre nuovo e differente ma arrivato con successo anche a Milano in occasione di Danae XX.
b) Operaestate Festival Veneto
Il prossimo anno Operaestate Festival Veneto di Bassano del Grappa festeggerà 40 anni di attività. Lo segnaliamo per l’offerta culturale che di anno in anno è sempre più ampia (musica, teatro, danza e da quest’anno anche una piccola sezione dedicata al circo contemporaneo), oltre che per la riuscita valorizzazione del territorio (sono circa una trentina i comuni coinvolti nella programmazione). Allo stesso tempo ha dato vita a numerosi progetti europei di ricerca, e di inclusione sociale (migrant bodies, dancing museums, empowering dance, Spray per citarne alcuni). Non ultimo, l’atto di resistenza alla nuova amministrazione leghista appena insediata, che in una recente intervista al Corriere del Veneto ha informato che a marzo “si congederà Rosa Scapin”, attuale direttrice e fondatrice del festival, senza che la diretta interessata ne fosse informata.
c) Fattoria Vittadini.
Oltre al proprio percorso di compagnia, lavora per rendere gli spazi della Fabbrica del Vapore di Milano, ottenuti tramite bando, un punto di sostegno alle compagnie indipendenti attraverso mini coproduzioni, cessione degli spazi prove e offerta formativa con laboratori. Non di meno, la compagnia promuove il Festival del Silenzio, che sta consentendo anche a un pubblico più vario di conoscere il linguaggio Lis e la creatività dei sordi.
Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino, per il loro percorso artistico “libero”, in qualche modo “marginale” e poco considerato dalla critica nazionale.



L’incertezza creativa

a) Quotidiana.com
Con Il racconto delle cose accadute (produzione 2018) Paola Vannoni e Roberto Scappin portano avanti un lavoro di ricerca sul linguaggio e di attraversamento di temi avviato fin dalla fondazione della compagnia, mettendo a punto quella modalità dello stare sulla scena che ne qualifica la cifra personalissima nel saper combinare profondità e ironia.
b) Il festival Orlando di Bergamo
Organizzazione, qualità delle proposte e la promozione elegante e determinata che opera sul territorio di riferimento per valorizzare l’alterità come valore culturale e politico.
c) La newsletter di Gruppo Nanou
Uno strumento adeguato alle forme della comunicazione di progetti, idee, eventi nello stile up to date delle strategie comunicative via web.
La stagione teatrale Agorà a cura dell’Associazione Culturale Liberty con la direzione artistica di Elena Di Gioia. Per la programmazione di un teatro diffuso e la capacità di coinvolgimento dei pubblici dislocati nelle zone periferiche dell’Emilia Romagna (progettualità/organizzazione).
L’uso dei social media di Frosini/Timpano che, con una strategia abbastanza unica di “social logorrea”, informano, creano relazioni, transmediano il loro lavoro teatrale e divertono (strategie comunicative)


L’oca critica


a) Se mia madre mi facesse a pezzi nessuno mi verrebbe a cercare. Segnaliamo la felice collaborazione tra una regista dalla rodata esperienza e un’attrice che si affaccia per la prima volta sulla scena teatrale: Elena Dragonetti – codirettrice artistica di Narramondo Teatro – torna a lavorare sull’adolescenza, dirigendo un’attrice molto giovane e non professionista, selezionata appositamente per l’intensità e passionalità propria di chi l’adolescenza l’ha appena vissuta. Marta Prunotto, sola in scena per tutto lo spettacolo, riesce alla perfezione a incarnare queste caratteristiche e a toccare temi delicatissimi in un monologo denso, magmatico, animato da bisogni voraci e disperati.
b) Festival Testimonianze Ricerca Azioni di Teatro Akropolis, Genova. Giunto alla sua nona edizione, questo Festival lancia ormai un’orgogliosa sfida alla precarietà delle proposte culturali nel territorio genovese, che nel corso degli ultimi anni sembrerebbe spingere più verso un collezionismo di eventi che sulla costruzione concreta di idee innovative, almeno per quel che riguarda il teatro.
Il più grande merito di Teatro Akropolis, tra i promotori anche della maggior parte delle iniziative davvero di valore della città, come Intransito e FuoriFormato, quest’ultima rassegna in particolare in crescente evoluzione, è quello di sfuggire alla provinciale tutela esclusiva dei talenti locali, agevolando invece una fertile rete di scambi, ospitalità, residenze, aprendo le porte della città a ciò che avviene nel teatro di ricerca in campo europeo, senza ovviamente dimenticare di coltivare il proprio orizzonte di lavoro culturale. L’ultima edizione è stata particolarmente intensa – e seguita da un pubblico vario – con una brillante convivenza di progetti eterogenei, da Licia Lanera a Jessica Leonello, dalle straordinarie danzatrici palermitane Vicari/ Aloisio alla performer Valentina Campora, dalla danza butoh ai collettivi di circo, passando per un più che convincente esempio di ricerca teatrale della compagnia di Akropolis, il bellissimo Pragma.
c) Il silenzio sul Teatro Altrove
Chiediamo di accettare, in via del tutto eccezionale una segnalazione particolare, la piccola storia di una mancata comunicazione, quella tra il Comune di Genova e il Teatro Altrove.
L’esperienza di una virtuosa condivisione degli eleganti spazi del Palazzo Fattinanti-Cambiaso a Genova, è durata dal 2013 al dicembre 2018.
Arci, Belleville, Narramondo Teatro, Laboratorio Probabile Bellamy, Disorder Drama, Comunità San Benedetto al Porto sono le realtà che hanno costruito un volto nuovo alla zona della Maddalena, una delle più dure del centro storico genovese. Stagioni di elevato spessore artistico – grazie soprattutto agli investimenti personali delle associazioni coinvolte e solo in parte all’assegnazione temporanea di un contributo per il bando Performing Arts della Compagnia San Paolo – distribuito tra teatro indipendente, musica rara, cinema di qualità, proposte innovative legate al territorio, apertura quotidiana, valorizzazione del tessuto sociale del quartiere, insomma un servizio culturale senza precedenti nella recente storia genovese, molto apprezzato da un pubblico estremamente eterogeneo. Nel totale silenzio istituzionale, le associazioni hanno gradualmente lamentato l’insostenibilità economica del progetto, fino al passo necessario della chiusura. Il Comune di Genova, che non ha potuto o voluto fare assolutamente nulla per impedire questo atto, ha successivamente rinviato per molto tempo la pubblicazione di un nuovo bando, annunciandolo finalmente quest’estate. Tra le voci del detto bando, si garantirebbe, tardivamente, la totale copertura dei costi di gestione.
Una decisione di questo genere, con maggiore tempismo, avrebbe consentito alle realtà che avevano tenuto aperto, in tutti i sensi, uno spazio fondamentale della città, di continuare il proprio prezioso lavoro. Oggi, la situazione è ancora nebulosa e Genova ha un teatro in meno. La nostra segnalazione, lo ammettiamo, purtroppo solo simbolica, va dunque a un’esigenza culturale, del tutto ignorata dalle istituzioni, rappresentata da una profonda mancanza, quella del Teatro Altrove, la cui breve parentesi gestionale andrebbe premiata per aver costruito un percorso coerente, generoso e di qualità.
Teatro dei GordiVisite
Segnaliamo con piacere l’evoluzione del Teatro dei Gordi che, all’autoironica, straniante, capacità di reinterpretare l’uso della maschera, già arrivato al suo apice – e a un certo successo – nel loro Sulla morte senza esagerare, h anno applicato con maggiore rigore, in Visite, una completezza drammaturgica, una visionarietà registica mai banale, una gestione del tempo scenico che lavora sul ritmo interno della muta narrazione. Gli attori riescono a lavorare sull’infinitesimamente piccolo, costruendo vite e relazioni, senza scorciatoie o convenzioni. In prospettiva, questa combinazione di dramaturg, regista e interpreti rigorosi, può portare a risultati sempre più sorprendenti.


Gli Stati Generali

a) Unterwasser – Visual Theatre Company (Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti e Giulia De Canio).
Per la raffinata ricerca nel campo del teatro di figura, frutto di visionarietà e artigianato.
b) Medea per strada, Teatro dei Borgia.
Per un lavoro di alto valore politico e civile, che si accresce di tappa in tappa svelando risvolti contemporanei del mito tragico).
c) Dominio Pubblico
Festival inclusivo, aperto, sperimentale, capace di coinvolgere giovani generazioni in ogni settore del festival stesso. la comunicazione, vivace e incisiva, frutto di una riflessione ampia, è stata affidata ad under25.
Zio Vanja di Alex Rigola, per l’invenzione dello spazio e di un modo di affrontare Cechov, appena sussurrato.
Il mulino di Amleto, instancabile e creativa giovane compagnia, che affronta con gusto e sapienza i grandi classici del teatro.




Il Pickwick

a) Teatrodilina
Per aver composto negli anni (da Le vacanze dei signori Lagonia a Zigulì, Banane, Il bambino con le orecchie grandi, Uccelli migratori) squarci di una commedia umana in cui tutto si mescola, diventa sostanza ed accade: la voglia e il terrore di essere madre e la difficoltà quotidiana di fare il padre; questa mia solitudine che non dico, il fallimento con cui mi confronto ogni giorno, l’ultimo istante passato assieme: prima che il mare e la morte ci colgano. E per aver composto tutto ciò con una coerenza creativa rara.
Per aver recitato la vita, in fondo: rendendocene ogni volta partecipi.
b) Erre Teatro/Mutaverso Teatro
“Vado da Vincenzo e Stefania” dicono di solito gli spettatori, così dimostrando il vincolo di fiducia generatosi negli anni. A Salerno, in una città dominata dall’amatorialità teatrale e dalla commercialità diffusa dal Circuito, Vincenzo e Stefania da anni programmano (in una sala concessagli in maniera intermittente e senza sostegni significativi dal Comune) stagioni di qualità, con vocazione nazionale, rilanciando di continuo in termini di rischio nella proposta. Così – rimettendoci economicamente ma continuando imperterriti – hanno creato un bisogno di teatro negli spettatori rispettando, nel contempo, la dignità lavorativa degli artisti ospitati.
c) Festival Troia Teatro
Hanno vinto il bando triennale della Regione Puglia. Avrebbero dovuto ricevere 13.500 euro. Ne hanno avuti 257. E diciannove centesimi. Si può fare di un imbroglio subìto un’opportunità? E di un’assenza si può fare una presenza? Il festival si è svolto, in edizione “pirata”. Comunicazione social efficace ed onesta – comprese le circostanze avvenute, tutte – e poi l’altra comunicazione: fatta al territorio. La cena sociale, la caccia al tesoro, le magliette coi teschi (da pirati, appunto), il coinvolgimento dei bambini nei laboratori, la presenza degli artisti negli spazi pubblici di Troia e la voglia di non interrompere il dialogo pluriennale con la cittadinanza. La Regione Puglia li ha messi in condizione di starsene zitti, loro hanno fatto fracasso.
Moby Dick, Teatro dei Venti
Uno spettacolo manifesto. Di un’etica e di una poetica, emblema dello sforzo di sfidare il proprio limite, di cavalcare l’onda dell’utopia rendendola possibilità reale. Una macchina scenica mastodontica, bastimento verso l’ignoto, che imbarca una pluralità di sensi, e offre una molteplicità di chiavi di accesso possibili insite in un’opera cosmogonica quale il capolavoro di Melville. Nel suo farsi rielaborazione scenica, il Moby Dick del Teatro dei Venti porta a sintesi un’epica trasfigurata e un’estetica visionaria, in cui l’identità tra l’idea poetica di fondo e la comunità coesa intorno e votata alla sua realizzazione, condensano l’essenza stessa di un modo di intendere, immaginare, pensare, realizzare e vivere il teatro.
Platonov, Il Mulino di Amleto
La vodka bevuta dai fiori che stanno al centro della tavola; le risate che ci facciamo io e te, distesi per terra, mentre giochiamo come bambini; e le cipolle tagliate senza piangere, il viso nascosto dietro al giornale, l’abbraccio che mi dai – ti amo, mi dici – mentre penso di tradirti, tutta questa voglia di andare e l’incapacità di andare davvero. La vita che avrei voluto vivere e non ho vissuto: espressa in un’opera che è stata una messa in scena del cechovismo, la resa di un’idea di “russità”.
Per questo e per il coraggio (produttivo) di stare sul palco in molti, mentre il sistema ti induce al monologo; per aver strappato all’oblio un testo distrutto dal suo autore ridandogli sostanza carnale; per aver tentato di dire questo, proprio questo, a chi stasera brinda stando seduto in un teatro.


PAC Pane Acqua Culture

a) La Bottega degli Apocrifi (Manfredonia) porta avanti con paziente determinazione da anni l’obiettivo politico di “coltivare il deserto” in un’idea di teatro necessario che si apre alla collettività attraverso una forma di feconda contaminazione. In una città indagata per infiltrazioni mafiose e commissariata, gli Apocrifi propongono un teatro etico, sociale e politico che abita la periferia per garantirne la sopravvivenza; un Teatro Diffuso che coinvolge la comunità, soprattutto quella dei bambini e degli adolescenti, partendo ogni anno da un laboratorio teatrale gratuito fino a farlo diventare un “esercizio di libertà collettivo” nella riscoperta di quella che è la vocazione originaria del teatro. L’esito del laboratorio 2019 è stato lo spettacolo Uccelli di Aristofane, nella riscrittura di Stefania Marrone con la regia di Cosimo Severo.
b) Moby Dick, Teatro dei Venti
L’impresa del Teatro dei Venti, che ha debuttato in versione definitiva nel maggio scorso a Trasparenze Festival, è una delle più importanti iniziative di teatralità acrobatico-performativa di piazza – nata da una produzione indipendente – di cui si abbia memoria tangibile negli ultimi trent’anni in Italia. Moby Dick è un’esperienza assimilabile allo storico Orlando furioso di Luca Ronconi. Un’opera d’ingegno collettiva nata dall’ardimento di Stefano Tè e del suo gruppo di lavoro, stretto attorno a un esperimento di teatro sociale attivo in Emilia-Romagna da molti anni.
c) Teatro di Rifredi, per la divulgazione di nuove drammaturgie
Il Teatro di Rifredi, guidato da Giancarlo Mordini e Angelo Savelli, è impegnato da decenni sul fronte della promozione della drammaturgia contemporanea straniera in Italia. Sia adattando alla scena opere letterarie di scrittori di fama internazionale come la turca Elif Shafak o il franco-belga Éric-Emmanuel Schmitt, sia, in particolare, con testi di autori spesso affermati all’estero, ma da noi quasi sconosciuti, come il francese Remi De Vos, il catalano Josep Maria Miró o, recentemente, il franco-uruguaiano Sergio Blanco. Una pratica teatrale e di dialogo con l’estero per un lavoro che ha poi grande impatto e radicamento sul territorio locale, che tante altre sale, anche molto più sostenute economicamente dai fondi pubblici, si sognano.
Festival Metamorfosi di Teatro 19, Brescia.
Per la capacità inclusiva di lavorare artisticamente sulle zone periferiche di una città – luoghi simbolo di degrado – elevandoli a spazi significativi di una riappropriazione da parte dei cittadini, facendo dialogare il tessuto urbano con le comunità di spettatori e con categorie fragili ottenendo esiti teatralmente curati e socialmente importanti. Un festival e una compagnia che con cocciutaggine romantica animano quartieri difficili con un pensiero d’arte che muove la vita dentro le archittetture contemporanee.
Davide Enia, L’Abisso


Quante Scene!

a) Collettivo Controcanto
Visti qualche anno fa all’esordio. In Sempre domenica segavano tutti i luoghi comuni sul precariato under trenta. E risultavano veri, schietti. Il titolo più recente Settanta volte sette traccia una storia semplice (e maledettamente complessa) sulla nostra capacità di perdonare e chiedere perdono. Oltre che veri e schietti, adesso sanno pure scatenare un’emozione fortissima.
b) Teatro di Rifredi
Ora che c’hanno pure il tram che passa sotto casa (meglio, sotto teatro) è più facile passare a trovarli. Cosa che ho fatto anch’io. E mi è piaciuto il lavoro che hanno fatto per far conoscere in Italia il valore dell’autore catalano Josep Maria Miró.
c) Seminari di Hystrio sul lavoro dell’ufficio stampa
Posso dirlo, visto che non faccio parte dello staff docente. Nelle giornate di studio di “È la stampa, bellezza” e “Comunicare teatro 3.0”, si capisce davvero quali dovrebbero essere le buone pratiche di un ufficio stampa (vabbè, di un ufficio media). Il che mi porta a pensare che sia tutto sommato un gran bel mestiere.
Silvia Gribaudi e Matteo Maffesanti
Continua a piacermi come lavorano. Hanno appena finito di occuparsi della vergogna (Humana vergogna a Matera) e subito lei ha lanciato una sfida alla bellezza, a Canova, alle Tre Grazie. Che sono poi tre vigorosi maschi (Graces) contrappesati dall’ironia e dalla rotondità della coreografa. Ammiccamenti zero. Splendore molto. Se pensate che in uno spettacolo di danza non si rida, vi sbagliate di grosso.
Fabiana Iacozzilli a Collettivo CrAnPi per La classe
Ho visto il suo docupuppet per marionette e una suora: un audio-inchiesta sul crescere in un istituto ecclesiastico. Il tema delle paure infantili diventa uno studio sulle vocazioni e, in particolare per Iacozzilli, quella di regista. Che ha scelto di farsi conoscere con una partenza in salita. Suor Lidia – brutale, manesca – è una figura di quelle che lasciano cicatrici. E ti ricordano che non si guarisce mai dalla propria infanzia.


Quarta parete

a) Giuseppe Battiston Winston vs Churchill
Per essere riferimento fermo del panorama teatrale nazionale, protagonista di messinscene mai scontate in cui testo, interpretazione, scenografia, musica e disegno luci sinergicamente operano per creare in scena quella dimensione parallela – unica per potenza espressiva – in cui il teatro trasporta lo spettatore, tra finzione e veridicità. Per saper dar respiro a pagine della grande Storia e dar vita a personaggi-chiave ad essa correlati spogliandoli dell’aspetto freddamente cronachistico e conferendogli la ricchezza ineguagliabile del valore sentimentale, così come il Teatro è deputato a fare.
b) Puglia Showcase Kids 2019
Per essere efficace occasione di conoscenza, visione e diffusione delle produzioni relative al Teatro ragazzi, settore nel quale le compagnie pugliesi hanno raggiunto una indubbia eccellenza, dimostrando – laddove fosse necessario – che la stessa categoria “Teatro ragazzi” è limitante e riduttiva rispetto alle ampie qualità e finalità degli spettacoli messi in scena, idonei per un pubblico che si affaccia per le prime volte al teatro ma anche per un pubblico adulto. Per aver messo in piedi durante questa edizione del NTFI, per 4 giorni, una efficientissima carovana caleidoscopica che ha portato la Puglia a Napoli, all’interno dei giardini di Palazzo Reale, facendola conoscere non solo attraverso le messinscene ma anche la musica, la tradizione culinaria, incontri pubblici di approfondimento, usando strumenti di comunicazione che si sono distinti per originalità e che sono stati realizzati insieme a realtà locali, in nome di una sinergia e di uno scambio reciproco di esperienze ed energie.

Scatola Emozionale

a) Fabiana Iacozzilli/Cranpi (La Classe)
b) Teatro Akropolis (Testimonianze Ricerca e Azioni)
c) Trasparenze Festival – Modena (Teatro dei Venti)
Trickster P/Cristina Galbiati & Ilija Luginbühl (Nettles)
Opera Prima – Rovigo (Teatro del Lemming)



Scene Contemporanee

a) Moby Dick
Uno spettacolo, Moby Dick del Teatro dei Venti, che che porta fuori dal teatro non solo il romanzo di Melville, ma anche tutto l’apparato scenografico, imponente e spettacolare: un gioiello ingegneristico, un’opera d’arte che funge da pilastro dell’opera stessa attorno alla quale trampolieri, acrobati e musicisti riescono a trasporre il capolavoro di Melville con bravura e destrezza. Si crea così una simbiosi tra la macchina scenica e l’attore che ne è il cuore pulsante, fino alla trasformazione da “nave” a “balena”, culmine dello spettacolo in cui il protagonista, Achab, si trova faccia a faccia con il suo Leviatano.
b) Erre Teatro/Mutaverso Teatro
ErreTeatro rappresenta un virtuoso percorso compiuto nell’ambito della rigenerazione territoriale attraverso il teatro. Affronta sfide complesse come la permeazione in un’area spesso poco ricettiva al contemporaneo di attività performative altre e di rilievo, costruisce un percorso condiviso e partecipato dal pubblico, di cui ne è un esempio la rassegna di teatro sulla tonnara “TeatrInBlu”, e genera nuovi bisogni nelle persone attraverso il teatro. Sono queste solo alcune delle tematiche raccolte e affrontate con successo da ErreTeatro, a testimonianza della possibilità di costruire percorsi d’impatto testimonianti la possibilità e la forza dei linguaggi performativi.
c) Pergine Festival
Per aver saputo coniugare territorio e comunicazione nel visual design urbanistico, in funzione di una visione artistica che unisce ambito turistico e progettazione culturale, con il tema delle connessioni globali. Per aver coinvolto negli ultimi anni pubblici con disabilità proponendo le audiodescrizioni e i percorsi tattili per non vedenti, le traduzioni in LIS di alcuni appuntamenti, e aver proposto un trekking urbano accessibile con la presenza di un folto pubblico di persone sorde in occasione di una serata dedicata ad arte e disabilità. Grazie all’attenzione per gli aspetti comunicativi, Pergine Festival ha trasformato la città in uno spettacolo a cielo aperto, restituendo a tutta l’area geografica circostante una visibilità nazionale, con ricadute positive sul turismo locale e regionale.
Dynamis. Per la capacità di attraversare il triplice binario della formazione, della ricerca e della produzione, con interessi che spostano l’orizzonte del teatro verso una dimensione più ampia, oltre i suoi steccati linguistici. Il percorso artistico dei Dynamis comprende, infatti, esperimenti diversissimi, che evidenziano gli aspetti sociologici di un ambiente e le rispettiva comunità che lo occupano, e che mescolano il gioco alle possibilità di utilizzo delle forme di comunicazione di utilizzo quotidiano, riuscendo con successo ad avvicinare al teatro pubblici nuovi.
In-Box

rappresenta un modello virtuoso per la promozione e distribuzione del teatro in Italia. Ogni anno, da dieci anni, consente a più di sessanta operatori teatrali e direttori artistici sparsi sul territorio nazionale di darsi appuntamento a Siena per conoscere una rosa di pochi ma selezionati spettacoli finalisti, offrendo a tutti la possibilità di conquistarsi spazio nelle Stagioni teatrali sul territorio nazionale l’anno seguente.
Senza sbarramenti anagrafici (diversamente dall’80% dei bandi teatrali in Italia) il Premio In-Box, grazie alla rete che lo comprende, rappresenta una possibilità reale per le compagnie emergenti di rendersi visibili a un mercato non facile, e, forse, di scrivere persino la propria storia, incontrando un successo più duraturo. Ciascuna replica ottenuta attraverso il Premio (anche una compagnia non ufficialmente vincitrice può essere scelta) crea un indotto diventando una nuova occasione per entrare in contatto con altri operatori, critici e, in generale, nuovi pubblici.


Stati d’eccezione

a) Lisa Ferlazzo Natoli (When The Rain Stops Falling e in generale per il lavoro sulla drammaturgia)
b) Carrozzerie Not
c) Stefano Romagnoli
Frosini/Timpano (uso dei social, comunicazione)


Stratagemmi

a) Daniele Ninarello. Per il suo coerente percorso di performer e di autore, per la capacità di intrecciare relazioni con altri artisti prolifici del panorama nostrano, per la statura di coreografo dimostrata con Still, per il lavoro di inclusione della comunità nel recente Dance Well 4 in collaborazione con CSC Bassano del Grappa.
b) Mutaverso Teatro
Per il lavoro di diffusione dei linguaggi del contemporaneo in un territorio complesso, per la sua stagione costruita con ascolto e sensibilità di quanto avviene sul piano nazionale, per la cura degli artisti, per lo strenuo lavoro sul pubblico
c) Ariella Vidach per il progetto Le alleanze dei corpi
Un percorso di qualità con attraversamento di spazi urbani (Parco Trotter di Milano), laboratori e approfondimenti con un gruppo di cittadine migranti. L’obiettivo di una Freedom in the public sphere (questo il titolo di uno degli atti performativi) ci pare un obiettivo auspicabile per questo momento storico.
Silvia Gribaudi. Per lavoro Humana Vergogna visto alla casa circondariale di Matera parte del progetto “La poetica della vergogna” e per Graces visto Kilowatt Festival. Per la capacità di restituire, in tutti i suoi spettacoli, le sfaccettature di percorso di ricerca complesso che poggia le radici sulla rivoluzione di canoni e stereotipi legati al corpo del danzatore tanto quanto al linguaggio del movimento.
Fattoria Vittadini. Per la natura dinamica delle azioni della compagnia, e per avere creato a Milano e alla Fabbrica del Vapore un luogo di rilevanza nella geografia della danza contemporanea professionale internazionale, con uno sguardo all’accessibilità (anche con il Festival del Silenzio), al rinnovamento, alla professionalizzazione.


Teatro & Critica

a) La classe di Fabiana Iacozzilli
Per la capacità di coniugare la vicenda autobiografica con il meccanismo di finzione teatrale tipico del teatro di figura e con l’azione drammaturgica documentaristica. Il risultato è un costante movimento di approssimazione e allontanamento dal dato autobiografico, attraverso una continua vivificazione emotiva data dalla presenza della stessa regista, prima solo in voce off e poi fisicamente in scena.
b) Grandi Pianure. Michele Di Stefano per il Teatro di Roma.
Perché finalmente con il progetto curato da Michele Di Stefano la danza entra nel cartellone del teatro pubblico romano: dalla coreografia contemporanea italiana agli artisti internazionali. Un progetto che nella stagione 2019/2020 riesce nel proprio intento programmando spettacoli di danza anche al di fuori del consueto periodo estivo, permettendo così agli spettatori del Teatro India di confrontarsi tutto l’anno con i linguaggi del corpo.
c) Santarcangelo Festival
Continuativa, diversificata e trasversale: questi i caratteri della comunicazione di Santarcangelo Festival, la quale durante il triennio diretto da Lisa Gilardino e Eva Neklyaeva è stata pianificata all’insegna di un dialogo sinergico e articolato su distinte piattaforme, mantenendo un contatto con la comunità di riferimento e incuriosendo nuovi utenti e futuri spettatori. Storytelling complementare all’azione di direzione artistica e capace di comunicarne tanto l’idea di “party” intesa come momento in cui il pubblico si mescola con gli artisti in un’atmosfera di festa; che il carattere appeal di una programmazione di rottura rispetto al passato. Tone of voice leggero, colorato e smaliziato ma al contempo politicamente ricevente e militante, in grado di tracciare una visione d’insieme con altre realtà (quali Drodesera Festival, Short Theatre, Ipercorpo) e coinvolgere, anche nell’ambito della comunicazione, le generazioni più giovani di Santarcangelo, protagoniste del progetto Wash Up.
Compagnia Musella Mazzarelli. Da sempre affezionata a un lavoro di ideazione e costruzione di drammaturgia testuale, negli ultimi anni la compagnia Musella/Mazzarelli ha avviato un’indagine sempre più approfondita e acuta attorno a nuove possibili forme della narrazione nel contesto teatrale. Dimostrando una grande attenzione ai moduli del racconto propri dell’universo cinematografico e, ancor di più, di quello delle serie TV, Musella/Mazzarelli affrontano con coraggio queste nuove frontiere prima in Strategie Fatali e ora in Who Is the King?. Strutturando una scrittura complessa attorno a piani narrativi paralleli e/o antitetici, in questa “fabula aumentata” si incontrano ed entrano in reazione dimensioni spazio-temporali interne ed esterne alla pagina shakespeariana, alla ricerca di uno spiazzante disequilibrio percettivo che guida l’attenzione dello spettatore attraverso paradossi del continuum cronologico, specularità fisica negli attori e gestione calcolata dello spazio scenico e dei suoi ordini prossemici. Ci auguriamo che questa segnalazione possa supportare gli artisti nella prosecuzione della propria ricerca, forte di una creatività consapevole dell’immaginario contemporaneo e delle sue aporie.
Focus Cina/Fabbrica Europa. Presentato all’interno della XXVI edizione di Fabbrica Europa, Focus Cina. Corpo, ideologia, contemporaneità ha costituito una preziosa occasione di incontro transculturale fra artisti, pubblico e operatori. Curato da Fabrizio Massini, il Focus ha offerto una panoramica inedita sul paesaggio della danza nella Cina di oggi, distanziandosi dalle consuete proposte mainstream e concentrando l’attenzione su autori off e indipendenti. I cinque coreografi coinvolti – invitati non soltanto a presentare le proprie creazioni, ma a condurre workshop e laboratori – hanno condiviso pratiche e trasmesso saperi, contribuendo così a decostruire la percezione di una Cina monolitica, decolonizzando le aspettative dell’osservatore da qualsiasi cliché orientalista e interrogandone le convinzioni in tema di contemporaneità e ricerca artistica.


Theatron

a) C&C company
Per la capacità di sviluppare un linguaggio artistico indirizzato all’indagine fisica e drammaturgica, atto a trasmettere energie e creatività in modo diretto, limpido e reale e in stretta relazione con le urgenti tematiche sociali contemporanee.
b) Dominio Pubblico
Per il crescente impegno nella formazione del pubblico under 25 attraverso un progetto teso alla sperimentazione di percorsi di visione partecipata e allo sviluppo di nuove competenze nell’ambito della produzione, promozione e organizzazione di un festival multidisciplinare.
c) La nave degli incanti (Gommalacca Teatro)
Per aver fatto del teatro viaggiante uno strumento di rigenerazione urbana attraverso una macchina spettacolare di strada che ha messo in circolo i concetti d’identità e mutamento del territorio lucano e dei suoi abitanti contemporanei.
Nest (progetto Giovani O’Nest). Per aver fatto del teatro e della cultura un metodo per restituire dignità, speranza e lavoro, attraverso un difficile quanto indispensabile percorso di avvicinamento al mondo delle arti performative.







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