Forza critici! A che punto è il sondaggio sulla critica teatrale

Mentre il dibattito sulla critica infuria (e si avvicina il seminario sul giornalismo culturale di Rete Critica a Vicenza), la nostra inchiesta-sondaggio prosegue, grazie anche all’impegno di chi ci ha aiutato e ci sta aiutando a diffondere la notizia. E’ stata pubblicata anche sul sito della ANCT, e sta circolando (ma potete fare di più).

Vai direttamente al Critical Survey Italia e RISPONDI A TUTTE LE DOMANDE!!!

Ci siamo dati tempo fino a dicembre per completare questa fase, ma dai primi dati è già possibile trarre qualche prima provvisoria considerazione.
Per molti degli interessati non è una sorpresa, ma è bene sapere che tre critici teatrali su quattro lavorano senza essere pagati (per la precisione il 77,8%). Infatti quasi la metà (il 45%) dichiara di lavorare in un campo diverso dal teatro. Insomma, chi scrive di spettacolo in rete lo fa soprattutto per passione, per amore del teatro. Ed è difficile che la critica indipendente venga pagata (mentre uffici stampa e uffici marketing vengono pagati (magari poco) dai teatri.
Un secondo dato interessante: solo il 16% dei critici non si è occupato direttamente di teatro, sia dal punto di vista artistico (attori, registi, drammaturghi) sia dal punto di vista organizzativo. Qualcuno dedurrà che i critici sono teatranti mancati, qualcun altro si rallegrerà perché i critici conoscono i meccanismi creativi, produttivi e organizzativi per esperienza diretta.
Che calchino o no le scene, i critici amano la compagnia dei teatranti: solo un intervistato su 100 rifiuta il contatto con gli artisti (‘Non ne conosco né li frequenterei’).
Più problematico, per molti, il rapporto con i colleghi, e con la categoria. “una piccola lobby” “piccola, rissosa, saccente”, che “spesso finisce per essere autoreferenzale ed egocentrica”. Insomma una critica “troppo corporativa” e “poco qualificata”, “spesso servile e codarda, reticente e ipocrita. Vorrei leggere giudizi più netti, vorrei godere di scritture critiche che esprimano, accanto ad un giudizio argomentativamente e culturalmente solido, uno stile”. Per qualcuno è “a volte troppo schierata, troppo feudale. anche se si aggiorna lo fa male, cadendo nei favoritismi”. Insomma, a leggere alcuni pareri, non ha saputo aggiornare lo sguardo e gli strumenti: resta per esempio “troppo ancorata ai classici”.
Ma forse queste considerazioni si riferiscono al settore più tradizionale della categoria. Non mancano infatti considerazioni positive: “Leggo volentieri le recensioni dei ‘figli di un dio minore’, le trovo più interessanti, meno vendute, meglio costruite. Ma è una considerazione troppo spesso presa per un tentativo di portare acqua al proprio mulino … confido ancora nell’intelligenza”.
Ancora: “È un ambiente sano che ha reinventato una pratica, prima e meglio di altri ambienti più solidi, anche economicamente, ma anche più paludati. Dico grazie, dunque, ai miei colleghi per quello che fanno.”
Non mancano indicazioni di prospettiva: “La critica italiana deve necessariamente ringiovanirsi e lasciarsi alle spalle le vecchie impostazioni e imposizioni. Quindi, spero che il critico non faccia la fine della carta stampata, ma si rinnovi soprattutto a livello comunicativo (il web è il futuro, che ci piaccia o no) mantenendo qualità, professionalità e autorevolezza. E per farlo è necessario formare i nuovi futuri critici teatrali e soprattutto permettergli di esercitare come professione questa grande passione.”
In ogni caso, l’esortazione è chiara: “Svegliatevi, guardatevi intorno”. E qualcuno altro azzarda uno slogan: “Forza critici!

Scarica il pieghevole di Rete Critica a Vicenza.

Margherita Laera e Oliviero Ponte di Pino

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